LA PREFAZIONE

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cms_26877/1v.jpgLa prefazione (dal sostantivo latino praefatioonis e dal relativoverbo praefari “premettere, dire prima”) è una dichiarazione più o meno breve che si premette a un libro allo scopo di presentare l’opera ai lettori, chiarirne gli scopi, i metodi, i motivi che ne hanno suggerito la pubblicazione e, infine, ma non per ordine di importanza, per creare un collegamento empatico tra libro e gli stessi, quindi la prefazione, più della stessa copertina, in teoria dovrebbe essere lo strumento migliore di promozione del testo e dell’autore.

cms_26877/2_1658459861.jpgNon a caso uso il condizionale, infatti non tutte le prefazioni sono idonee a perseguire codeste finalità, come del resto non tutte le copertine. In un mondo di editoria selvaggia di cui siamo sommersi, mi capita sovente di leggere libri mediocri che hanno per prefazione macchinose ed elaborate elucubrazioni letterarie volte, molto spesso, a focalizzare l’attenzione sullo status symbol del prefatore e che, comunque, apparendo come, lingua sanscrita, produrrà solo note stonate al relativo libro, e non diventerà il valore aggiunto dello stesso. Di solito sono quest’ultime sono quasi tutte a pagamento ed ecco che per il povero autore, oltre alla beffa anche l’irrimediabile danno. Talvolta, al contrario, ho trovato vere e proprie opere d’arte senza prefazione o corredate da prefazioni che non davano giustizia allo stesso libro: molte di queste devo dire, che erano state scritte dallo stesso autore. Vero è che la prefazione a un testo può essere scritta da chiunque (editore, autore o da terzi), ma, nella stessa misura, è verità scolpita nella roccia che la stessa per essere decorosa, funzionale e soprattutto utile al libro, debba essere “costruita” secondo determinate regole e specifici canoni.

Vediamo quali sono:

- regola numero 1 (almeno lo è per me): conoscenza diretta dell’autore e di parte della sua produzione;

- regola numero 2: affinché sia utile stabilire la credibilità, l’importanza del libro e dell’autore, sarebbe buona cosa che la prefazione fosse “allograva”, ovvero scritta da soggetti terzi e, preferibilmente, noti (a ciò io aggiungo anche l’aggettivo: capaci);

- regola numero 3: raccontare, in primo luogo, il modo in cui è nato il primo contatto con l’autore/autrice del libro;

- regola numero 4: dare sempre e comunque una contestualizzazione al problema che il libro in oggetto aiuta a risolvere. A riprova delle affermazioni usate bisogna sempre fornire dati e statistiche oppure raccontare esperienze personali veritiere e, soprattutto, credibili;.

- regola numero 5: esporre alcune credenziali relative all’autore o all’autrice non sarebbe male: la sua professione, le competenze, le attività di volontariato… tutto quanto possa avvalorare la sua credibilità nel campo d’interesse del testo;

- regola numero 6: nel caso in cui l’autore/autrice abbia ottenuto risultati concreti, menzionare solo le più importanti. Per esempio, il libro è un manuale di cucina, e chi lo ha scritto ha già trasmesso alcuni trucchi ai suoi amici, i quali hanno messo in piedi una piccola attività di ristorazione? Questo + un fatto che da concretezza perché è senz’altro rilevante ed utile;

- regola numero 6: specificare esempi concreti di quel che i lettori potrebbero trovare di utile nel testo. Leggerlo fornirà loro strumenti utili a migliorare le loro vite? Spiega come e perché.

Quelle elencate, secondo il mio modestissimo punto di vista, sono le regole principali da osservare, ma nel caso in cui decidiate di scrivere una prefazione professionale e utile alle vendite del libro. Poi il tutto si può sempre arricchire nei modi più variegati. Io, tanto per fare un esempio, molto spesso, all’inizio, all’interno o alla fine della prefazione metto a corredo citazioni, aneddoti personali e di altri, senz’altro utili per arpionare l’attenzione del lettore. Inoltre è sempre “cosa buona e giusta” fornire anche alcune informazioni a supporto della tua credibilità personale nella materia della quale il libro si occupa, oppure dettagli personali, come ad esempio il fatto che si è potuto mettere in pratica alcuni suggerimenti che dà il libro dal quale sono stati tratti benefici.

cms_26877/3.jpgE se il tutto è “cesellato” dall’ utilizzo di un tono colloquiale, utile ad “avvicinare” il lettore al libro, beh… allora il gioco è fatto. A proposito di aforismi e citazioni non dimentichiamo che Catone il censore scriveva: “Rem tene et verba sequentur (tieni in pugno l’argomento e le parole verranno da sole)”. Quindi più chiaro è l’argomento della prefazione, più le parole giungeranno da sé. Inutile precisare quanto la chiarezza (in base al contesto del libro) dipenda osmoticamente dalla conoscenza delle lettere, della saggistica, della filosofia, della storia, delle scienze, delle tecniche e, soprattutto, della lingua italiana (come nel nostro caso). Adesso scommetto che molti di voi autori andrete a rileggere la prefazione al vostro ultimo testo per verificare se sono state rispettate le sei regole di cui sopra, ma priva di farlo lasciate che vi ricordi la regola numero 7 : ogni tanto bisogna anche trasgredire alle regole e, soprattutto, non esiste una prefazione perfetta, e a tal proposito concludo con un aforisma molto bello di Raymond Carver che dice pressappoco così:

cms_26877/4.jpg“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, creature di sangue caldo e nervi, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita… Sempre e solo la vita”.

Antonello Di Carlo

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