LA FELCE NELLA TRADIZIONE ESOTERICA

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Chi, camminando tra i boschi, non si mai è imbattuto in questa incantevole - quanto comune - pianta che chiamiamo felce?

Cresce spontanea all’ombra degli alberi e nei pressi di zone acquitrinose, prediligendo i terreni freschi e umidi. È una pianta perenne, le cui bellissime fronde possono superare anche il metro di altezza. I suoi germogli si sviluppano in primavera, raggiungendo il massimo splendore nella stagione estiva.

Pochi sanno, tuttavia, che la felce è una pianta di origini antichissime - una delle più antiche sul nostro pianeta - la cui presenza risale a circa 350 milioni di anni fa.

È da sempre considerata un’erba magica per il fatto che gli antichi non riuscivano a capire come si riproducesse; essa, infatti, non fiorisce e, quindi, non genera semi.

In realtà il suo metodo di riproduzione è simile a quello dei funghi, ovvero per mezzo di spore collocate sulla pagina inferiore delle foglie.

Tuttavia la leggenda racconta di un effimero fiore bianco che apparirebbe, una sola volta all’anno, la notte del solstizio d’estate.

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Data la sua ancestrale presenza sul nostro pianeta, sulla felce sono nate moltissime leggende.

Secondo la mitologia, la felce era la pianta consacrata al dio Pan figlio, secondo alcuni, del dio Ermes e della ninfa Driope oppure di Zeus e Callisto, secondo altri. In ogni caso fu un dio abbandonato a causa del suo aspetto di satiro; il suo corpo, in parte umano, era ricoperto di pelo, con corna sulla fronte, coda e zoccoli caprini al posto dei piedi. Pan è il dio delle selve, della pastorizia e della natura, ed è per questo motivo che la felce è protagonista di molti rituali propiziatori a lui dedicati.
Ma della felce è nota soprattutto la sua associazione alla notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno.
La leggenda narra che questa pianta abbia la capacità di generare un unico fiore di colore bianco candido la notte tra il 23 ed il 24 giugno, chiamato fiore di San Giovanni. Per procurarsi questo fiore bisogna cercare con attenzione i rizomi della felce maschio, ovvero una evoluzione morfologica del fusto, simile a una radice o a un tubero. Si tratta di una trasformazione naturale che consente alla pianta una migliore adattabilità a svolgere le proprie funzioni, come quella riproduttiva. Una volta trovato, bisogna tracciare un cerchio intorno a sé e alla felce con un coltello e restare in attesa.

Il cerchio è una barriera contro le forze maligne che si aggirano sul posto a mezzanotte. Attenzione, però, perché il fiore sboccia all’improvviso e dura un battito di ciglia!

Il mitico fiore di San Giovanni vanterebbe la proprietà di rendere invisibile chi lo possiede e di elargire poteri occulti, conoscenze e protezione contro il male.

In ogni caso, durante l’attesa, è consigliato di mettere alla base della pianta un fazzoletto bianco di seta o di lino: la felce lascerà cadere i suoi semi che porteranno fortuna a chi li possiede.

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Secondo altre leggende, sempre nella notte di San Giovanni, allo scoccare della mezzanotte, era d’uso porre alcune foglie di felce appena raccolte a contatto con gli oggetti preziosi, affinché vi fosse sempre abbondanza in quella casa.

Raccogliere, invece, le foglie di felce all’alba del 24 giugno, farle essiccare e portarle con sé, porterebbe fortuna sul lavoro.

Le ceneri delle felci bruciate nella notte del solstizio d’estate, allontanano le sciagure.

Altre credenze popolari vedono la felce come un tramite per le premonizioni. Si racconta che tenerne un rametto accanto all’orecchio o sotto il cuscino mentre si dorme, facilita i sogni premonitori. Bruciarne una manciata, allontana le entità negative e gli incubi.

Tenere una pianta di felce davanti all’ingresso di casa, ne allontana pericoli e dispiaceri.

Ogni Paese ha sviluppato, nel corso dei secoli, le proprie credenze e tradizioni.

In Inghilterra, ad esempio, ancora oggi si crede che chi si addormenta su un letto di felci sognerà, non solo i problemi che dovrà affrontare in futuro, ma anche il modo per risolverli.

In Tirolo vigeva l’usanza di mescolare i semi di felce con il denaro, affinché questo non si esaurisse mai.

Potremmo andare avanti per ore, elencando le innumerevoli proprietà esoteriche di questa pianta. Basti pensare che la felce è ripetutamente menzionata nei Grimoires, antichi trattati di magia, dove sono riportati i vari usi che ne venivano fatti.

La felce ha sempre affascinato l’uomo, non solo per le sue proprietà ma anche per la sua bellezza, quasi celasse un mondo segreto e magico, abitato da fate e folletti. I suoi germogli vengono comunemente chiamati pastorali, a sottolineare la somiglianza con il bastone pastorale del vescovo.

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Ma attenzione! La felce è tossica per l’uomo e, malgrado non sia mortale, anche gli animali evitano di nutrirsene. Tuttavia i germogli di alcune specie - anch’essi tossici se crudi - possono essere consumati cotti come verdura: sono conosciuti con il nome di Fiddleheads.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, per le sue antichissime origini e per l’uso esoterico che ne è stato fatto nel corso dei secoli, la felce simboleggia il mistero e l’ignoto. Ma ha anche tante proprietà curative.

Innanzitutto purifica l’aria dalle sostanze inquinanti, quindi sarebbe molto utile averne anche in casa.

Quanto all’uomo, nella terapia popolare viene utilizzata per curare i problemi intestinali, grazie alle sue proprietà antiparassitarie. La felce maschio, in più, è vermifuga.

Le fronde hanno proprietà antiartritiche e antireumatiche e vengono utilizzate con applicazione esterna sotto forma di polpa tintura. Inoltre sono utili per curare i disturbi respiratori, il fegato affaticato e, sotto forma di tisana, la cattiva digestione.

Insomma, come abbiamo visto, questa semplice pianta possiede un’infinità di caratteristiche interessanti.

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che spesso camminiamo accanto a delle vere miniere d’oro senza neppure rendercene conto, solo perché nessuno - o pochi - ce ne parlano.

Spero, con questo mio articolo, di aver aperto una piccola finestra sull’affascinante e segreto mondo della natura.

Simona HeArt

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