LA DIGNITA’ PERDUTA IN UNA CORSIA D’OSPEDALE

A Nola mancano posti letto e barelle: pazienti costretti a stendersi sul pavimento

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I social network sono in genere veicolo di immagini leggere e divertenti. A volte, però, la rete si rivela essere un valido strumento per denunciare situazioni al limite, quando la voce dei singoli cittadini rimane inascoltata. E’ questo il caso di una foto diffusa su Facebook e diventata virale nel giro di poche ore: due donne riverse sul pavimento di un ospedale, con un operatore sanitario chino a soccorrerle. A colpo d’occhio, si potrebbe pensare a una situazione d’emergenza, a una sistemazione temporanea, prima di trasportare le degenti nei posti letto o, al massimo, sulle barelle. Ma pare che nell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola (Napoli) si tratti ormai di una routine consolidata: in mancanza di posti, i pazienti sarebbero costretti a stendersi a terra, tra la polvere e il continuo viavai di medici e infermieri che corrono da una parte all’altra del nosocomio. Una situazione che lede non solo la già cagionevole salute dei pazienti, ma anche - e soprattutto - la loro dignità. Come si possono guarire le ferite del corpo, aprendone di nuove nell’animo? Fa male già solo immaginare la profonda umiliazione vissuta da queste persone – tra l’altro, in prevalenza anziane - che, giunte in ospedale per ottenere cure e supporto psicofisico, si ritrovano abbandonate a terra, quasi fossero sacchi della spazzatura. Il loro dolore oscenamente esposto agli sguardi indiscreti del personale e dei visitatori della struttura, piuttosto che gelosamente custodito in una stanza accogliente e “privata”.

“Ecco come vengono curati e dove vengono messo i pazienti all’ospedale di Nola”: questa la secca didascalia di chi ha postato lo scatto, seguita da innumerevoli commenti del popolo di Facebook, comprensibilmente carichi di rabbia e indignazione. “Sono stata sette giorni su dieci su una barella e un medico mi disse: ‘Signora pregate’ ” testimonia una ex paziente della struttura, lasciando trasparire l’immenso disagio vissuto sulla propria pelle.

Il feedback delle autorità si è risolto, come di consueto, in uno di quegli infiniti scaricabarile all’italiana. Tutti sembrano essere coinvolti nella vicenda, dal direttore sanitario al governatore della regione Campania, ma nessuno si è ancora assunto le proprie responsabilità. Una tragica quotidianità, i cui colpevoli preferiscono restare “dietro le quinte”, adagiati sulle loro comode poltrone.

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“Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo ’sequestrate’ due alle autoambulanze per far fronte all’emergenza venutasi a creare. Una di quelle persone era in arresto cardiaco, ma che dovevamo fare, senza letti né barelle, mandarla via? I medici hanno preferito eseguire la defibrillazione sul pavimento pur di salvarle la vita, come è accaduto. Le immagini diffuse dai media non hanno dato una bella immagine dell’ospedale, ma era l’unica soluzione per far fronte all’emergenza. L’altra persona ritratta a terra era stata messa in posizione antisoffocamento perché in preda al vomito. [...] Qui arrivano persone dall’agro sarnese, dal vesuviano, dal nolano, dall’avellinese, dall’acerrano, per un’utenza di circa 300mila persone. I medici fanno il loro dovere e danno assistenza nel miglior modo possibile, considerando anche che l’ospedale ha 107 posti letto a disposizione, mentre ne sarebbero necessari, nella norma, almeno il doppio. Noi non ci scoraggiamo, e siamo sereni, siamo pronti a chiarire tutto quanto ci sarà chiesto di chiarire” ha dichiarato il direttore sanitario dell’ospedale, Andrea De Stefano, ai microfoni di Sky TG24. Parole che forniscono una motivazione logica a quanto sta accadendo, ma che non sono sufficienti a placare le ire di chi si aspettava un servizio più attento all’aspetto umano. Chi si occupa dei malati dovrebbe sapere più di chiunque altro che ogni singola vita è preziosa e, in quanto tale, va protetta con estrema delicatezza e premura. Flebo e defibrillatori sottraggono dalla morte, ma non bastano a riacquistare il proprio benessere psicofisico, la propria identità di esseri umani, meritevoli di considerazione e rispetto.

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“Altro che De Luca commissario alla Sanità, mi interessa che prima di ogni manfrina politica si restituisca dignità ai miei concittadini. Se il Santa Maria della Pietà deve funzionare in questo modo è meglio chiuderlo, perché di ospedali così si muore. De Luca aveva promesso che non saremmo mai più stati ultimi, ci ha ridotti all’indigenza. Restituisca il diritto alla salute a un’area che conta 600 mila abitanti. Non si scarichi ora la responsabilità sui medici che tentano, pur senza strumenti a disposizione, di difendere la vita delle persone” ha commentato Paolo Russo, deputato di Forza Italia, puntando il dito contro il governatore della regione Campania, Vincenzo De Luca.

Il governatore ha risposto alle accuse annunciando l’apertura di un’indagine interna e minacciando eventuali licenziamenti. “In merito al caso denunciato da familiari di pazienti, relativo a gravi disagi riscontrati e alla carenza di barelle all’ospedale di Nola (Napoli) il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha disposto l’apertura immediata di una indagine interna per una puntuale verifica dei fatti e per accertare tutte le responsabilità” si legge infatti in un comunicato.

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La situazione è leggermente migliorata con l’arrivo in ospedale dei Nas, inviati per un’ispezione dal Ministro della Salute Lorenzin. Pare che molti pazienti siano stati trasferiti in altre strutture, affinché tutti potessero godere di un posto letto. Si starebbe perfino procedendo all’acquisto di nuove barelle. Il che è certamente positivo, ma allo stesso tempo raccapricciante: perché il personale ha deciso di dare una svolta al proprio operato solo dopo la diffusione di una foto e l’intervento dei carabinieri?

Che questa triste storia possa, perlomeno, essere un monito per chi ha a che fare ogni giorno con i pazienti, dagli infermieri fino ai dirigenti ospedalieri. Salvaguardare la loro dignità è un dovere, tanto quanto salvargli la vita.

Federica Marocchino

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