LA SVEZIA CONTRO I CRIMINI DI GUERRA

Ergastolo all’iraniano Hamid Nouri

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Da diversi anni, i rapporti diplomatici tra Svezia e Iran sono ai minimi storici e l’ultima sentenza ne è l’ennesima testimonianza. In particolar modo, la legge del paese scandinavo permette al sistema giudiziario di processare cittadini anche non svedesi accusati di crimini di guerra: la giustizia di Stoccolma è particolarmente attenta al diritto internazionale, perché stabilisce le basi della convivialità nel mondo. In questo caso, è stato condannato all’ergastolo l’ex ufficiale Hamid Nouri, accusato di essere stato complice dell’uccisione di migliaia di prigionieri politici iraniani.

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La sentenza riapre le ferite di una storia intricata, che vede la stessa Svezia coinvolta in una posizione complessa. All’epoca dei fatti, in Iran furono torturati prigionieri e simpatizzanti del Mujahideen del Popolo (gruppo di opposizione al regime). A testimoniare gli orrori connessi a tali angherie è stato Iraj Mesdaghi, che in una radio svedese ha ricostruito i contatti con l’imputato: “Lo invitai ad una vacanza di lusso in Svezia, mostrandogli foto di belle ragazze”. L’ex ufficiale è caduto nel tranello e al suo arrivo a Stoccolma è stato prelevato dalle autorità. La risposta di Teheran non si è fatta attendere, scegliendo di censurare la sentenza svedese per evitare qualsiasi polemica interna. La tensione non scende e il ministro degli Affari esteri svedesi dichiara con grande apprensione: “Vi sconsiglio fortemente di andare in Iran, Paese che oggi censura la nostra sentenza”. Al momento non ci sono novità, se non la costante proclamazione di innocenza da parte di Nouri, che al momento, se la sentenza dovesse essere confermata, sarebbe il primo a scontare una pena per i crimini avvenuti nel carcere di Gohardasht.

La politica internazionale si divide, perché la questione è molto delicata. L’Iran versa in condizioni critiche sotto ogni punto di vista, e al tempo stesso i suoi oppositori sono tanti. La Svezia, dal canto suo, tende a mostrarsi solidale, accogliendo negli anni rifugiati o dissidenti di origine iraniana.

Giuseppe Capano

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