LA SPERANZA E LA MUSICA

Ernst Bloch: “Se non potesse deludere non sarebbe speranza”

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La speranza non è perciò un deus ex machina calato come ultima risorsa da un pensiero orfano di tutti gli assoluti eretti e minacciato del possibile annientamento connaturato alla nostra condizione contingente e finita.

cms_21093/b.jpgDobbiamo imparare a sperare e correre i rischi utopici che la speranza comporta. La speranza di Ernst Bloch non è fiducia: “Se non potesse deludere non sarebbe speranza”.

Nelle utopie artistiche, architettoniche, letterarie, politiche, religiose, noi siamo costantemente immersi in una vis conoscitiva che organizza i nostri sforzi di comprendere ciò che è, senza rassegnarci all’idea che esso sia l’ultima parola. In queste utopie l’uomo pensa davvero alla possibilità di un altrimenti, in cui il senso delle cose si illumina di nuova luce e viene ulteriormente fecondato ed arricchito.

In Bloch non si può limitare l’utopico a una sola dimensione, ai meri aspetti sociali e politici; il suo raggio è molto più ampio, vi è un’utopia anche estetica e filosofica, a partire dalle grandi opere dell’arte, del pensiero, della cultura. “Das Prinzip Hoffnung” vuole essere da questo punto di vista una sorta di enorme enciclopedia della speranza, dei desideri umani e sogni a occhi aperti, rintracciati nei vari campi del sapere, della vita pratica, dell’arte e della cultura, nei viaggi e nell’industria dei divertimenti, nella danza, nel mondo delle favole e del cinema, nel teatro, nell’architettura, nella geografia, nella medicina, nella pittura, nella poesia, nella musica.

cms_21093/11.jpgFin da “Geist der Utopie”, l’opera del 1918 rielaborata nel 1923 e nel 1964, la filosofia della musica dà voce all’enigma, apre lo spazio dell’ineffabile là dove si irrigidiscono altre forme di espressione e di linguaggio, dischiude l’orizzonte dell’‘utopia di noi stessi, dell’unica teurgia soggettiva (einzige subjective Theurgie).

L’ascolto autentico del suono consente la penetrazione nell’oscurità e nella latenza dell’Erlebnis, nell’attimo vissuto si apre la via d’accesso all’incontro con noi stessi, la Selbstbegegnung. Nulla tende più della musica alla Selbstbegegnung: voler trovare se stessi e fare i conti col nostro sé più profondo è fondamentale, volere un nuovo e più genuino incontro con se stessi è possibile e realizzabile.

cms_21093/00.jpgCome osservano Vera Bertolino e Francesco Coppellotti: “Il sé è tutto immediatamente presente nel suono ed al tempo stesso completamente latente. Luce nella tenebra che permane oscura, ‘silenzio che risuona’ - come dice Richard Wagner”. La tensione tra il suono come espressione immediata dell’interiorità e come apertura infinita alla mediazione dell’incontro con il sé, costituisce la radice profonda del carattere utopico dell’espressione musicale. Così finalmente comincia a risuonare l’attimo vissuto, raccolto in se stesso, attraverso la musica, arte miracolosa e trasparente, che supera il sepolcro e la fine di questo mondo e offre una prima approssimazione dell’immagine divina, nominando diversamente il nome di Dio, quel nome insieme perduto e mai trovato.

Il nesso tra la musica e l’umano utopico non può essere in Bloch più stretto: la musica non è la voce del destino, in essa non risuona solo il limite, il dolore e insieme la nobiltà dell’umano, l’amore, piuttosto essa è “l’arte della intensità fortissima, arrivata a cantare e a risuonare, dell’humanum utopico nel mondo” (PS, I, 21), “una teurgia che intende cantare, evocare l’essenza più simile all’uomo”. (PS, III, 1239)

Utopia come regnum venturum e absconditum, come patria del novum, speranza e apertura incessante verso le possibilità che maturano nel ‘non-ancora-divenuto’ latente nei processi storici: il progetto utopico riguarda tanto il piano della storia quanto quello della ricerca individuale di sé.

La musica è profetica ed utopica nella sua essenza, non ne possiamo fare a meno in quanto si identifica con il radicalmente creativo, ma non sappiamo ancora che cosa essa veramente significhi. La musica, la più utopica delle arti, sfida la morte, la più radicale anti-utopia.

Gabriella Bianco

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