LA PACE VA COSTRUITA

Il viaggio di Francesco in Kazakistan

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Quante volte, sfiduciati e insofferenti, ci siamo inariditi nei nostri deserti, perdendo di vista la meta del cammino! Anche in questo grande Paese c’è il deserto che, mentre offre uno splendido paesaggio, ci parla di quella fatica, di quella aridità che a volte portiamo nel cuore. Sono i momenti di stanchezza e di prova, nei quali non abbiamo più le forze per guardare in alto, per guardare verso Dio”.

Nel viaggio in terra kazaka, Bergoglio si sofferma sul tema della pace, che in questi ultimi mesi sta angosciando il mondo intero. Infatti, durante la celebrazione all’Expo Grounds di Nur-Sultan, il Papa specifica la sua posizione sulla liturgia odierna. I testi evocati durante la celebrazione denunciano tutta la fragilità dell’essere umano, che trovano corrispondenza simbolica nel paesaggio desertico del Kazakistan. Ognuno di noi ha le sue zone d’ombra, che lo rendono incapace di alzare lo sguardo al cielo. Una nuova prospettiva va creata, come per la pace. Non basta desiderarla, va cercata, come ribadito da Francesco: “No, la pace non è mai guadagnata una volta per tutte, va conquistata ogni giorno, così come la convivenza tra etnie e tradizioni religiose diverse, lo sviluppo integrale, la giustizia sociale. E perché il Kazakistan cresca ancora di più ‘nella fraternità, nel dialogo e nella comprensione […] per gettare ponti di solidale cooperazione con gli altri popoli, nazioni e culture’, c’è bisogno dell’impegno di tutti. Prima ancora, c’è bisogno di un rinnovato atto di fede verso il Signore: di guardare in alto, di guardare a Lui, di imparare dal suo amore universale e crocifisso”.

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Ovviamente, le posizioni della politica internazionale non mostrano questa volontà, ma Francesco non demorde nella sua missione.

La cristianità supera ogni barriera anche dinanzi ai “serpenti del deserto”. In riferimento a questo, Bergoglio dichiara: “Penso ai serpenti brucianti della violenza, della persecuzione ateista, a un cammino a volte travagliato durante il quale è stata minacciata la libertà del popolo e ferita la sua dignità”.

Dinanzi ad un simile scenario è facile scoraggiarsi, ma il cristiano non deve mai scordare la sua natura di essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Gesù non ci abbandona in balia delle difficoltà bensì le carica tutte su di sé: “Di fronte alle nostre bassezze, Dio ci dona un’altezza nuova: se teniamo lo sguardo rivolto a Gesù, i morsi del male non possono più dominarci, perché Lui, sulla croce, ha preso su di sé il veleno del peccato e della morte e ne ha sconfitto la potenza distruttiva. Ecco che cosa ha fatto il Padre dinanzi al dilagare del male nel mondo: ci ha dato Gesù, che si è fatto vicino a noi come non avremmo mai potuto immaginare”.

Giuseppe Capano

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