LA GRAVE DEPRIVAZIONE MATERIALE DEGLI ITALIANI

Cresce con la diseguaglianza e diminuisce con il reddito

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L’Istat calcola l’ammontare della grave deprivazione materiale nell’ambito delle statistiche del BES-Benessere Equo Sostenibile. Di seguito vengono analizzate alcune delle determinanti della “Grave Deprivazione Materiale” per le 20 regioni italiane nel periodo 2004-2019. I dati sono stati analizzati attraverso l’utilizzo di modelli Panel Data con Effetti Fissi, Panel Data con Effetti Variabili, Pooled OLS, e Panel Dinamico ad un passo.

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Stima della Grave Deprivazione Materiale. Fonte: Istat-BES.

La “Grave deprivazione materiale” è definita dall’Istat come la “Percentuale di personeche vivono in famiglie con almeno 4 di 9 problemiconsiderati sul totale delle persone residenti.I problemi considerati sono: i) non poter sostenere spese impreviste di 800 euro; ii) non potersi permettereuna settimana di ferie all’anno lontano dacasa; iii) avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bolletteo per altri debiti come per es. gli acquisti a rate;iv) non potersi permettere un pasto adeguato ognidue giorni, cioè con proteine della carne o del pesce(o equivalente vegetariano); v) non poter riscaldareadeguatamente l’abitazione; non potersi permettere:vi) una lavatrice; vii) un televisore a colori; viii) untelefono; ix) un’automobile.” La grave deprivazione materiale è associata in modo positivo a

  • Diseguaglianza del reddito disponibile: è definita come “Rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito.” Esiste una relazione positiva tra la grave deprivazione materiale e la diseguaglianza del reddito disponibile. Tale relazione può essere meglio intesa considerando l’aspetto regressivo che ha la diseguaglianza reddituale. Infatti, la presenza di divari sotto il punto di vista strettamente reddituale crea delle forme di discriminazione sociale e la mancanza di classi medie, o lo sfaldamento delle classi medie, può comportare una sorta di “ghettizzazione” sociale a base reddituale con una recrudescenza del fenomeno della grave deprivazione materiale. Tale dimensione può essere particolarmente rilevante nell’interno delle zone urbane. La grave deprivazione materiale è certamente una nuova forma di povertà e di fragilità finanziaria che tende a crescere con la crescita della diseguaglianza reddituale.
  • Grade difficolta economica: è definita come la“Quota di persone in famiglie che alla domanda “Tenendo conto di tutti i redditi disponibili, come riesce la Sua famiglia ad arrivare alla fine del mese?” scelgono la modalità di risposta “Con grande difficoltà”. Esiste una relazione positiva tra la grande difficoltà economica la grave deprivazione materiale. Tale relazione positiva in realtà può essere intesa considerando che effettivamente sia la grande difficoltà economica che la grave deprivazione materiale possono essere intese come forme di una medesima problematica ovvero le nuove forme di povertà e di fragilità finanziaria. La crescita della difficoltà economica finisce per accrescere anche la grave deprivazione materiale e può comportare una effettiva riduzione della qualità della vita creando le condizioni per nuove forme di discriminazione sociale difficili da inquadrare, anche perché molto spesso le persone colpite da queste forme di insufficienza finanziaria risultano essere in un qualche modo occupati o assistiti da trasferimenti finanziari diretti.

La grave deprivazione materiale è associata negativamente alle seguenti variabili.

  • Tasso di occupazione: è definito dall’Istat come il “Percentuale di occupati di 20-64 anni sulla popolazione di 20-64 anni”. Chiaramente il tasso di occupazione è uno strumento che può essere utilizzato per ridurre la grave deprivazione materiale. Infatti, l’aumento del reddito, che può essere realizzato attraverso la crescita dell’occupazione, può consentire di arrivare ad ottenere quell’insieme di elementi di tipo finanziario che possono consentire di combattere la grave deprivazione materiale. Occorre considerare che il tasso di occupazione non deve essere inteso soltanto per la sua dimensione strettamente finanziaria ovvero per i benefici prodotti in termini di reddito, quanto piuttosto deve essere considerato anche sotto un punto di vista più ampio, infatti le persone che sono occupate tendono ad avere una capacità migliore di inserimento sociale, partecipano alla vita di comunità ed organizzazioni, e manifestano anche una certa capacità di affrontare eventuali problemi connessi a shock esterni che possono comportare una riduzione della domanda di lavoro. Il lavoro infatti consente di sviluppare quelle relazioni umane che operano come collaterale implicito dei contratti di lavoro espliciti.
  • Tasso di infortuni e inabilità permanente: è definito come “Numero di infortuni mortali e con inabilità permanente sul totale occupati (al netto delle forze armate) per 10.000”. Esiste una relazione negativa tra il valore del tasso degli infortuni ed inabilità permanente ed il valore della deprivazione materiale grave. Tale relazione può apparire controfattuale eppure, può essere meglio compresa considerando che tali tassi di infortuni danno origine comunque a dei redditi che per quanto siano effettivamente ridotto e certamente richiedano degli interventi al rialzo, costituiscono in ogni caso delle entrate ulteriori per i singoli e le unità familiari. Inoltre occorre considerare che in genere il tasso di infortuni è tipico delle economie manifatturiere, industriali, con rilevante impatto delle costruzioni e dell’agricoltura, ovvero delle economie ad elevata intensità di capitale umano.Tale condizione è rilevante nel senso della riduzione della grave deprivazione materiale per il fatto che se una economia è ad elevata intensità di capitale umano allora è probabile che più persone appartenenti ad un certo gruppo familiare possano lavorare aumentando il reddito e quindi uscendo dalla condizione della deprivazione materiale.

Conclusione. La grave deprivazione materiale è una condizione che tende ad essere esacerbata dal mix di mercati del lavoro orientati alla flessibilità, bassa scolarizzazione della forza lavoro, presenza di shock esterni dell’offerta di lavoro, cambiamenti della struttura tecnologica ed in generale il processo di “servitization” dell’economia ovvero della terziarizzazione. Infatti, la dimensione dell’economia dei servizi ha un “dark side” costituito da nuove forme di fragilità finanziaria che possono essere manifestate anche nella forma della grave deprivazione materiale. Occorre considerare che queste nuove forme di povertà sono ancora più gravi anche perché spesso riguardano persone che risultano essere occupate, ovvero i cosiddetti “working poors”: persone che pure lavorando rimangono povere e sono esposte ai rischi della fragilità finanziaria senza la possibilità di essere coperti da forme di assicurazione sociale del tipo welfare state.

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Angelo Leogrande

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