LA FOLLIA DEGLI “AMANTI KILLER” DI SARONNO

Infermiera e anestesista uccidono cinque pazienti. Una furia omicida che non si ferma neppure dinanzi agli affetti familiari

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Martedì scorso i carabinieri di Saronno (Varese) hanno arrestato l’infermiera Laura Taroni e il suo amante, l’anestesista Leonardo Cazzaniga, con l’accusa di omicidio volontario nei confronti di cinque persone. Tra le presunte vittime, anche la madre e il marito della Taroni e il padre del Cazzaniga, spirato proprio mentre il medico era di turno all’ospedale di Saronno. Ma le morti causate dell’anestesista potrebbero essere molto più numerose: si parla di 12 decessi sospetti, avvenuti tra il febbraio 2012 e l’aprile 2013. La Procura di Busto Arsizio, che ha sequestrato ben 50 cartelle cliniche, sta tuttora indagando sul cosiddetto “protocollo Cazzaniga”, una procedura di annientamento che il medico applicava ai malati terminali che giungevano al Pronto Soccorso. “Si trattava di persone anziane e malate alle quali il medico aveva somministrato dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione tra di loro. Tra questi morfina, clorpromazina, midazolam, propofol e promazina” chiariscono gli inquirenti.

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Possibile che i colleghi di reparto non si accorgessero di nulla? Le indagini partirono proprio grazie all’infermiera Clelia L., che il 20 giugno 2014 denunciò il Cazzaniga – allora vice primario – per intimidazione, al nucleo operativo dei carabinieri di Saronno. “Tu da ora in avanti sei finita, io potrei ucciderti in qualunque momento. Tu qui non lavorerai mai più tranquilla, ti farò pagare qualsiasi minimo errore”, queste alcune delle minacce rivolte alla donna, che aveva scoperto le malefatte del “Dottor Morte”. Alcuni membri del personale avevano denunciato le anomalie, mentre altri tacevano, oppressi dal clima di terrore seminato dal 60enne. Uno degli infermieri ha dichiarato in un interrogatorio: “Leonardo è sicuramente un medico capace, non ha mai fatto mistero della sua visione particolare della pratica medica. Non mi risulta che in nessuno dei casi sospetti vi sia stata la richiesta da parte dei pazienti a porre fine alla loro vita”. Sotto sollecitazione dei meno omertosi, nel 2013 la direzione sanitaria aveva istituito una Commissione interna per valutare l’operato dell’anestesista, ma il tutto era stato liquidato classificando l’accaduto come una banale “conflittualità tra colleghi”. Negli atti della Commissione si legge anche: “La maggior parte dei decessi si registra quando c’è Cazzaniga. Ma questo è dovuto al fatto che, in quanto medico esperto e anziano, gli vengono assegnati i casi più gravi”. Parole che avevano dato il via libera all’uomo e alla sua amante, determinati nel perseguire il loro folle progetto omicida. Ad oggi, gli indagati sarebbero 15, tra medici e dirigenti della struttura ospedaliera, in primis direttore ed ex direttore. Accusato anche un militare, per cui si ipotizza il reato di omissione.

"Io ogni tanto ho questa voglia di uccidere qualcuno, ne ho bisogno" confessava Laura Taroni al telefono con il Cazzaniga, in data 25 giugno del 2015. La 40enne, moglie e madre dei due figli di 11 e 8 anni, nutriva profondo odio nei confronti di tutti i suoi familiari. Desiderava ardentemente sbarazzarsi delle “due bestie”, suo marito Massimo Guerra e sua madre. Sospettava che i due avessero una relazione, come raccontava alla cugina Filomena in una delle tante intercettazioni al vaglio degli inquirenti. Aveva fatto diagnosticare un finto diabete a Massimo, uccidendolo senza destare sospetti con crescenti dosi di cardiotonico e betabloccanti disciolti nel caffè che prendeva ogni mattina. Dopo il decesso dell’uomo, avvenuto nel giugno del 2013, e quello della madre dell’infermiera, i colleghi vedevano Laura e Leopoldo amoreggiare spensierati, come se si fossero sbarazzati di un grosso peso. Si sentivano ormai liberi di vivere la loro relazione alla luce del sole, ma puntavano a eliminare altri membri del nucleo familiare: la cognata, la suocera e il cugino della 40enne, quest’ultimo “colpevole” di farsi mantenere dalla ex moglie. Un omicidio dopo l’altro, vissuti come la più normale delle situazioni, senza alcun rimpianto. “I due indagati parlano dell’omicidio come un modo per risolvere tutte le situazioni con disarmante tranquillità”, scrivono i pm nella richiesta d’arresto. L’infermiera forniva continui spunti al medico, che, dal canto suo, accresceva il suo ego,morte dopo morte, vittima dopo vittima. “Con questo paziente dispiego le mie ali dell’angelo della morte. [...] Io sono Dio” diceva Leopoldo durante le interminabili conversazioni con Laura.

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Il desolante quadro prospettatosi dalle telefonate tra i due amanti si è fatto ancora più raccapricciante con l’analisi delle intercettazioni ambientali di casa Taroni, da cui sono emersi atteggiamenti inappropriati della donna nei confronti dei suoi due figli, da lei definiti “angelo blu” e “angelo rosso”. “Bisogna essere furbi e commettere l’omicidio perfetto: quello farmacologico, che permette di uccidere senza lasciare tracce. [...] Cosa avresti fatto dei corpi? Li avresti fatti sparire così? Non è così semplice, sono grosse eh! L’umido da noi passa solo una volta a settimana, li tieni in freezer nel frattempo? Cosa avresti fatto...non abbiamo più neanche i maiali, lo sai che non abbiamo più neanche i maiali?”. Questi i discorsi che la Taroni aveva intavolato con uno dei bambini, riferendosi alla nonna e alla zia dei due piccoli, entrambe potenziali vittime della sua follia omicida, innescata da motivi prettamente economici. Dopo il fallimento dell’azienda agricola che gestiva insieme al marito, la 40enne intendeva intascare parte dell’eredità della famiglia Guerra, con la speranza di risollevare le proprie condizioni economiche.

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Ma il particolare più agghiacciante è giunto ascoltando le parole rivolte al figlio 11enne, al quale la donna somministrava ogni sera dosi massicce di ansiolitici. "Prima la pastiglia e poi le gocce. Ormai ti sei assuefatto alla pastiglia” rispondeva Laura alle pressanti domande del bambino in merito al trattamento a cui era sottoposto. “Stamattina non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, potresti fare meno gocce?” si era lamentato il piccolo al risveglio. L’ardente desiderio di ledere la salute di chi le stava intorno superava persino l’istinto materno. “Amore, se vuoi ammazzo i bambini” aveva detto a Leopoldo in una telefonata, come se si trattasse di una banalità. Sarebbe stata capace di calpestare la vita delle creature che lei stessa aveva generato, come se non valessero nulla.

Ieri mattina, intorno alle 10:30, i due arrestati hanno preso parte al loro primo colloquio con il Gip nominato dalla Procura di Busto Arsizio, Luca Labianca. Il Cazzaniga, assistito dall’avvocato Enzo Mollica, avrebbe risposto a tutte le domande, dichiarandosi “disponibile a chiarire quanto è successo”. L’anestesista si è giustificato sostenendo che le dosi eccessive di farmaci fossero finalizzate ad “alleviare le sofferenze dei pazienti”. L’avvocato Mollica ha richiesto gli arresti domiciliari per il suo assistito.

La Taroni, invece, seguita da Monica Alberti, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. “È molto scossa, soprattutto rispetto al carcere. Sto valutando la richiesta di misure alternative, ma attendiamo l’interrogatorio di garanzia” ha chiarito il legale dell’infermiera. Intanto, i familiari delle vittime stanno attivandosi al fine di costituirsi parte civile.

Federica Marocchino

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