LA PAGINA DELLA CULTURA NEI DIALETTI ITALIANI - XIX^

Aspettando il Natale in… Sicilia

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La bellezza naturale della Sicilia e le sue tradizioni secolari conferiscono una magia particolare allo all’atmosfera natalizia. Ogni luogo dell’isola, fedele custode di antiche usanze, assume un fascino unico con luci, decori e sapori del tutto speciali.

Le Novene

Come in ogni festa, forse sono più significativi i preparativi. La tradizione natalizia in Sicilia viene sempre supportata dalla musica che accompagna le celebrazioni della festa: " le Novene". Le Novene rappresentano in Sicilia non solo religiosità e fede ma anche l’occasione per stare insieme, fare festa in chiesa, per le strade in piazza.

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Sono un canto narrativo suddiviso in 9 parti che narrano le vicende della Natività venivano eseguite nelle nove sere che precedono il Natale, ad opera di un gruppo di musicanti che suonavano davanti ad edicole sacre addobbate con frutta, alloro ed asparago ed eseguendo un vario e suggestivo repertorio commissionato da devoti che alla fine offrivano cibo e bevande a loro ed ai presenti.

In Sicilia anticamente in questo periodo si era soliti accendere dei falò e le note delle Zampogne e "Ciaramedde" (strumenti a fiato) eseguivano la Novena davanti a piccoli altari dove veniva allestito il presepe. Tutte le piccole comunità si adoperavano alla preparazione dei presepi che venivano sistemati alla base delle piccole "Edicole" votive già esistenti, sparse nel paese. Gli addobbi propiziatori erano ricchi di ramoscelli di agrifoglio , pungitopo, arance limoni mandarini e quant’altro potesse rappresentare l’abbondanza e allontanare lo spettro della carestia. Le Novene natalizie celebrano i nove giorni che precedono la nascita di Gesù Bambino e ancora oggi nelle piccole località da 16 al 24 dicembre davanti alle "Cone" (icone) del paese, il gruppo di zampognari esegue canti natalizi con l’offerta di cibo e dolci in segno di devozione.

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La Novena da Madonna, a Novena di Natali, l’Ottava dell’Epifania, della Natività, dall’Annunciazione alla Nascita, alla fuga in Egitto ed il Triduo (triinu), che conclude i tre giorni dal 3 al 5 gennaio, sono alcuni degli antichi canti proposti nelle novene; i brani più richiesti e commissionati dai devoti sono Lu viaggiu dulurusu (lu caminu di San Giuseppi), A la notti di Natali, Ninu Ninu lu picuraru, Li tri re, Dinghi dinghi la campanedda, la Sarvi Regina di Natali, e melodie strumentali come le Pasturali che sono l’esito di scambi tra la musica dotta e quella popolare; i Ballitti concludono le Novene. Temi ricorrenti sono l’adorazione dei pastori, le ninna nanne al Bambino.

Anche Verga descrisse questo rito ne " I Malavoglia":- Come s’avvivinava la Novena di natale, i Malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di Mastro Turiddu Zuppiddu. Intanto il paese intero si metteva in festa; in ogni casa si ornavano di frasche e di arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci.". Le Novene siciliane più caratteristiche sono a Longi provincia di Messina, Monreale e Licata.

In Sicilia l’arte presepiale risente molto degli influssi della scuola napoletana relativamente all’ambientazione. Ciò lo si riscontra nella riproduzione di scene di vita quotidiana in paesi e con personaggi isolani, talvolta nella tecnica di realizzazione dei personaggi utilizzando manichini in legno e fil di ferro con vesti di stoffa. Ciò nonostante, in quattro aree territoriali (Palermo, Siracusa, Trapani e Caltagirone) si è sviluppato un artigianato presepiale fortemente caratterizzato.

A Palermo e nel siracusano, dove l’apicultura è molto diffusa, fin dal ‘600 si usava la cera per plasmare statuine di Gesù Bambino e poi interi presepi. In quest’arte si distinguevano i cosiddetti bambinai che operavano a Palermo nella zona della chiesa di San Domenico tra il ‘600 e il ‘700; tra loro un caposcuola fu Giulio Gaetano Zumbo del quale si può ammirare un presepe al Victoria and Albert Museum di Londra, Giovanni Rosselli ricordato da una sua opera al Museo Regionale di Messina nonché Anna Fortino, Giacomo Serpotta e Anna La Farina. I Bambinelli erano di fattura raffinata, impreziositi da accessori d’oro e d’argento, ieratici nell’espressione e rappresentati con una croce in mano.

Nel ‘800 divennero rinomati i cerari siracusani che producevano presepi interi o Bambinelli dall’espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole). Noti cerari furono Fra’ Ignazio Macca, del quale si conservano alcuni presepi nell’eremo di San Corrado a Noto e nel Museo Bellomo di Siracusa e Mariano Cormaci ricordato dal presepe in cera a grandezza naturale nella grotta di Acireale. Incantevole è anche il presepe conservato nel palazzo Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei monti iblei.

A Trapani per la fattura dei presepi si utilizzavano materiali nobili come il corallo, da solo, come in epoca rinascimentale, o insieme all’avorio, alla madreperla, all’osso, all’alabastro e alle conchiglie, nel periodo barocco e rococò, quando alla composizione centrale della Natività facevano corona architetture in stile d’epoca dove si rappresentavano scene fantasiose e simboliche. Splendidi esemplari quelli esposti ai musei Pepoli di Trapani e Cordici di Erice.

A Caltagirone, città produttrice di ceramiche fin dal ‘500, i presepi venivano realizzati in terracotta e rappresentavano come cornice alla Natività, scene di vita contadina e pastorale animate da personaggi tipici come il pastore che dorme, lo zampognaro, il venditore di ricotta o il cacciatore.

La migliore produzione qualitativa di presepi in terracotta policroma si ebbe tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 con la bottega dei fratelli Bongiovanni, Giuseppe e Giacomo e con il nipote Giuseppe Vaccaro, eccellente artista.

Già agli inizi del ‘700 operavano artigiani rinomati come i santari Branciforti e Margioglio che contribuirono a fare di Caltagirone la “Città del Presepe”.

Nell’intero territorio isolano ebbe grande diffusione a partire dal ‘600, il Presepe costruito con la tecnica usata nella produzione di statue d’altare: statuine in legno rivestite di stoffe immerse in un bagno di colla per renderle rigide e dai colori brillanti. Tra i più noti presepisti del genere il caposcuola Salvatore Matera, il Nolfo, il Ciotta, i Pisciotta e i Tipa.

I Presepi viventi

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A Custonaci, in provincia di Trapani, viene allestito anche il più antico presepe vivente siciliano presso la grotta Mangiapane di Scurati dove i figuranti si inseriscono nelle ambientazioni tipiche del presepe come fosse un grande teatro all’aperto. Notevoli sono anche il presepe vivente di Gangi, in provincia di Palermo,; il presepe vivente di Ispica, in provincia di Ragusa, che si avvale delle suggestive atmosfere delle cave rocciose con abitazioni preistoriche; il presepe vivente Verghiano, che si svolge a Vizzini, in provincia di Catania, all’interno della realtà verghiana dove vivono i vari personaggi della Cavalleria Rusticana, La Lupa, L’Amante di Gramigna, Storia di una Capinera, Nedda, Mazzarò, I Malavoglia, Jeli il Pastore.

Nella vicina Erice invece si organizza la gara degli zampognari che finite le Novene subito dopo il 25 dicembre si esibiscono nella manifestazione popolare "la Zampogna d’oro".

’Sono occasione di aggregazione molto belli che ci riportano a valori antichi quando le nonne a mezzanotte, portavavano i bambini in chiesa per farli assistere alla nascita "du Bambineddu". L’altare della chiesa era coperto completamente da una stoffa leggera di raso azzurro ricoperta di stelle dorate cucite a mano dalle volontarie della parrocchia. A mezzanotte U velo carìa, il velo cadeva e, agli occhi stupiti dei bambini, appariva Gesù.

In diversi paesi, vengono accesi falò per quadiari lu Bammineddu. A Monreale, diverse coppie di zampognari (ciaramiddari) si esibiscono la mattina e la sera, dall’Immacolata all’Epifania con la zampogna ” a chiave”, o a Licata con quella “a paio” con il sostegno ritmico del cimmulu (cerchietto) munito di piattini e sonagli.

Tutte le piccole comunità si adoperavano alla preparazione dei presepi ce venivano sistemati alla base delle piccole "Edicole" votive già esistenti, sparse nel paese. Gli addobbi propiziatori erano ricchi di ramoscelli di agrifoglio , pungitopo, arance limoni mandarini e quant’altro potesse rappresentare l’abbondanza e allontanare lo spettro della carestia.

La nascita du bambineddu

E’ la poesia dialettale che continua a far parte dei ricordi della fanciullezza dei siciliani.

La nascita du bambineddu

Quannu nta lu munnu

si sparsi la nutizia

c’ avia nascitu lu Bambineddu,

nta la rutta e dintra na manciatura,

lu picuraru, la lavannara, lu lignamaru,

e tutti libuoni genti si parteru pi purtarci quarchi cosa.

Lu picuraru ci purtau na fascedda china di ricotta.

La lavannara li panni e li fasci e lu lignamaru un mazzu di ligna.

Tutti si parteru. E si parteru puru li tri Re di l’ oriorenti

chi foru portati nta la grutta di la stidda

chi c’ insignava lu caminu.

Li tre Re purtaru unu oro, l’ a utru incenzu e l’ autru mirra.

E dopu chi dettiru a la Marunna tutti ddi cose,

foru sempre felici e cuntenti.

(traduzione)

La nascita del Bambinello

Nel momento in cui in tutto il mondo

cominciò a spargersi la notizia,

che era nato il Bambino Gesù,

in una grotta e dentro ad una mangiatoia

si fecero strada i fedeli:

il pecoraio, la lavandaia, il falegname

e tutte le brave persone che sono partite

per portargli qualcosa.

Il pecoraio ha portato un contenitore carico di ricotta fresca.

La lavandaia i panni e il falegname un pò di legna.

Tutti si sono avviati.

Si sono avviati pure i tre Re dell’Oriente

che furono portati nella grotta dalla Stella

che segnava loro il cammino.

I tre re portarono uno l’oro, l’altro l’incenso e il terzo la mirra.

Dopo che ebbero dato alla Madonna tutte le loro cose,

furono per sempre felici e contenti.

Natale in famiglia

Sarà per l’estrema vicinanza all’Africa, sarà per il vulcano ,“iddu” come lo chiamano a Stromboli, colui che domina e decide le sorti degli isolani ogni giorno. Sarà per questa influenza ma sta di fatto che la cucina siciliana è piccante, salmastra, dai sapori decisi che profumano di storia e tradizione. Così, le tavole, ricche di ogni tipo di leccornie, ingolosiscono i commensali. Pasta con le sarde, sarde a beccafico (ripiene di mollica, pinoli, bucce di arancia, foglie di alloro e uva passa), insalata di aringhe e arance, carne con pancetta coppata con contorno di sparaceddi ovvero i broccoletti, e caponata. Alle specialità salate seguono quelle dolci: mustazzoli (a base di mandorle, cannella e chiodi di garofano), dolci di carne (vitello tritato finemente, mandorle abbrustolite, cioccolato fondente, cannella e chiare d’uovo) e cubbàita (torrone di miele con nocciole e mandorle o pistacchi).

In Sicilia ogni paese ha la sua pietanza tipica preparata apposta nelle ricorrenze e il dolce è quello in cui si esprime al meglio, nel web ormai se ne trovano a milioni ma è nei conventi e nelle famiglie contadine che nascono le ricette più rappresentative. I dolci sono il frutto di lunghe elaborazioni che riportano al sole di agosto quando si preparano le conserve per l’inverno, si mettono a seccare i fichi e si raccolgono le mandorle, ingredienti fondamentali per alcuni dolci natalizi e non solo. Infatti caratterizzano il Natale i frutti Martorana, antichissima lavorazione nata nel monastero della Martorana a Palermo, dove le monache benedettine confezionavano i frutti di pasta reale fatta con ottime mandorle.

Ossa di morto

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I pupi di zucchero e le ossa di morto o crozze ri morti venivano preparati già ad ottobre per regalarli ai bambini il giorno dei morti. Con questo dolce si inzia il cammino culinario verso il 13 dicembre giorno di santa Lucia in cui si prepara la cuccìa, che prima di diventare un dolce era una semplice minestra di grano bollito. Nato per festeggiare la fine della carestia a Palermo nel 1646 e dopo a Siracusa nel 1763 per intercessione della Santa, oggi si prepara come una pietanza dolce a base di grano ceci e ricotta il tutto accompagnato dal mosto cotto. Per devozione alla Santa non si mangia il pane ma il grano che sottoforma di seme è propiziatorio. La stagione invernale fredda e buia che và incontro alla stagione successiva più feconda e luminosa.

Buccellato

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A Natale sulla tavola non può mancare il Buccellato ovvero Cucciddatu (ecco dove finiscono i fichi curati al sole d’agosto!). La sottile sfoglia di pasta frolla li racchiude macinati e aromatizzati di spezie bucce d’arancia e mandorle, una squisita ciambella da cui possono scaturire anche i piccoli cuddureddi , rametti fatti con gli stessi ingredienti. Anche in cucina accanto al re ci vuole la regina : la Cassata . Un trionfo di ricotta lavorata sapientemente con zucchero vaniglia e gocce di cioccolato di Modica che viene racchiusa in una base di pan di spagna e pasta reale, il tutto ricoperto da un velo di glassa bianca guarnito da confettini e frutta candita.

Cannoli

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Insomma i preparativi per il banchetto Natalizio sono un’impresa non da poco che compendia anche il dolce più famoso nel mondo: il Cannolo che grazie all’intraprendenza di tre studenti ennesi è riuscito ad arrivare anche nello spazio a 30.000 metri di altezza!

Le riunioni familiari a tavola proseguivano per ore con i tradizionali giochi di carte natalizi come “Ti Vitti” (ti ho visto) e “Zicchinedda” (lanzichenecco) reso celebre dal “Giorno della Civetta” di Leonardo Sciascia e dalla sua trasposizione cinematografica. A’ Zicchinedda è un antico gioco di carte che la leggenda vuole sia stato inventato dai lanzichenecchi nel sedicesimo secolo; originariamente era accessibile solo agli uomini, mentre oggi sono ammesse ovviamente anche le donne ed ogni partita si conclude tra le risate e l’entusiasmo generale quando il banco paga i vincitori.

(Ringrazio l’amica Francesca Sanpaolo per le notizie relative alle tradizioni e, in particolare, per quelle relative all’arte culinaria.)

Antonella Giordano

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