LA BEFANA VIEN DI NOTTE...

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Puntuale come un orologio a cavallo di una scopa volante una vecchina, tanto prodiga quanto bruttina, da oltre duemila anni, che sia bello o che sia brutto, attraversa i cieli per assolvere il mansionario dettato dalla tradizione: portare doni ai bimbi buoni, lasciare aglio e carbone ai monelli, decretare la ufficiale chiusura delle festività natalizie cedendo il testimone alla Candelora, la parente povera della joint venture Babbo Natale-Befana&C.

Costei è la Befana!!!! La frizzante vecchietta amata da tutti i bimbi da sempre che, oggi come ieri, aspettano che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la loro calza, posta al camino o alla finestra, si riempia dei doni desiderati.

Befana… a chi?

Glisso per lo spazio di un pugno di periodi sulla calza e sui doni e provvedo a presentarvi la sola donna al mondo che potete chiamare per nome senza correre il rischio di apparire irriverenti. Consiglio, tuttavia, vivamente di non azzardare tale tentativo dando della befana ad altre signore per scongiurare il dover sopportare, in risposta, le conseguenze di una reazione inconsulta.

Ciò anche se, come recita un antico proverbio Paese che vai e usanze che trovi. L’aspetto raccapricciante della nostra vecchina sembra, infatti, riesca persino ad attrarre stuoli maschili. Basta recarsi in Toscana, nella provincia di Grosseto e in quella di Lucca (a Capezzano Pianore, in particolare) per vederla in compagnia di aitanti Befani (nell’isola d’Elba detti Befanotti), uomini che il giorno dell’Epifania la scortano per le vie cittadine dei paesi e, intonando canti tradizionali maremmani, augurano una … Buona Pasqua. Eh, sì. Proprio così. In sintonia con la liturgia dell’Epifania in tali zone si annuncia il giorno di Pasqua con un messaggio benaugurante.

Bacucca sì ma strega… per favore, no!

Certamente la signora Befana non è proprio una bellezza. Quale femminea beltà potrebbe mai riconoscersi nel coacervo di elementi e attributi che ne contraddistinguono la persona visibilmente bacucca? Basti solo considerare gli occhi esoftalmici, il mento orribilmente scucchioso, il naso prominente e adunco, la bocca sdentata, la gobba, i capelli scarmigliati strategicamente contenuti sotto la pezzòla.

Sottolineo, pezzòla e non cappello così come maldestramente viene assai spesso raffigurata da qualche tempo: la Befana ha un caratteraccio, è vero, ma non va confusa con le streghe dagli inquietanti cappelli a punta e dalle ramaglie della scopa al contrario!!!!

I coniugi Befana e Befanotto in quel di Gazzano

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Comunque, anche relativamente alla beltà vi assicuro che esistono più verità. Per chi non lo sapesse in qualche contesto territoriale le si attribuisce persino un marito fedele (tale signor Befanotto che da secoli le sta accanto senza mai tradirla) e in altre, dissacranti come la gran parte delle espressioni del nostro tempo, è una giovine super sexy pin up (cito il dato solo per rigore espositivo precisando che la signorina è un ossimoro che, al di là del nome, è tutt’altra persona e mi concedo la licenza di riportare di seguito, dopo opportuna selezione, l’immagine più consona alla policy della testata).

La Befana vien…da dove?

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Circa le origini della Befana non c’è una ricostruzione storica che metta d’accordo tutti i befanologi. Il solo dato nel quale le esegesi degli appassionati alla ricerca concordano sta nel riconoscere nella figura un’evidente matrice pagana propria della ritualità propiziatoria che accompagnava il momento del raccolto nei territori italici ad elevata matrice contadina.

Ciò giustificherebbe l’ampia diffusione nelle aree agricole settentrionale, centrale e meridionale di figure femminili volanti (Sàtia, Abùndia, la famosissima Diana) propiziatrici della fertilità dei raccolti.

‘Eπιφάνεια era in principio

Malgrado il fatto che la nonnina dispensatrice di regali portasse sulle spalle in aggiunta al calzettone-porta-doni un discreto numero di secoli, il nome Befana (corruzione lessicale di Epifania, dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia, naturalizzata per qualche stagione in Bifanìa e Befanìa) le fu attribuito solamente nel 1535 dallo scrittore-poeta toscano Francesco Berni, probabilmente assumendo il termine popolare Pefana, corrente nei territori di Massa-Carrara nonché in Garfagnana e Versilia (seppure con tradizioni non in linea con le consuete celebrazioni dell’Epifania) o, forse, Bazâra (pronuncia Basâra) con cui la si chiamava in Liguria.

Befana superstar

Sta di fatto che la Befana nell’arco di appena 4 secoli è riuscita a divenire anche una celebrità letteraria. Nel 1549 lo scrittore Agnolo Firenzuola la citò nelle sue Rime, nel XVIII secolo il dotto fiorentino Domenico Maria Manni scrisse L’Istorica notizia delle origini e del significato delle Befane, Giovanni Pascoli le dedicò una poesia, Gianni Rodari scrisse per lei La freccia azzurra (un delizioso racconto per bambini).

E ciò senza contare la filmografia che la volle protagonista (ex multis: La freccia azzurra, film d’animazione di Enzo D’Alò [1996], Miacarabefana.it, regia di Lodovico Gasparini - film TV [2009], S.O.S. Befana, regia di Francesco Vicario - film TV [2011], La Befana vien di notte, regia di Michele Soavi [2018].

Befana VS Babbo Natale grazie ai Magi

Insomma direi proprio che la Storia, che tanto timidamente l’aveva inizialmente accolta entro i confini italici, considerando l’alto valore educativo della missione assunta dalla Befana, è stata indulgente.

Dell’antica origine legata alla propiziazione agricola non è rimasto nemmeno il minimo retaggio e, facendo tabula rasa persino dell’iniziale ostracismo della Chiesa cattolica, ha vulgato una leggenda cristianizzata grazie alla quale “se l’è battuta” con Babbo Natale vincendo a piene mani il titolo del primo personaggio natalizio erogatore di regali ai bimbi.

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Narra una leggenda risalente al XII secolo, che i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, smarrirono la strada. Una vecchina si offrì di indicare loro il cammino ma si rifiutò di accompagnarli. Quando ci ripensò prese con sé alcuni doni e si mise a cercarli, senza riuscirci. Disperata bussò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando i regali ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora continuò a volare per il mondo facendo regali a tutti i bambini per farsi perdonare.

Viva, viva la Befana

Per la gioia di grandi e piccini condivido l’incipit della filastrocca popolare dedicata.

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

con le toppe alla sottana

viva viva la Befana!

S.O.S. Salviamo la Befana

Concludo con un appello per la salvaguardia della Befana dalla possibile estinzione.

Invito tutti a considerare che viaggiando su una scopa con una calzona sulle spalle (eh, sì … il sacco è un errore iconografico dei nostri giorni: la nostra vecchina non ha il sacco!!!) la Befana non può sopportare il peso di giocattoli voluminosi, elettronici e diavolerie simili!!!! La Befana porta in dono dolcini (i befanini lucchesi e della garfagnana sono fantastici ma le altre leccornìe che offre il mercato sono comunque buone), qualche giochino (-ino-ino) e tanto amore!

Antonella Giordano

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