LA SOTTILE TRAMA DEL POPULISMO SOCIAL

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L’evoluzione dell’homo technologicus segue un percorso che è iniziato dalla stampa a caratteri mobili. Da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di mezzi di comunicazione che hanno permesso agli individui di arrivare a una completa centralità all’interno dell’infosfera. In uno scenario occupato dall’invadenza comunicativo/esponenziale dei media digitali e, d’altra parte, da un’intransigenza comunicativa di utenti con approcci sempre più autoreferenziali e immediati, anche il mondo politico ha sussunto e interpretato un velocissimo processo di cosiddetta “mediatizzazione”. Le nuove forme di democrazia si conformano ai desideri di media sempre più centrali nella vita di ognuno e di un pubblico assetato di scontri, non solo verbali, all’interno di un’arena televisiva sempre più conformata al genere del realitytalk show.

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Il sistema dei media e il mondo della politica, seguendo il trend di un fenomeno dal successo assicurato, hanno stretto un un’interconnessione proficua basata su una campagna elettorale dai tratti permanenti e senza soluzione di continuità (permanent campaigning). È il segno della fine di un’epoca, cadenzato da un ciclo politico ordinario dato dalle scadenze elettorali, e l’inizio di un’accelerazione bulimico-comunicativa in cui le dinamiche dell’informazione politica assumono i connotati di spettacolarizzazione, polarizzazione e populismo mediatico.

cms_21189/2.jpgSi apre anche il capitolo, legato a un nuovo mondo informativo, di nuove figure professionali strettamente legate a un sistema di management mediatico-politico: spin doctoring e news management sono le figure ormai codificate e sistemiche di un apparato tecnico-produttivo delle notizie. Si è entrati da qualche decennio nell’epoca della comunicazione politica online, con figure politiche divenute celebrity alla pari di quelle del mondo patinato dello spettacolo e delle riviste, una tendenza che lo star system dei presentatori televisivi cavalcano facendo a gara per accaparrarsi l’ospite con il più alto appeal polemico-carismatico. Scomparse le regole di palinsesto della paleo televisione, oggi l’apparizione del politico può liberamente manifestarsi a ogni ora del giorno e della notte, in diretta o in registrata, sulle reti pubbliche come su quelle private. La presenza in tv dei soliti noti del panorama politico diventa in epoca di vita onlife, la naturale transumanza dal mondo dei social o dei blog ai salotti tv. È nella sfera digitale, ormai sempre più compenetrata in quella reale, che il marketing politico affina le sue armi di brandizzazione dell’uomo nuovo (!) prestato alla politica. Si fa avanti allora quella corrente a metà strada tra politica e antipolitica che cade sotto il nome di populismo, visione moralistica della politica come lo definisce Jan-Werner Muller nel suo libro What is Populism? un modo cioè di percepire il mondo politico in opposizione al popolo moralmente puro.

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È un’ideologia imperfetta per definizione ma che ben si attaglia al momento politico che viviamo. La presenza sui social diviene procedura di base nella contemporaneità di una corretta Social Media Strategy politica che voglia essere efficace nell’ascolto e nel monitoraggio continuo degli elettori di un determinato partito o movimento. Il leader perfetto sarà allora colui che saprà prestare attenzione e ascolto ai suoi follower (tassonomia che racchiude utenti, pubblico, seguaci, simpatizzanti, ecc.) attraverso una conversazione continua e ripetuta, necessaria alla strategia comunicativa che viaggia sulle corde dell’emotività. Linguaggio, istantaneità, sintesi, tendenze, sono le keyword sulle quali puntare per dare determinatezza nel creare la giusta consonanza espressiva in un rapporto tra leader ed elettore che passi da una condizione di verticalità a una di completa orizzontalità perché paritaria e reciproca. È la vittoria dell’industria del senso che grazie alla precedente opera di quella culturale nel ‘900, ha disseminato nel mondo opportunità e potere sconsiderato su base di massa creando ciò che Stefano Cristante ha definito “individuo valutatore”. Eccoci entrati in uno tsunami di atti social-comunicativi dove lo spazio della valutazione assurge a dominus e decreta la vittoria a man bassa della vecchia ma sempre attuale logica del profitto oggi sotto la maschera del Game, ma pur sempre pronta a forme estetiche nuove e proficue di investimento.

Andrea Alessandrino

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