LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI (VIII parte)

(Murakami Haruki, Norwegian Wood, Noruwei no mori)

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cms_20142/1.jpgPer approfondire

Oltre naturalmente alla lettura dei romanzi, dei saggi, di uno scrittore che negli ultimi anni è sempre stato in lizza per il Nobel della Letteratura, qual è Murakami Haruki (in Giappone la regola è che al cognome segue il nome e io amo seguirla), per chi avesse il desiderio di approfondire o volesse soddisfare le proprie curiosità riguardo al nostro autore, circa la sua vita, formazione, interessi culturali, esordi letterari e stile, con dettagli anche molto particolari, una miniera di informazioni può rinvenirsi nell’ampio saggio del Professor Teruhiko Tsuge I segreti di Murakami (2010, Milano, Vallardi, 2013, trad. dal giapponese di Ramona Ponzini). Professore dell’Università Senshū di Tōkyō, tra i massimi esperti di letteratura nipponica contemporanea, Teruhiko Tsuge ha scritto diversi saggi e articoli sui principali scrittori del Paese (Murakami, Yoshimoto, Ogawa, Ōe).

Tra gli svariati capitoli del saggio, molto importante per capire il contesto culturale e storico in cui matura l’esperienza di Murakami è descritta nel Capitolo 1 del saggio, nel paragrafo Una giovinezza nella tempesta. L’università in subbuglio e nel Capitolo 2, Le parole perdute. Guarire dall’afasia culturale:

“I giovani appartenenti alla generazione che dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Settanta si era ribellata all’ordine sociale vigente sono stati anche definiti la «generazione che perse le parole». Riconquistare la propria identità consistette nel passare da quella situazione, in cui le parole erano totalmente assenti, al ripristino dello stato in cui ognuno riacquisiva e utilizzava una propria forma di linguaggio. L’automedicazione e l’autoterapia sono stati mezzi per riconquistare sé stessi.”

Infatti, ad es., nel primo romanzo di Haruki, Ascolta la canzone del vento

“l’io narrante da piccolo è molto taciturno e i genitori lo portano da uno psichiatra. Questi, per farlo parlare, gli spiega la relazione tra parole e civiltà.

«‘La civiltà è comunicazione’ disse. ‘Se non riesci a esprimere qualcosa con le parole, è come se quel qualcosa non esistesse, mi capisci? Equivale a zero.’»

«Ciò che lo psichiatra disse era vero. Civiltà e comunicazione coincidono. L’esprimersi e il comunicare sono essenziali; senza di essi la civiltà cessa di esistere. Clic:... OFF.»” (Teruhiko Tsuge, op. cit., Le parole perdute. Guarire dall’afasia culturale).

Altre preziose fonti di informazione sono rinvenibili innanzitutto nel volume Vento & Flipper, con la quale l’Editore Einaudi pubblica nel 2016 i due romanzi brevi di esordio di Murakami Haruki, fino ad allora non tradotti in italiano Ascolta la canzone del vento (Kaze no uta o kike, 1979, premio Gunzo come migliore esordiente), e Flipper, 1973 (1973-nen no pinbōru, 1980).

In tale raccolta troviamo l’interessante Prefazione di Murakami Romanzi nati sul tavolo della cucina. Introduzione a due romanzi brevi (del giugno 2014), aspetto affrontato anche dal Prof. Teruhiko Tsuge, nel saggio prima citato, nel Capitolo 2, al paragrafo La nascita di uno «scrittore da cucina». Le tribolazioni del kitchen writer.

Abbiamo poi il prezioso saggio murakamiano Il mestiere dello scrittore(Shokugyō to shite no shōsetsuka, 2015; Torino, Einanudi, 2017), con i suoi undici capitoli, relativo all’attività letteraria dello scrittore e contraddistinto da numerosi elementi autobiografici. Da notare soprattutto i capitoli III, Come sono diventato romanziere, e IV, A proposito dei premi letterari, nonché l’interessante Postfazione di Haruki (del giugno 2015).

Altro saggio, a mio avviso importante, è L’arte di correre (Hashiru koto ni tsuite kataru toki ni boku no kataru koto, 2007, Torino, Einaudi, 2009) un altro libro autobiografico di Haruki Murakami, scritto tra l’estate 2005 e l’autunno 2006, ove lo scrittore rivela le proprie esperienze nella corsa su lunghe distanze, soprattutto nella maratona: ciò nel contesto della sua vita e della sua arte. Murakami incominciò l’attività podistica nel 1982, poco dopo i primi esordi letterari (il primo romanzo breve è del 1979) e da allora oltre a gare di Triathlon ha disputato circa venti maratone e delle ultramaratone (gare di corsa a piedi aventi una distanza superiore a quella canonica della maratona di 42,195 chilometri).

Il solito Prof. Teruhiko Tsuge naturalmente tratta anche questo aspetto nel suo secondo capitolo I giorni in cui ha iniziato a correre. Sì, scrivo un romanzo, al paragrafo Il primo «scrittore che corre». Tagliare il traguardo di una maratona intera.

Accanto alla passione della letteratura la musica (data la libera istruzione consentita dal padre Chiaki, monaco buddista di Kyoto) è un’altra grande musa del nostro scrittore, influenzandone oltre le opere (che spesso hanno delle vere e proprie colonne sonore che si possono ascoltare in contemporanea dei vari romanzi, e in ordine alle quali ci sono svariate play list rinvenibili in rete) anche la vita decidendo, ad es., nel 1974 di aprire un jazz bar, il "Peter cat" (dal nome di un gatto che lo scrittore aveva avuto con sé qualche anno prima: quella della presenza dei gatti è una particolarità dello scrittore che emerge in moltissime sue opere) insieme alla moglie sospendendo momentaneamente gli studi universitari. Si laurerà comunque l’anno successivo in drammaturgia presso la facoltà di Lettere dell’università di Waseda, con una tesi sull’idea del viaggio nel cinema statunitense. Il cinema sarà infatti la terza “musa” di Haruki, come traspare anche dai suoi romanzi.

Sulla passione del cinema, del periodo in cui gestiva un jazz bar insieme alla moglie, sull’inquietante elemento dei gatti nell’opera murakamiana ancora una volta rinvio al nostro amico Tsuge e al suo capitolo 1, Lo scrittore misterioso. Murakami Haruki esiste davvero?

Ritornando al profilo della passione musicale di Murakami segnalo innanzitutto Ritratti in jazz(raccolta del 2013, che racchiude i due saggi Pōtoreito in jazu del 1997 e Pōtoreito in jazu 2 del 2001), quello che è stato definito l’ “atlante sentimentale del jazz” (v. quarta di copertina dell’edizione del 2013 di Einaudi), nel quale i ritratti dei musicisti amati da Haruki sono accompagnati dai dipinti dell’artista Wada Makoto. Consigliata la lettura delle due introduzioni di Wada Makoto e di Murakami Haruki contenute nella Prefazione.

Altro saggio in materia musicale del nostro autore è Assolutamente Musica(Osawa Seiji san to, ongaku ni tsuite hnashi o suru, 2011; Torino, Einaudi, 2019), ove lo scrittore e il celebre direttore di orchestra giapponese Ozawa Seiji si incontrano per discorrere della loro più grande passione:

“Come in una sonata a quattro mani, i due artisti intessono un dialogo sulla musica, la sua storia, i suoi protagonisti, il significato che assume nelle nostre vite. Insieme ascoltano e analizzano, scompongono, confrontano, si emozionano. Insieme, danno voce a un amore, quello per la musica, assoluto.” (v. Murakami Haruki, Ozawa Seiji, op. cit., quarta di copertina).

Un discorso a parte merita la lingua di Murakami, vale a dire il giapponese, ma il suo particolare giapponese, di cui è intriso lo stile inconfondibile dello scrittore, che si differenzia rispetto ad autori nipponici più “classici” come il Nobel per la letteratura del 1961: Kawabata Yasunari.

A fianco dell’interessante paragrafo contenuto nel capitolo 5 (Lo spirito dei giapponesi. perché attira l’interesse di tutto il mondo) Il linguaggio di Murakami Haruki. Un giapponese reinventato?, del quello che può definirsi – come avete già compreso – un vero e proprio “viatico”, o “bisaccia di viaggio” (come amavo definirla nei miei svariati gruppi di lettura curati soprattutto nel mondo del s.r. di aNobii) I segreti di Murakami del buon Teruhiko Tsuge, penso sicuramente possano destare interesse dei due traduttori storici di Murakami, Giorgio Amitrano e Antonietta Pastore.

Del primo, Giorgio Amitrano, indico

- l’Intervista a Giorgio Amitrano, traduttore di 1Q84 (Haruki Murakami) pubblicata in “biblioteca estremo oriente” il 16 ottobre 2012:

( https://bibliotecaestremooriente.blogspot.it/2012/10/intervista-giorgio-amitrano-traduttore.html

- e il suo Il compito del traduttore. Murakami in italiano (https://www.leparoleelecose.it/?p=2440 )

Della seconda, Antonietta Pastore, evidenzio

- l’articolo su “Torino Repubblica” (22 agosto 2014) di Fabiola Palmeri Antonietta Pastore: "Io e il Sol levante. Vi racconto il mio Murakami"

(https://torino.repubblica.it/cronaca/2014/08/22/news/antonietta_pastore_io_e_il_sol_levante_vi_racconto_il_mio_murakami-94283991/ )

- e della stessa traduttrice su “L’Indice dei Libri del mese” 1° Luglio 2013 Murakami in versione italiana

( https://www.lindiceonline.com/index.php/63-l-indice/luglio-agosto-2013/1002-perche-non-taglia-perche-non-stringe ).

Fabrizio Oddi

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