LA FARMACIA DI MADRE NATURA

Il mirto

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Il mirto, Myrtus communis, è una pianta aromatica della famiglia delle Myrtaceae, molto diffusa in Italia essendo un arbusto sempreverde della macchia mediterranea. Possiamo trovarlo facilmente anche allo stato selvatico.Il mito racconta che Venere, appena nata dalla spuma del mare, aveva trovato rifugio in un boschetto di mirto. Da qui la correlazione della pianta alla dea.Nella Roma antica, venivano messe corone di mirto beneauguranti sulla testa degli sposi, durante il banchetto nuziale, chiamato all’uopo “Myrtus coniugalis”. Nella Caput Mundi, già al tempo della sua fondazione, l’arbusto cresceva spontaneo e con le sue foglie intrecciate si incoronavano poeti e guerrieri, a patto che i loro trionfi fossero avvenuti senza spargimento di sangue.Secondo la mitologia greca, quando Dioniso scese nell’Ade per liberare la madre, gli fu chiesta in cambio una pianta di mirto, che da allora ha rappresentato l’oltretomba, emblema del naturale evolversi della vita.

cms_6395/2.jpgE’ un arbusto che arriva anche a 3 metri di altezza e si presenta come un cespuglio fitto e profumato, con una fioritura bianca e abbondante. Le foglie sono verdi e lanceolate, mentre le bacche nere o bluastre. Da esse si produce il digestivo alcolico diffusissimo in Sardegna, Corsica e Sicilia. Dalla varietà giallognola delle bacche, si produce il meno diffuso Mirto bianco, che si ottiene per infusione dei giovani germogli.Grazie al contenuto in olio essenziale il mirtolo, ricco di mirtenolo, tannini, resine, vitamina C, acido malico, citrico, geraniolo e canfene, ha proprietà balsamiche, antinfiammatorie, astringenti e antisettiche. Trova pertanto impiego in campo erboristico-farmaceutico per la cura di affezioni a carico dell’apparato digerente e del sistema respiratorio. Gli si attribuiscono benefici contro la cistite, la cattiva digestione, le emorroidi e le gengiviti. Durante la stagione invernale si può assumere come stimolante del sistema immunitario per contrastare virus e batteri.Fin dal Medioevo l’acqua distillata dai fiori era chiamata Acqua degli angeli e trovava impiego come lozione tonica per uso eudermico. Oggi in campo cosmetico, si usa anche in caso di acne e dermatite, ideale per pelli sensibili che si arrossano facilmente.Si dice Mirto, ma si legge Sardegna ,infatti sia la pianta che il liquore omonimo sono fortemente intrecciati con la tradizione e la quotidianità sarde. Il vero Mirto si degusta al naturale, col suo sapore deciso, dal gusto amaro. Per veri intenditori, ma se per voi è troppo forte, provatelo sul gelato.

Come si prepara il liquore?

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Si raccolgono le bacche, si lavano accuratamente e si mettono ad appassire per qualche giorno. Poi si adagiano in contenitori di vetro scuro, riempiti di alcool etilico a 95°, fino a sommergere le bacche. Si lasciano prima alla luce per qualche giorno e poi in un luogo chiuso a macerare per 40 giorni. Dopo aver filtrato con carta assorbente, si preparerà uno sciroppo, sciogliendo a caldo dello zucchero, in adeguata quantità di acqua. Il liquore ottenuto si travaserà in bottiglie in vetro scuro e si lascerà maturare per un paio di mesi.Foglie e rametti si usano anche in cucina per aromatizzare pietanze o preparare un buon infuso contro le emorragie o la dissenteria. Non si conoscono controindicazioni nell’assunzione del mirto, ma si sa che può dare allergie cutanee. È sconsigliato alle donne in gravidanza e ai bambini fino ai due anni di età.Una curiosità: il nome della mrtadellao deriverebbe dal termine Myrtarium ,in riferimento all’antica utilizzazione delle bacche per aromatizzare questo insaccato.

Renata Are

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