LA CINA ESPANDE I PROPRI ORIZZONTI

L’acquisto del porto di Haifa

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La decisione di Israele concernente la privatizzazione del porto di Haifa comincia con un’asta che prevede degli investimenti ingenti di centinaia di milioni di euro, compresi quelli dedicati alla costruzione e al rafforzamento delle infrastrutture del porto e circostanti. Si parla di una spesa iniziale di circa 300 milioni, seguita da ulteriori capitalizzazioni con l’obiettivo di una crescita notevole e immediata, certamente utile e necessaria per gli anni seguenti. Probabilmente i cinesi sono tra i pochi a potersi permettere uno stanziamento mirato delle risorse che avvantaggi oltremodo entrambi gli acquirenti.

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D’altro canto, gli USA temono di perdere il dominio dell’area e la continua ascesa del potere economico cinese; la problematica fondamentale concentra l’attenzione proprio sull’espansione geopolitica dello stato del Sol Levante. Qualcuno da tempo ipotizza un crack economico basato su studi statistici che pronosticano una decrescita infelice dell’economia cinese senza tener conto della incredibile capacità di adattamento e del modus operandi tutt’altro che prevedibile dello stato cinese. Come, ad esempio, il semplice fatto di cambiare in maniera repentina e a seconda delle difficoltà - testimoniato proprio da quanto sta avvenendo nel corso della pandemia da Covid-19 - cadendo sempre in piedi e attutendo il contraccolpo attraverso un altro colpo di genio. Dunque la Cina unisce le forze insieme all’Asia con Emirati Arabi e Israele mentre gli USA, spaventati, paventano un pericolo nella cessione più che ventennale del porto di Haifa allo stato cinese. Si tratta di affari, ovvio. Praticamente Israele intende ampliare le proprie vedute economiche e nel contempo ristrutturare il porto di Haifa cedendolo per 25 anni a chi, probabilmente, possiede le risorse economiche per farlo.

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L’Asia non intende rimanere indietro in quel processo di comunicazione globale che permette di vendere con un click su Internet e poi trasportare il tutto attraverso dei container. Che poi ci siano di mezzo procedure illegali o meno non fa testo; sappiamo solo che le risorse economiche ci sono e costituiscono la base di tutto. Inoltre ci sono interessi alquanto sostanziosi in ballo, tra cui la dislocazione geografica dei nuovi poteri, l’esportazione del petrolio, le postazioni strategiche militari, la problematica del 5G e le alleanze “intelligenti”.

Alessia Gerletti

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