LA REGRESSIVITÀ DEL SISTEMA TRIBUTARIO USA-PARTE I

Nel libro di Saez e Zucman la descrizione di un paese plutocratico che trasferisce ricchezza dai poveri ai ricchi

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Il libro scritto da Emmanuel Saez e Gabriel Zucman intitolato “Il Trionfo dell’Ingiustizia. Come i Ricchi Evadono le Tasse e Come Fargliele Pagare” è stato pubblicato a Torino, dall’editore Einaudi, nel 2020. Il titolo originale dell’opera è “The Triumph of Injustice. How Rich Dodge Taxes and How to Make Them Pay”. Il libro è composto da una introduzione, da 9 capitoli ed una conclusione, oltre che ai ringraziamenti, alle note ed alla bibliografia per un totale di 220 pagine.

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Introduzione. Nell’introduzione gli autori mettono in evidenza i fatti di carattere politico-elettorale che hanno portato ad attirare l’attenzione sul tema delle imposte e tasse negli Usa e sulla loro sostanziale regressività. In modo particolare, vengono riportate delle dichiarazioni del presidente Trump: durante la campagna elettorale contro Clinton, il tycoon sostenne che il fatto che egli non avesse pagato le tasse avrebbe dovuto essere considerato come un elemento di furbizia fiscale. Gli autori sottolineano che nel cambiamento complessivo della politica fiscale statunitense si è giunti all’idea che sia giusto dispensare i ricchi dal pagare le tasse. Tuttavia, la riduzione del carico fiscale nei confronti dei ricchi e dei benestanti è in realtà stato il prodotto di lungo processo iniziato con il reaganismo. Infatti, negli USA per un lungo periodo di tempo, ovvero dal New Deal fino a circa gli anni 70-80, il prelievo fiscale è stato molto progressivo con tassi fino al 90% per i più ricchi. Tuttavia, i ricchi hanno maggiori facilità di evadere le tasse grazie alla concorrenza fiscale tra i paesi e alla presenza dei paradisi fiscali. Gli autori propongono il coordinamento internazionale dei sistemi fiscali per combattere l’evasione e l’elusione, rendendosi anche promotori di uno strumento algoritmico in grado di calcolare il carico fiscale negli USA per varie tipologie di contribuenti sulla base del fatto che vengano introdotte o ridotte le imposte sul reddito, patrimonio, consumi e successioni. Tuttavia, il macro-fenomeno messo in evidenza dagli autori consiste nella crescita della diseguaglianza negli Usa, dove l’1% dei più ricchi ha raddoppiato il proprio reddito a discapito delle classi meno agiate anche grazie alla riduzione delle imposte ed ai servizi efficienti prodotti dall’industria dell’evasione fiscale.

Capitolo Primo-Il Reddito e le Imposte negli Stati Uniti. Gli autori mettono in evidenza il fatto che, contrariamente a quanto molti osservatori sostengono, il sistema fiscale statunitense contemporaneo è caratterizzato da una certa regressività. Il reddito medio-pro capite negli USA è pari a circa 75.000,00 euro. Tuttavia, esso comprende sia coloro i quali hanno dei redditi molto elevati sia coloro che sono disoccupati. In realtà negli Usa circa 122 milioni di adulti hanno un reddito di 18.500 dollari. Il reddito dei lavoratori è molto basso. La classe media è praticamente assente. Tale gruppo, di 122 milioni di persone, viene contrapposto all’1% dei più ricchi, ovvero 2,4 milioni di persone, che hanno un reddito medio annuo di 1,5 milioni di dollari. Esiste un gioco a somma zero tra l’1% dei più ricchi ed il 50% dei più poveri. L’1% dei più ricchi ha incassato la parte del PIL che il 50% dei più poveri ha perduto. Nel 1978 l’1% dei più ricchi incassava circa l’11% del PIL mentre il 50% dei più poveri controllava il 20% del PIL. Nel 2018 la situazione è ribaltata: l’1% dei più ricchi controlla il 20% del PIL, mentre il 50% dei più poveri incassa circa il 13%.

Gli autori sottolineano che una parte rilevante di questa differenza è prodotta dal sistema tributario Usa, che è formalmente progressivo. Tuttavia, molte componenti attive del reddito sono esenti dalla base imponibile. Gli autori calcolano che la base imponibile è pari circa al 63% del reddito nazionale a seguito delle deduzioni, detrazioni e delle aree esenti.

Tuttavia, l’elemento essenziale della critica al sistema tributario americano consiste nel fatto che la maggior parte della popolazione USA versa una percentuale del proprio reddito compresa tra il 25 ed il 30%, mentre i più ricchi versano solo il 20%. Il sistema tributario statunitense è regressivo al vertice dei più ricchi. La regressività è anche acuita dal fatto che negli USA non esiste una imposta sul valore aggiunto tipo IVA in Europa. Al suo posto sono state introdotte imposte sui consumi che hanno un andamento tendenzialmente regressivo. Inoltre, i ricchi pagano poche tasse anche perché riescono a far passare i propri redditi come redditi delle società ottenendo dei significativi vantaggi fiscali. Nella realtà gli Usa sono stati trasformati in una plutocrazia. In modo particolare, i 400 americani più ricchi versano delle imposte inferiori rispetto al 50% degli americani più poveri.

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Capitolo Secondo-Da Boston A Richmond. Nella realtà il sistema tributario USA non è sempre stato regressivo, anzi: per un lungo periodo, tra il 1930 ed il 1980, l’imposta sul reddito ha avuto un valore medio di circa il 78% con una punta del 91% negli anni 50-60. I più ricchi versavano sui trasferimenti patrimoniali fino all’80%. Tuttavia, queste imposte erano solo formali. Nella realtà esistevano delle scappatoie fiscali che consentivano di celare delle risorse al fisco. Gli autori ripercorrono la storia fiscale degli Usa dal XVII secolo fino all’introduzione delle imposte progressive, che per un lungo periodo vennero considerate come anti-costituzionali. Soltanto agli inizi del ‘900 l’imposta progressiva sul reddito venne introdotta conformemente ai nuovi poteri riconosciuti al governo e parlamento USA. Lentamente vennero così stabilite imposte rilevanti su redditi e patrimoni. Tra il 1940 ed il 1970 le imposte sul reddito dei più ricchi erano pari a circa il 90%. Tra il 1940 ed il 1980 le imposte di successione erano intorno al 75%. Durante la Seconda guerra mondiale l’aliquota sui redditi più alti arrivò al 100%. Tali imposte così rilevanti erano motivate dalla politica del New Deal di Roosvelt. L’obiettivo non era quello di fare cassa, quanto piuttosto la lotta alla diseguaglianza sociale. Il risultato ottenuto fu rilevante, in quanto la diseguaglianza negli USA venne ridotta significativamente tra il 1940 ed il 1980 grazie all’imposta progressiva.

Angelo Leogrande

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