LA LEGGENDA DEL VISCHIO

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cms_24314/1.jpgLa leggenda del vischio è una storia di fantasmi forse di origine medievale, che è stata associata con molte antiche dimore inglesi. Quella diffusa a Marwell Hall nell’Hampshire o che sembra sia accaduta realmente a Minster Lovell Hall nell’Oxfordshire (le cui rovine sono state infestate per molto tempo da una White Lady), racconta di una giovane sposa, che durante il suo pranzo di nozze volle giocare a nascondino, e si nascose così bene che nessuno la trovò.

La donna sembrava scomparsa e dopo molti giorni di ricerche venne data par morta, anche il suo fantasma iniziò a volteggiare per il palazzo. Solo anni più tardi, in soffitta, venne trovato il suo scheletro vestito da sposa: il baule in cui si era nascosta aveva la serratura difettosa e si doveva essere bloccata, imprigionandola all’interno. Una volta aperto il baule l’infelice fantasma fu liberato dal suo tormento e non fu più visto.

Il racconto è particolarmente spaventoso perchè richiama la paura atavica di essere sepolti vivi, in uno spazio piccolo, buio e senz’aria.

Nel 1823 fu Samuel Rogers a scrivere la storia nella poesia Ginevra, nel suo libro ’Italia’ e nel 1830 fu la volta di una canzone dal titolo ’The Mistletoe Bough’ scritta da TH Bayley e su arrangiamento musicale di Sir Henry Bishop.

Diventata estremamente popolare in tutto il sud dell’Inghilterra, Scozia e negli Stati Uniti la canzone venne stampata in molti fogli di strada ottocenteschi e cantata nel periodo natalizio, man mano la sua popolarià venne meno ma non nello Yorkshire e nel Derbyshire nei dintorni di Sheffield.

Cosa centri il vischio con la leggenda non è molto chiaro, nella canzone fa da refrain con l’invocazione ripetuta due volte "Oh, the mistletoe bough". Di certo allude al periodo natalizio durante il quale il matrimonio è stato celebrato.

IL VISCHIO E LA TRADIZIONE DEI BACI

cms_24314/2_1641001893.jpgPianta sacra per eccellenza il vischio nella tradizione celtica era considerato un efficace rimedio ovvero una "pianta che guarisce tutto". Come l’idromele era inoltre utilizzato nei rituali matrimoniali in quanto si riteneva che il vischio potesse rendere fertile la coppia.

Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra.

Per quanto riguarda la tradizione di scambiarsi il bacio sotto al vischio nel periodo natalizio esistono nel WEB tante supposizioni, per lo più campate in aria: chi la fa risalire agli antichi romani durante i Saturnalia (festività che in alcuni siti in inglese vengono erroneamente attribuite agli antichi Greci), chi ai Celti e chi agli antichi scandinavi. Tra tutte quella che si riferisce al mito scandinavo della morte di Balder è quella più verosimile. continua

L’usanza è storicamente riscontrata in epoca elisabettiana nei dodici giorni del Natale come gesto benaugurale In rete ho trovato questa bella citazione (riportata da Accati Elena nell’articolo "CAPODANNO Il vischio, i baci, la botanica")

Scrive il poeta Steve McGoy:

«Vieni con me

sotto un ramo di vischio

e lasciati baciare

Il domani è per noi

come una promessa

e non importa se i giorni

saranno chiari o grevi

oggi tutto ha un riflesso di luna».

Nell’Ottocento quando per le donne era una maledizione rimanere zitelle, c’erano molti gesti scaramantici da osservare un po’ tutto l’anno ma in particolare a capodanno: quello di scambiare un bacio sotto il vischio con chiunque capitasse a tiro, era di buon augurio per un imminente fidanzamento, se lo si faceva con il proprio fidanzato già si era certe delle nozze!

Una volta si potevano dare tanti baci quanto erano le bacche del cespuglio di vischio, adesso ci si bacia a volontà senza più togliere le bacche per contare i baci.

3cms_24314/3.jpgTuttavia nel contesto della canzone si vuole dare un avvertimento morale sugli eccessi della lussuria, essendo il ramo del vischio associato con i baci e la passione giovanile. In alcune versioni c’è un antefatto: la nutrice che prepara la ragazza (sedicenne) per le nozze la rimprovera avvisandola che sono finiti i tempi della fanciullezza e dei giochi, da oggi deve comportarsi come una moglie, altrimenti le fate verranno a prenderla; e intanto le punta nei capelli la corona con l’agrifoglio e i rametti di vischio. Sembra una frase qualunque buttata lì come si fa con i bambini, per spaventarli quando non si comportano bene, ma quando la fanciulla scompare dopo che al banchetto delle nozze si è ostinata nel voler giocare a nascondino, la nutrice si incolpa per aver attirato su di lei l’attenzione delle fate! Solo dopo molti anni viene ritrovato il baule con il cadavere all’interno. Il vischio della corona era ancora verde e con le bacche bianche come il giorno delle nozze: la vita stessa della sposa lo aveva nutrito.

Diana Filippi

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