LAVORO DI UOMINI E DONNE AI TEMPI DEL LOCKDOW

Aumentano le disuguaglianze

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In questo periodo di recrudescenza della pandemia, ma anche nel precedente, le donne in casa, oltre a gestire la famiglia in tutte le necessità svolgono il lavoro in formula smart working. Analizziamo, dunque, l’impatto prodotto dalla pandemia e dalla recente recrudescenza sulle lavoratrici, storicamente protagoniste di un regime differenziato rispetto agli uomini. In altre parole, proviamo a verificare se e, eventualmente, in che misura in questi mesi è aumentato il divario di opportunità uomo-donna alla luce dei dati risultanti dal bilancio di genere.

cms_20195/images.jpgIl bilancio di genere: origine e storia di un documento a molti sconosciuto

Per chi non lo sapesse il bilancio di genere, o gender budgeting, è il documento di bilancio che riporta in ottica di genere le scelte politiche e gli impegni economici-finanziari di un’amministrazione.

Il bilancio di genere è, quindi, uno strumento volto ad assicurare la dovuta trasparenza della destinazione delle risorse di bilancio nel loro impatto su uomini e donne.

La storia che ha preceduto la sua implementazione negli apparati è stata particolarmente densa di sperimentazioni. Nato come strumento di analisi delle politiche pubbliche nei primi anni ‘80, il bilancio di genere è stato sperimentato per la prima volta nel 1984 in Australia.

Il crescente interesse per tale tipo di analisi si è progressivamente diffuso a diversi Stati, sostenuto sia direttamente dai Governi, che da associazioni non governative.

Ad oggi si contano circa una quarantina di Paesi impegnati nel Bilancio di genere, soprattutto diversi Paesi del Commonwealth, africani, asiatici ed europei.

In Italia, il bilancio di genere è stato sperimentato per la prima volta nel 2001. A partire dal 2002 la diffusione è stata capillare anche nei Comuni e nelle Province. Al momento viene adottato in oltre 60 realtà, centrali e periferiche.

Uomini e donne. Disuguaglianze pandemiche

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Per le donne una delle conseguenze della seconda fase della pandemia, che si sovrappone ai cronici problemi lavorativi (tasso di occupazione più basso del 18%, reddito inferiore del 25% rispetto agli uomini) è il rischio che, oltre a rimanere "confinate in casa", aumenti il divario di opportunità rispetto agli uomini.

Uomini e donne sono, infatti, influenzati diversamente dalle decisioni di bilancio non solo in relazione alle specifiche politiche, ma anche in relazione alle loro diverse situazioni socio-economiche, ai bisogni individuali e ai comportamenti sociali.

cms_20195/parità_di_genere.jpgDa ottobre sul tavolo delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato c’è un copioso “Bilancio di genere" e si auspica che il Parlamento assuma le necessarie decisioni dirette a migliorare la condizione delle donne in tutti i campi.

I dati contenuti nel Dossier/Bilancio di genere provengono da autorevoli fonti: l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere-EIGE, la Caritas, l’Istat, l’Ispettorato nazionale del Lavoro e rivelano che ancora oggi il 51% degli italiani ritengono che "il ruolo primario della donna è occuparsi della cura della casa e dei figli".

Altri dati significativi provengono dal fronte economico, dove il reddito medio delle donne rappresenta circa il 59,6% di quello degli uomini a livello complessivo.

Circa i ruoli professionali, solo il 3% delle donne ricopre la carica di amministratore delegato nelle grandi società e aziende quotate, contro il 97% degli uomini.

Per restare in tema di disuguaglianze, anche l’ultimo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro rivela che, nel secondo trimestre 2020, ci sono 470.000 occupazioni femminili in meno, con una diminuzione del 4,7% rispetto all’anno precedente.

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Concludo il quadro della situazione con un dato di “tiepida” positività: nel periodo 2005-2017 l’Italia, pur essendo l’ultimo tra i Paesi dell’Unione Europea a sanare i divari nel mondo del lavoro, risulta essere il primo in cui si è registrato complessivamente il maggiore progresso sul tema del ’Gender equality’.

La strada da percorrere è ancora tutta in salita.

Francesco Leccese

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