LA LENTA E INESORABILE BALCANIZZAZIONE DEI SOCIAL NETWORK

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La storia si ripete e ritorna in auge la vecchia divisione in blocchi presa in prestito dalla geopolitica risalente alla guerra fredda. Stavolta però la ripartizione riguarda la mappa dei social media sempre più indirizzati a una divisione netta del proprio bacino di utenza mondiale in tre macro blocchi: l’Oriente (con la cinese WeChat), i territori dell’ex Unione Sovietica (in cui domina V Kontakte) e il resto del globo (su cui Facebook la fa da padrone). L’analisi, che viene da uno studio pubblicato sul blog Vincos.it di Vincenzo Cosenza, studioso ed esperto di social media, denota un fenomeno noto come “splinternet”, ovvero una frammentazione della rete simile alla divisione in blocchi che ha accompagnato la nostra storia politica sino al crollo del muro di Berlino. In quella che ormai è definita società in rete, altro tipo di divisione accompagna le nostre vite di cittadini digitali, e riguarda il tempo trascorso e i rapporti che intratteniamo con i nostri simili all’interno delle piattaforme social. L’analisi di Cosenza fa emergere una divisione per blocchi e zone di influenza dei maggiori social network, un’influenza che, come c’era da aspettarsi, è maggiore da parte del gigante Facebook.

cms_20734/2v.jpgLa piattaforma di Zuckerberg ha l’Asia come regione principale nella quale esercita la sua influenza maggiore e rappresenta la nazione con una crescita continua (circa 1,2 miliardi gli utenti attivi mensili).

Se anche in Europa e Stati Uniti il regno di Facebook non sembra avere limiti e, anzi, sembra avere raggiunto la saturazione, nei territori di quella che una volta era l’ex Unione Sovietica a primeggiare è V Kontakte, dell’attuale Ceo di Telegram Pavel Durov, il quale ha dichiarato di avere 400 milioni di utenti registrati. Il terzo polo è invece la Cina, un territorio immenso dove invece prevale la piattaforma filo governativa WeChat con i suoi oltre 1,2 miliardi di utenti attivi al mese. La nuova mappa del mondo digitale è dunque ben delineata ed è ben rappresentativa di usanze e metodologie diverse accomunate tutte e tre dalla voglia di comunicare, condividere, postare. Stiamo assistendo dunque a una nuova forma di balcanizzazione dello spazio digitale in cui AFacebook, nonostante la concorrenza di altre piattaforme, rimane il social network preferito in ben 154 dei 167 paesi che sono stati analizzati dalla ricerca di Cosenza, ovvero una percentuale monstre di ben il 92% della copertura del globo terrestre. A Zuckerberg-Marco Polo non rimane altro da fare che la conquista della Cina per ottenere la definita e totale leadership mondiale dell’universo social, un Paese, la Cina, con la metà della sua popolazione attiva sui social e con ampi margini di crescita, a differenza di altri Paesi (Europa e Stati Uniti) in cui è stataraggiuntala quasi saturazione.

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La nuova mappa del potere social, perché alla fin fine di questo si tratta nel momento in cui si ragiona sull’influenza delle piattaforme nelle e per le nostre vite, fa emergere una frammentazione, come detto sopra, denominata in gergo splinternet, che si avvicina più a logiche di stampo commerciale e di marketing culturale che a differenze concrete in termini di offerta di servizi diversificati. Urge allora un progetto di riforma che interessi il digitale e in particolar modo il mondo delle piattaforme social se non si vuole andare incontro a un oligopolio digitale. Sotto questo aspetto i lavori dell’UE su Digital Services Act e Digital Markets Act rappresentano un tentativo per andare a disciplinare sia i social network nella loro fondamentale funzione di gatekeeper dell’informazione e di potenziale ingresso di altri soggetti nel mercato, sia per stabilire nuove regole per lo spazio digitale a cominciare dalla competitività dello stesso mercato unico, innovazioni e regolamenti che potrebbero vedere la luce però solo tra molti anni e con effetti ancora da calcolare, ma che dopo la chiamata alle armi dell’ex Presidente americano Trump richiedono un’urgenza attuativa per far sì che i social media comincino a occuparsi seriamente di ciò che accade all’interno delle loro piattaforme.

Andrea Alessandrino

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