LA POLONIA PER L’UNIONE EUROPEA

Manifestazioni in piazza a Varsavia e in oltre trenta città

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La Polonia si schiera dalla parte dell’Unione Europea. E a Varsavia lo dimostrano con l’unione simbolica delle due bandiere, che hanno sfilato congiunte nel corteo che da ieri pomeriggio sta canalizzando tutta l’attenzione del paese slavo. A suon di “io resto nell’Unione Europea” i polacchi gridano il loro profondo disappunto contro la legge della Corte Costituzionale: nella giornata di giovedì della scorsa settimana era stato stabilito dall’organo che le leggi polacche avessero maggior peso specifico e giuridico rispetto a quelle della comunità internazionale sullo stesso suolo. Tale sentenza aveva fatto scattare sull’attenti quasi l’intera unione, visto che andava contro uno dei principi fondamentali dell’UE stessa e ha soltanto contribuito a incrinare ancor di più i già labili rapporti tra Bruxelles e il governo ultraconversatore di Varsavia. I più, in maniera tutto sommato legittima, hanno paventato una in verità improbabile “Polexit”, ovvero un abbandono nella coalizione europea.

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Ovviamente la stessa Polonia non è stata a guardare e aveva presentato ricorso al Tribunale Costituzionale tramite il suo primo ministro Mateusz Morawiecki: “il ruolo dell’UE è sostenere lo sviluppo dei Paesi, non di imporre idee contrarie alla loro storia e identità nonché soluzioni legali incompatibili con il loro ordinamento giuridico”, asserendo in aggiunta che “dobbiamo proteggere le differenze delle comunità nazionali, perché da queste diversità dipende la forza del nostro continente”. La comunità di Varsavia e di tutte le altre città polacche si schiera apertamente contro la deriva sovranista che la Polonia rischia di prendere. “Vogliamo una Polonia indipendente, europea, democratica, rispettosa della legge e giusta– afferma Donald Tusk, ex presidente del Consiglio Europeo – questi principi sono oggi schiacciati da un potere privo di coscienza e moralità”.

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Oltre Varsavia, dunque, le manifestazioni si sono svolte tra le altre a Cracovia, Breslavia, Poznan e Kalisz. “Mi rivolgo a tutti coloro che vogliono difendere la Polonia europea e li invito a venire alla piazza del Castello, a Varsavia, domenica alle 18 – aveva scritto Tusk su Twitter tre giorni fa – solo insieme possiamo fermarli”. Detto, fatto. “Non c’è ora cosa più importante che difendere la Polonia in Europa”. Le sue parole hanno avuto l’effetto di svegliare anche i politici polacchi: il sindaco della capitale Rafal Trzaskowski ha invitato la popolazione a “restare polacca ma allo stesso tempo europea”. L’ultimo atto di questa intricata vicenda aveva visto Morawiecki chiedere la revisione dell’ultima legge internazionale dopo che la Corte di giustizia europea, nel mese di marzo, aveva sentenziato che i nuovi regolamenti della Polonia violassero il diritto della Comunità in quanto lesivi dell’autonomia regolamentare e dell’indipendenza giuridica dei magistrati dell’UE. E si può star certi che non è finita qui.

Francesco Bulzis

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