LA SOTTILE ‘LINEA ROSSA’ TRA ISRAELE E GAZA

E Netanyhau lancia un ultimatum, preparando l’esercito a un intervento via terra

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L’esplosione di violenza registrata negli ultimi giorni nella Striscia di Gaza, riporta alla mente le immagini dell’intifada degli anni ottanta e duemila. Circa 200 i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, molti dei quali intercettati dal sistema di difesa Iron Dome; feroce la risposta dell’aviazione israeliana, con circa 140 obiettivi colpiti nella Striscia. Sarebbero almeno 20 le vittime palestinesi tra i civili, tra cui si contano 9 bambini, con l’aggiunta di circa 65 feriti. Quello che arriva da Netanyahu sembra essere un vero e proprio ultimatum nei confronti delle forze di Hamas che a suo dire hanno varcato una “linea rossa”. Non si esclude la possibilità che Israele dispieghi l’esercito per un intervento via terra. Una matrice importante del conflitto arabo-israeliano è la sua carica simbolica, inscritta in una molteplicità di fattori storici, culturali, religiosi, territoriali, identitari ed economici, di cui è intrisa una terra condivisa e considerata sacra da tre dei culti monoteisti maggioritari.

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Gerusalemme è l’emblema di questa difficile convivenza. L’escalation di tensioni, vissuta nel corso di queste giornate, è da riportare appunto all’attacco contro il quartiere storico di Gerusalemme Est, Sheikh Jarrah, che ad oggi accoglie stabilmente 250mila palestinesi; attacco che ha messo in discussione l’identità palestinese della Gerusalemme Est. Gli autori dell’agguato sarebbero un gruppo di nazionalisti israeliani, mossi da evidenti motivazioni ideologiche, che hanno cercato di riappropriarsi di quelle abitazioni appartenute agli ebrei prima del 1948, ai sensi di una legge che non riconoscerebbe al contrario alcuna tutela ai palestinesi insediati nell’area in seguito alla loro espulsione da Gerusalemme Ovest in medesima data. Il tema dello sfratto è un tema fortemente sentito nell’area, che si inserisce nella compagine di lunghe dispute legali, la quale si configura come un confronto ad armi impari con i potenti gruppi di coloni israeliani.

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Lo scorso novembre, un tribunale israeliano ha ratificato lo sfratto di 87 palestinesi dalla zona di Batan al-Hawa nel quartiere arabo di Silwan, a sud della moschea di Al-Aqsa, a favore del gruppo di coloni israeliani di Ateret Cohanim,che forte dei finanziamenti stranieri, ha citato in giudizio i palestinesi residenti del quartiere Batan al-Hawa, sostenendo che la terra era stata di proprietà degli ebrei yemeniti dal dominio ottomano fino all’epoca del mandato britannico, quando furono costretti a spostarsi. La sistematica mancanza di riconoscimento della legittimità Palestinese, da parte di un popolo, quello Israeliano, subentrato posteriormente attraverso una mera occupazione fisica dell’area, rende possibile trasporre le stesse conseguenze sperimentate a Sheikh Jarrah, su scala nazionale. Le tensioni sarebbero state alimentate a monte da vari fattori, tra cui la frustrazione dei palestinesi per l’annullamento delle elezioni politiche, che il presidente palestinese Abbas, aveva attribuito ad uno scarso coordinamento con le autorità israeliane, se non che per le limitazioni imposte ai palestinesi intenzionati a celebrare il mese sacro del Ramadan a Gerusalemme, disposte da uno Stato di Israele forte di una campagna vaccinale capillare sul suo territorio ma per niente inclusiva.

Federica Scippa

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