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BGeek 2019: il successo di un viaggio “incredibilmente straordinario” tra arte, scuola e immaginazione

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Il BGeek, ormai cult tra gli eventi baresi, è arrivato quest’anno alla sua ottava edizione. La nutrita partecipazione al festival ha confermato nuovamente la sua crescita. Sul sito del festival si può leggere: “Se durante la prima edizione, quella del 2012, eravamo in 4000, durante l’edizione 2018 (la prima nella nuova location della Fiera del Levante) abbiamo registrato più di 20.000 presenze per più di 150 eventi in tre giorni. La crescita esponenziale dell’affetto e dell’interesse del pubblico verso la nostra proposta, ci ha spinto a spiccare un salto ancora più alto e, quest’anno, il BGeek diventa “il Festival dell’Immaginazione”. Con la direzione artistica dell’affermato traduttore e sceneggiatore di cinema e fumetti Leonardo Rizzi, siamo pronti ad affrontare una nuova sfida e a rendere Bari la ‘capitale della fantasia’”. E in effetti, visitatori, curiosi ed appassionati che vanno dalla prima infanzia fino alla tarda adolescenza (e, perché no, anche all’età adulta) si sono, anche quest’anno, sbizzarriti tra magliette stravaganti, cosplay e chi più ne ha più ne metta.

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Nel nuovo padiglione della fiera si sono concentrati un gran numero di visitatori, attratti dai numerosi stand, dove erano esposti e venduti fumetti, magliette e accessori vari. Anche per gli appassionati di giochi da tavolo non mancavano gli spazi: dalle lamincards di “Dragonball”, passando per “Yu-gi-oh!” e tanti altri, si sono susseguite numerose sfide. C’erano poi degli stand dedicati alle rievocazioni della storia medievale, che attiravano inevitabilmente l’attenzione dei passanti.

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L’atmosfera del BGeek, in effetti, è difficilmente riproducibile in altre situazioni. Una volta entrati nel padiglione, sembra di trovarsi dentro una via di mezzo tra il Carnevale (e che non si pensi che questa sia una cosa negativa) ed il mondo della fantascienza. Tutti possono vestirsi nelle maniere più stravaganti senza porsi il problema del giudizio altrui, e si vive la particolarissima sensazione di poter tornare bambini, almeno per qualche ora, tra un fumetto manga, una storia di supereroi e persino una lezione sull’utilizzo delle spade laser!

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Ovviamente, una delle attrazioni più gettonate era quella videoludica, con la possibilità di provare un’esperienza di Virtual Reality e svariati tornei a premi, dedicati ai più celebri titoli: Fifa, Tekken, Pokèmon, Fortnite… Per giocare, si sono formate anche code piuttosto lunghe. In un luogo così pieno di travestimenti, non poteva mancare un concorso per cosplayer, che ha avuto luogo nel “Palko”, all’esterno del padiglione.

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Molto interessanti le conferenze che si sono tenute ad ogni ora nella zona “Vulcano”. Tra le tante, se ne sono distinte due. La prima, dedicata al Marvel Cinematic Universe, che ha recentemente terminato un ciclo durato 10 anni con “Avengers: Endgame”, lasciando un ricordo indelebile nella mente dei milioni di fan sparsi in tutto il mondo, è stata tenuta dai relatori Pinto e Caldarola, che sottolineavano il metodo rivoluzionario scelto dalla Marvel nella produzione dei suoi cinecomics. Infatti, all’ingaggio di attori di caratura internazionale come Robert Downey Jr., Tom Hiddlestone, Chris Hemsworth e molti altri, è stranamente corrisposta la scelta di registi semi-esordienti: ciò che era fondamentale erano quindi le storie, spesso imposte dalla produzione, alle quali il regista doveva attenersi in maniera quasi scrupolosa. Importante, inoltre, il bilanciamento tra dramma, azione e comicità che si è susseguito nel corso degli oltre 20 film della saga. In ogni caso, la relazione di Pinto e Caldarola non era apologetica, in quanto i due non hanno certo risparmiato critiche all’opera del MCU.

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La seconda conferenza, condotta da Carlotta Susca e Elisabetta di Minico, presentava il libro di quest’ultima, “Il Futuro in Bilico”, risultato di una tesi di dottorato incentrata sulla distopia politica al cinema e nelle serie. Di Minico e Susca hanno spiegato come la distopia non crei situazioni inventate dal nulla, bensì “teatralizzi” problemi reali. Ad esempio in District 9, dove gli alieni respinti dalla società non sono altro che la metafora degli immigrati nel mondo moderno. Un simile rifiuto dell’alterità vi è anche nei più famosi film e fumetti degli X-Men, dove i supereroi-mutanti, costretti a nascondersi per non essere eliminati e torturati, incarnano ogni possibile diversità, rifiutata e criminalizzata ingiustamente. Questo annientamento dell’io, delle emozioni, delle capacità critiche e di dissenso, unito a rigide gerarchie e propaganda ed al controllo continuo sulla vita privata, non è, continuano le relatrici, una caratteristica unicamente orwelliana. È presente infatti anche in serie TV e libri celebri come “Westworld” e “The Handmaid’s Tale”, il libro di Margaret Atwood recentemente trasposto in una serie TV che è divenuta il simbolo delle lotte contro la negazione dei diritti delle donne in Stati Uniti.

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Ma la grande attrazione del BGeek era sicuramente la presenza di uno degli illustratori e fumettisti più prestigiosi e influenti al mondo: Dave McKean. Il sito ufficiale del festival lo presenta in maniera eloquente: “Il suo immaginario onirico ha permeato le pagine di romanzi grafici e testuali e ha fatto da base a miriade di concept visivi di film (come per esempio Harry Potter) e serie televisive, oltre a creare centinaia di leggendarie copertine di CD. Il talento di McKean si manifesta sulla carta con una varietà impressionante di stili diversi: disegni, pittura, scultura, effetti digitali, in una miscela che ha rivoluzionato la scena artistica e lo ha reso uno degli illustratori più determinanti degli ultimi venticinque anni”. Il 31 maggio, McKean ha anche concesso ai fan un incontro, moderato da Leonardo Rizzi, al Museo Civico di Bari (definito “un palazzo fantastico” da McKean), dove ha raccontato sé stesso e la sua visione dell’arte e del mondo. “Il BGeek è straordinario”, è stata la prima cosa affermata dal fumettista appena presa la parola. “Sono molto interessato a come funziona la mente, l’immaginario che ci fa vedere il mondo con gli occhi di un altro. Facendo vedere il mio punto di vista sul mondo trovo un ‘accordo’ con coloro che la vedono diversamente da me”, ha poi continuato. “Amo fare film, teatro, fotografia, musica, ma continuo a fare fumetti, perché essi ti danno la stessa intimità di un romanzo, dove io, scrittore, entro nella tua testa mentre leggi da solo nella tua stanza e cerchi di immaginare. Questo è incredibilmente straordinario”, così Dave McKean si è presentato al pubblico barese. E sulla “incredibile straordinarietà” di questo evento, divenuto oramai per tutti gli appassionati del Fantasy, e del mondo ludico in genere, un appuntamento annuale da non perdere, l’InternationalwebPost ha avuto anche in questa edizione la possibilità di documentarne il successo di pubblico e di critica.

Giulio Negri

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