LA CABALA

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La Cabala è una saggezza spirituale che risponde alle domande essenziali dell’uomo.

Nata circa 5000 anni fa nell’antica Mesopotamia - l’attuale Iraq - è rimasta per lungo tempo una conoscenza segreta: oggi invece se ne parla e, soprattutto, se ne scrive moltissimo.

Ciò accade perché l’uomo moderno non si accontenta più di Scienza e Religione per spiegare i fenomeni del vivere quotidiano ma sente il bisogno di un “qualcosa in più” che lo aiuti a capire chi è e cosa ci fa su questa terra.

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Parlare della Cabala è un’impresa ardua: non esistendo un testo unico di riferimento ed essendo una conoscenza volutamente ermetica, bisogna davvero immergersi nella ricerca e nello studio per approfondirne e gustarne appieno i principi.

Vediamo comunque una breve sintesi dei suoi aspetti principali: innanzitutto, cosa significa CABALA?

Il termine deriva dall’ebraico Cabal che, letteralmente, significa RICEVERE: la Cabala è appunto l’arte del ricevere, in quanto la conoscenza in essa contenuta è sempre stata trasmessa oralmente da Maestro a discepolo.

Un secondo importante significato di questa parola, spesso dimenticato, è CORRISPONDENZA: ciò significa che la Cabala fornisce all’uomo le risposte necessarie affinché sia lui stesso a trovare le corrispondenze di tali principi nella propria vita.

Attenzione, la Cabala non è una religione, non è una fede e non è appannaggio del popolo ebraico. Questo è fondamentale saperlo perché uno dei principi della Cabala è proprio quello di non essere coercitiva nei confronti di nessuna spiritualità. Non essendo legata a nessuna fede, può interagire con tutte: l’unica cosa che serve è la CONSAPEVOLEZZA.


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“L’unica cosa che conta è la CONSAPEVOLEZZA”

La Cabala è un sapere antichissimo concepito per tutta l’umanità e non solo per una parte di essa.

È un sistema integrato che opera, contemporaneamente, sul macrocosmo e sul microcosmo: così come agisce sulle realtà metafisiche, nello stesso modo agisce su quelle umane integrando, per l’appunto, corpo-mente-spirito.

Se volessimo condensare in un solo termine tutto l’insegnamento della Cabala, la parola giusta sarebbe LUCE.

Cos’è questa luce? Nient’altro che il desiderio dell’uomo di ricevere amore, benessere, felicità, salute e tutte quelle altre realtà metafisiche che gli danno conforto e sicurezza. Ma nonostante l’Universo sia disposto a riversare in lui questa Luce, l’uomo non riesce a sentirsi appagato dal proprio desiderio. Per quale motivo?

La causa è la presenza di un ostacolo, che la Cabala chiama “il VELO”.

In pratica esistono due mondi: quello dell’1% che è quello nel quale viviamo, dominato dai cinque sensi e dal “destino”, e il mondo del 99% in cui tutte le cose hanno un senso e nulla accade per caso.

Come possiamo squarciare questo Velo? Applicandoci costantemente a correggere noi stessi e trasformandoci in ciò che siamo destinati ad essere.

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La Luce, in quanto manifestazione di “Dio-Universo-Energia”, non ha che un’unica volontà: quella di donare se stessa. Ovviamente, affinché ciò accada, occorre che vi sia dall’altra parte qualcuno o qualcosa in grado di ricevere: ecco spiegato l’atto di creazione. Questo elemento ricevente viene chiamato dalla Cabala il VASO.

Fin qui tutto perfetto ma cosa è successo poi? Cosa ha fatto sì che si instaurasse un Velo tra la Luce e il Vaso?

Così come l’acqua bollente trasmette il proprio coloro al bicchiere che lo riceve, nello stesso modo colui che accoglie gli attributi della Luce, riceve anche il medesimo desiderio della Luce di donarsi. Per usare un’immagine moderna, potremmo dire che vi è una sorta di trasfusione del DNA. A questo punto il Vaso - e sto parlando dell’individuo - inizia a desiderare di essere causa della propria felicità, e ci riesce, ma in un unico modo: smettendo di ricevere.

Ecco il Velo: nel momento in cui il Vaso smette di ricevere, automaticamente respinge la Luce ed essa, rispettosa della volontà dell’uomo, si ritrae.

Questo è il punto di frattura che vede nascere l’oscurità per mancanza di Luce.

Ecco il principio del VELO - o meglio, dei 10 strati del Velo - identificati con 10 Sephiroth dell’Albero della vita.

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Come ovviare a questo problema? Amando.

Ma anche l’amore ha i suoi gradi, oggi diremmo i suoi “step”: c’è l’amore egoistico, quello che dà per ricevere, quello interessato ed anche quello disinteressato, che dona se stesso senza nulla pretendere in cambio.

Ma c’è un altro tipo di amore, estremamente puro e potente, che è quello fa di noi dei CANALI: la Luce divina, l’Energia dell’Universo ci investe e fa di noi uno strumento - un canale, appunto - per comunicare se stessa agli altri attraverso la nostra persona.

Questo è il senso delle parole di Gesù ai suoi discepoli: “Voi siete la Luce del mondo” (Mt 5,14).

Per essere canale bisogna condividere: “Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Mt 5,15-16)

Chiaramente il primo passo da compiere è quello di accogliere la Luce e di rimanere connessi ad essa, qualunque cosa accada, allenandoci come dei buoni atleti tutti i giorni della nostra vita.

Questo è il percorso che la Cabala ci indica per eliminare il Velo: così come non esiste vittoria se non si concepisce il concetto di sconfitta, allo stesso modo non si può godere del raggiungimento della Luce se non si passa attraverso le tenebre.

Simona HeArt

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