LA NUOVA MISURA DEL CORONABOND

L’Unione Europea divisa sulla possibile manovra

1585354633Copertina.jpg

Piacere, il mio nome è Bond… Coronabond. Probabilmente, se tutto questo fosse solo un film, il nuovo protagonista si presenterebbe così. In questo frangente, è necessario presentarlo con una degna ed accurata descrizione.

Il bond, o in italiano “obbligazione”, è un debito emesso da società o enti pubblici. Tale debito dà al suo possessore, alla scadenza dell’obbligazione, il diritto al rimborso del capitale prestato a chi ha emesso il bond. L’obbligazione è, per il detentore, una forma di investimento. Rispetto ad un’azione, però, rappresenta meno rischi sul piano finanziario, poiché non soggetta a quotazione sul mercato delle azioni. Ecco perché se ne vedono pochi, ed è ritenuta una misura straordinaria. Lo è ancor di più in relazione al periodo corrente.

cms_16767/Foto_1.jpg

Quella che a cavallo tra il 2011 e il 2012 era solo un’ipotesi ora potrebbe diventare realtà. Correvano tempi meno difficili, l’Europa stava attraversando una crisi economica, e il tutto sfumò per l’opposizione di Germania e paesi del Nord. Adesso la proposta torna prorompente, e il disaccordo tedesco (accompagnato da quello di Olanda, Austria e Finlandia) potrebbe non essere sufficiente a impedire una mossa pronta a cambiare per sempre l’economia continentale. È stato coniato anche un nome per l’occasione: “coronabond”.

Cos’è effettivamente un coronabond? Corrisponde ad meccanismo solidale dei debiti tra gli stati dell’Unione Europea, aiutando soprattutto quelli con capacità ridotta di spesa. Spesa che coinvolge ampiamente l’ambito sanitario, bisognoso di tutto l’aiuto possibile.

Sì, ma in pratica? Uno stato membro può chiedere dei soldi in prestito ad un altro paese per poter finanziare tutto ciò che gli serve, incluse le spese ordinarie (infrastrutture, militari…). Il debito, in via del tutto eccezionale, viene spalmato su tutti gli altri stati.

cms_16767/Foto_2.jpg

Letta così si spiega la convinta reticenza della Germania sull’accettare questa obbligazione. Il paese teutonico è, oggettivamente, uno dei più in regola con i propri conti e non vuole farsi carico di problemi non suoi. Anche perché, è vero, di grattacapi ce ne sono già tanti da risolvere… ma non correre a tappare i buchi di una nave che sta affondando non sarebbe la pietra tombale sull’economia?

D’altronde la BCE, la Banca Centrale Europea, ha già stanziato 750 miliardi di euro per aiutare tutti gli stati in difficoltà, e sono stati promessi interventi massicci per riparare tutti i rossi nei conti. Senza contare che, in casi estremi, si può ricorrere al MES, il Meccanismo europeo di stabilità.

La diatriba tra l’Europa e i Paesi del Nord rischia di essere solo un ostacolo ad una mossa che può rappresentare un’ancora di salvezza.

Francesco Bulzis

Tags:

Commenti per questo articolo

[*COMMENTI*]

<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos