LA PAGINA DELLA CULTURA NEI DIALETTI ITALIANI - I^

Aspettando Natale in… Valle d’Aosta

Aspettando_Natale___Valle_d_Aosta-5_12_20_R1_ITALIA_MERAVIGLIOSA.jpg

cms_20216/1.jpg

Cattedrale di S. Maria Assunta

L’avvento del Natale in Valle d’Aosta possiede ancora oggi un alto contenuto di spiritualità incentrato nel rito di costruzione del presepe. Sin dal XV secolo il presepe ha rappresentato il fulcro delle attività condotte alacremente dalle comunità presenti nelle valli attraverso i propri artisti e artigiani, sapientemente coordinati dai parroci. Il risultato di tanto lavoro culminava nella festa della Notte Santa quando i bambini si recavano in chiesa con le loro famiglie ad ammirare la Sacra Famiglia, i pastorelli e gli animaletti (fino ai primi del XX secolo ancora realizzati con pasta di pane, foglie di mais e pigne).

Solo negli anni a venire, oltre che nelle chiese, la rappresentazione della Natività cominciò ad apparire anche nel peillo, la stanza principale della casa, su un piccolo tavolo e, in tempi più recenti, anche nei terrazzi e nelle strade.

La tradizione valdostana è popolata anche dai presepi viventi inscenati da giovani fedeli travestiti da pastori e dai bimbi vestiti di bianco, nel ruolo di cherubini. Si trattava di vere e proprie rappresentazioni teatrali nelle quali della sacralità dell’evento emergeva poco o nulla ma sono patrimonio storico e, pertanto, meritano di essere ricordate. Ad Arnad, d esempio, i giovani attori in chiesa facevano belare a comando un agnello in risposta al belato provocato alla mamma tenuta all’esterno del tempio. A Perloz l’offertorio consisteva in un gallo canterino.

Per la gioia dei bambini recalcitranti al sonno veniva raccontata la storia di Gelindo, un contadino analfabeta ma saggio che condusse il gruppo di pastori diretti a Betlemme e, una volta arrivato riuscì a parlare con tutti parlando in dialetto.

cms_20216/2.jpg

La pastorala di Cerlogne (Pastorale de Noël o Le berdzé)

Il tempo di Natale viene vissuto attraverso le note di questa canzone dialettale scritta dall’Abbé Jean Baptiste Cerlogne nel 1861 su musica tratta dall’aria “La nuit d’un voile sombre”. La pastorala si esegue alla vigilia di Natale durante la Messa di mezzanotte o all’interno del presepe vivente.

Di solito non sono cantate tutte le sette strofe (nel comune di Sarre, ad esempio, alla fine del XX secolo si usava cantare solo la prima, la seconda e la sesta strofa).

Il testo riportato è tratto dal volume Poésies en dialecte valdôtain dell’Abbé Jean-Baptiste Cerlogne, Imprimerie Louis Mensio, Aosta, 1889. È stato scritto in dialetto valdostano con traduzione a fronte, dell’autore, in lingua francese. Traduzione italiana di Gian Mario Navillod.

Testo originale (1889)

LA PASTORALA

LA PASTORALE

LA PASTORALA

Air: La nuit d’un voile sombre.

1

De nët euna leumiére

Durant la nuit une lumière

Di notte una luce,

I berdzè l’at paru;

Aux bergers apparut;

È apparsa ai pastori:

Un andze vin leur dëre:

Un ange vient leur dire:

Un angelo viene a dir loro:

Lo Sauveur l’est neissu.

Le Sauveur est né.

Il Salvatore è nato.

Un pouro baou l’est son palatse,

Une pauvre étable est son palais;

Una povera stalla è il suo palazzo,

Et sat pei de fen in traver

Et sept brins de foin en travers

E sette pagliuzze di fieno di traverso

Compouson lo deur matelatse

Composent le dur matelas

Compongono il duro materasso

De ci gran Rei de l’univer;

De ce grand Roi de l’univers;

Di questo grande Re dell’universo;

Et din la rigueur de l’iver

Et dans la rigueur de l’hiver,

E nel rigore dell’inverno

De dò trei lindzo l’est queuver.

De deux ou trois linges il est couvert.

Di due, tre lenzuola è coperto.

Un pouro (1)

Una povera (1)

2

Berdzé, dei que le s-andze

Bergers, puisque les anges

Pastori poiché gli angeli

Di cheil son descendu,

Du ciel sont descendus,

Dal cielo sono discesi,

Pe tsanté le lovandze

Pour chanter les louanges

Per cantare le lodi

D’un meinà vouë neissu;

D’un enfant né aujourd’hui.

D’un bimbo nato oggi;

Parten! parten! L’est dzà doz’aoure;

Partons! Partons! C’est déjà minuit;

Partiamo! Partiamo! Sono già le dodici;

Galopen a Betheleen.

Galopons à Bethléem.

Galoppiamo a Betlemme.

No verren ci meinà que plaoure

Nous verrons cet enfant qui pleure

Vedremo questo bimbo che piange

Din euna rètse su lo fen.

Dans une crêche sur le foin.

Dentro una mangiatoia sul fieno.

Que ci petsou deit ëtre dzen!

Que ce petit doit être beau!

Quanto questo piccolo deve essere bello!

Më que l’est pouro in mëmo ten!

Mais qu’il est pauvre en même temps!

Ma quanto è povero nello stesso tempo!

Parten, etc.

Partiamo, ecc.

3

Quetten noutra cabanna,

Quittons notre cabane,

Lasciamo la nostra capanna,

Agnë, feye et maouton;

Agneaux, brebis et moutons;

Agnelli, pecore e montoni,

Beissen bà din la plana

Descendons dans la plaine

Scendiamo giù nella pianura

Tsertsé ci dzen popon.

Chercher ce petit poupon.

A cercare questo bel neonato.

A ci meinà din la misére,

A cet enfant dans la misère,

A questo bambino nella miseria,

No fat lei porté de presen,

Il nous faut lui porter des présents,

Dobbiamo portare dei regali,

Afin que le jeu de sa mére

Afin que les yeux de sa mère

Affinché gli occhi di sua mamma

Le veyen pa todzor souffren.

Ne le voient pas toujours souffrant.

Non lo vedano sempre sofferente.

No fat lei porté de creissen,

Il nous faut lui porter des gâteaux,

Dobbiamo portagli/le dei dolci,

Et de lassë lo tsanon plein.

Et de lait le seau plein.

E di latte il tsanon (secchio di legno) pieno.

A ci meinà, etc.

A questo bambino, ecc.

4

O berdzé, vo lo veide:

O bergers, vous le voyez:

O pastori, lo vedete:

Ah! Lo pouro meinà!

Ah! Le pauvre enfant!

Ah! Povero bambino!

Din cetta nët se freide

Par cette nuit si froide

In questa notte così fredda

Su de fen l’est coutsà.

Sur du foin il est couché.

Su del fieno è coricato.

Binque le rei, din l’abondance,

Pendant que les rois, dans l’abondance,

Anche se i re, nell’abbondanza,

Passon leur dzor din le pleisi,

Passent leurs jours dans les plaisirs;

Passano i loro giorni nei piaceri

L’Infan Jesu, din la souffrance

L’Enfant jésus, dans la souffrance,

Il Bambin Gesù, nella sofferenza

L’at case ren pe se creuvi.

N’a presque rien pour se couvrir.

Ha quasi nulla per coprirsi.

Et l’est per nò que vout souffri,

Et c’est pour nous qu’il veut souffrir,

Ed è per noi che vuol soffrire

Et que vout nëtre din l’oubli.

Et qu’il veut naître dans l’oubli.

E che vuol nascere nell’oblio

Binque, etc.

Anche, ecc.

5

Mon Dzeu, v’ei voulu nëtre

Mon Dieu, vous avez voulu naître

Mio Dio, avete voluto nascere

Din un fran pouro andret!

Dans un endroit vraiment pauvre!

In un posto proprio povero

Sensa vitre i fenëtre

Sans vitres aux fenêtres

Senza vetri alle finestre

Vo poude avei bien fret.

Vous pouvez avoir bien froid.

Potete avere molto freddo

V’ei pe tot tsaat dove bëtsette

Vous n’avez pour vous chauffer que deux bestioles

Avete per riscaldarvi due bestiole

Que soufflon contre voutre pià,

Qui soufflent contre vos pieds,

Che soffiano contro i vostri piedi

Et de dò bocon de feissette

Et de deux morceaux de langes

E di due pezzi di fascette

Pouramen v’ëte immaillotà,

Vous êtes pauvrement emmailloté

Poveramente siete avvolto

Afin de reparé lo mà

Afin de réparer le mal

Per riparare il male

Que no s-an fé noutre petsà.

Que nous ont fait nos péchés.

Che ci hanno fatto i nostri peccati

Avete per ecc.

6

Le rei, din leur palatse,

Les rois, dans leur palais

I re nei loro palazzi

Retsertson le s-onneur;

Recherchent les honneurs;

Ricercano gli onori;

Et l’Infan Jesu catse

Et l’Enfant Jésus cache

E il Bambin Gesù nasconde

Din un baou sa grandeur.

Dans une étable sa grandeur.

Nella stalla la sua grandezza.

Son esemplo no fet comprendre

Son exemple nous fait comprendre

Il suo esempio ci fa capire

Qu’in ci mondo n’en a souffri,

Qu’en ce monde nous avons à souffrir,

Che in questo mondo dobbiamo soffrire,

Et no s-ingadze tseut a prendre

Et nous engage tous à prendre

E ci impegna tutti a prendere

Lo tsemin dret di paradi.

Le chemin rude du paradis.

Il cammino diritto del paradiso.

Ci que meprise le pleisi,

Celui qui méprise les plaisirs,

Chi disprezza i piaceri,

L’or et l’ardzen, l’est son ami.

L’or et l’argent, est son ami.

L’oro e l’argento, è suo amico.

Son esemplo, etc.

Il suo esempio, ecc.

7

Perden un son eretadzo,

Perdant son héritage

Perdendo la sua eredità,

Lo premië pére Adan

Le premier père Adam

Il primo padre Adamo

L’at fet, din l’esclavadzo,

A fait, dans l’esclavage,

Ha fatto, nella schiavitù,

Plaouré tseut se s-infan.

Pleurer tous ses enfants.

Piangere tutti i suoi figli.

Më pe bonneur vouë vint de nëtre

Mais, par bonheur, aujourd’hui vient de naître

Ma per fortuna oggi è nato

Lo Sauveur promi dei gran ten.

Le Sauveur promis dès longtemps.

Il salvatore promesso da lungo tempo.

I vin de se fére cognëtre

Il vient de se faire connaître

Viene a farsi riconoscere

A de berdzé pouro, ignoren.

À des bergers pauvres, ignorants.

Da dei pastori poveri, ignoranti.

De sa veneuva achuremen,

De sa venue, assurément,

Della sua venuta sicuramente,

Lo dzablo l’est pa trop conten.

Le diable n’est pas trop content.

Il diavolo non è troppo contento.

Më pe, etc.

Ma per, ecc.

(1) On répéte quatre vers.

(1) Si ripetono quattro versi.

E dopo la Santa Messa della mezzanotte?

La tavola valdostana a Natale ospita la tipica Mocetta su crostini al miele (salume di muscolo di vacca, pecora o capra essiccata e aromatizzato con erbe di montagna, ginepro e aglio), lardo con castagne cotte e caramellate al miele, la zuppa alla Valpellinentze fatta con cavolo, verza, fette di pane raffermo, fontina, brodo, cannella e noce moscata.

Il pranzo di Natale riserva una curiosità: la carbonara valdostana, che della carbonara romana porta solamente il nome e le calorie dal momento che nella ricetta la fanno da padrone strisce di carne macerate nel vino e aromi, servite con polenta calda.

cms_20216/3.jpg

Dulcis in fundo con la tipica “Grolla dell’amicizia”, o bombardino, un’ esplosione di bontà all’insegna della condivisione a base di caffè, grappa, Cointreau o Ginepy, scorze di limone e arancia e zucchero servita bollente in una grande coppa di legno chiusa, con dei beccucci laterali che escono, per permettere ai commensali di bere.

Fonti bibliografiche: Jean-Baptiste Cerlogne, Poésies en dialecte valdôtain, Imprimerie Louis Mensio, Aosta, 1889 Valdôtains, chantons!, Tipografia Silvestrelli e Cappelletto, Torino 1932;Pignet Vuillermoz e Willien, VALDOTEN, TZANTEN!, Stamperia Musicale Fratelli Amprimo, Torino 1957; Egidio Lanivi, à pleine voix, Casa Editrice Singularis, Aosta 2005,Alexis Bétemps “Il tempo sospeso. Dal Natale all’Epifania. Il ciclo dei dodici giorni in Valle d’Aosta e dintorni”

Antonella Giordano

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Federica Marocchino
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

Email: redazione@internationalwebpost.org

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram