L’ospedale Grifoni di Amatrice: dal rischio all’unità di “Osservazione breve intensiva

Storia incredibile di un miracolo italiano. Il rischio di crollo che diventa reparto

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Dalla patina della solidarietà che ha dimostrato come l’Italia resti una Nazione dal grande cuore, malgrado gli stenti a cui è sottoposta gran parte della popolazione stretta nella morsa dell’impoverimento, iniziano a venir fuori le prime magagne. Ad Amatrice come ad Accumoli o ad Arquata.

Ridenti paesini polverizzati da un sisma al sesto grado della scala Richter che in condizioni di corretta edificazione non avrebbe certamente decimato tutta quella gente. Anziani, bambini, animali. Intere famiglie cancellate in pochi minuti dalla faccia della Terra, ree di abitare in case fatte di pietre e sogni che mai avrebbero pensato, li avessero traditi.
Una scuola venuta giù come fosse di pasta frolla, pesanti superfetazioni di cemento armato utilizzate per realizzare attici e terrazze, un piano di rischio del paese presentato in ritardo e con i minimi dettagli tecnici.

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Deformazioni alle quali un’Italia ipocrita e garbugliona ci ha tristemente abituato, ma che ci scandalizzano sempre a posteriori invece che indignarci prima. Responsabilità che le polveri ci obbligano a respirare e le macerie a guardare. Colpe di tolleranze, certificazioni, sanatorie che da sospetti si cristallizzano in realtà, in reati specifici che lasciano intravedere spesso ipotesi associative.

Non si può soprassedere. Per 294 volte, tanti sono i morti, ricorre l’obbligo morale di pretendere giustizia.

Ad indagare due Procure, quella di Rieti, guidata dal procuratore capo Giuseppe Saieva e quella di Ascoli, coordinata dal suo collega Michele Renzo, oltre all’autorità nazionale antimafia e dall’anticorruzione di Raffaele Cantone.

Hanno aperto un modello 45, il primo atto di un procedimento che si prospetta lungo, a giudicare da quanto sta emergendo.

cms_4476/foto_3.jpgLe ipotesi per il dott. Saieva sono due: disastro colposo e omicidio colposo.“Tutti pensano che una tragedia simile non sia potuta accadere solo a causa deldestino, ma appunto tutti lo pensano: nostro compito è verificare se c’è anche una responsabilità, unacolpa umana. Prenderemo tutti gli atti del Comune, permessi, concessioni, relazioni tecniche e studieremo caso per caso, edifico per edificio” ha detto il magistrato. I resti del Comune sono stati posti sotto sequestro. Nessun pericolo dunque che gli atti possano essere trafugati. Sarà sulla base di quei documenti che si ricostruirà la memoria di un paese, Amatrice, fatta di leggerezze, ma anche di irregolarità secondo una prima ricostruzione della polizia giudiziaria che indaga per conto del l’Anticorruzione.“Durante il sopralluogo – continua il procuratore - alcune cose mi hanno colpito: (a un edificio) erano crollati solo i solai, a occhio significa che chi ha fatto i lavori ha abbondato nell’uso della sabbia a scapito della malta”.

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E poi il dubbio che qualcuno possa aver costruito dove non doveva. Come l’hotel Roma che affaccia sul vuoto della valle sottostante.Il solito sistema del male, della disonestà, della grettezza, posato sulla precarietà di strutture marce, che condanna a morte gli ignari per ingozzarsi di denaro elargito o promesso, per ottenere favori, spesso nomine. Un giro fatto di amici degli amici in cui se ci stai consegui beneficio, se non ci stai sei un numero e spesso pure un pericolo.

Basta! Occorrono controlli, imposizioni se necessario. Serve vigilare su tutti i primi cittadini i cui poteri si basano sulla presa in giro del federalismo che ha favorito, in molti casi, la tutela dell’interesse privato a scapito del collettivo.

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Una miope legge del più forte, di chi governa più voti, elargiti in cambio di qualcosa. È questo atteggiamento che ha funto da presupposto al deficit in Regioni e Comuni e che ha esposto medici e pazienti dell’ospedale "Francesco
Grifoni", alle porte di Amatrice, al pericolo per sette lunghi anni.

Dal 2009 la struttura aspetta infatti l’adeguamento sismico ritenuto, dopo il terremoto dell’Aquila, "urgentissimo e indifferibile". I soldi c’erano , ma i lavori si sono persi nei meandri di una vicenda burocratica correlata a presunti abusi e favoritismi.

Correva l’anno 2008. La Regione decide di stanziare 12 milioni per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei piccoli presidi sanitari. La Asl di Rieti stila un progetto esecutivo di adeguamento alle norme antincendio e rifacimento degli ascensori. Stima una spesa pari a 1,5 milioni di euro. Il piano è approvato.

Fin qui tutto regolare. Il 6 aprile 2009 un violento sisma con epicentro a L’Aquila fa tremare Amatrice. Il Grifoni regge, ma riporta diverse lesioni da cui la necessità e l’urgenza di metterlo in sicurezza.

L’ospedale è strategico e la Protezione Civile spinge affinché sia utilizzabile quanto prima.

Si temono altre scosse e serve un presidio che accolga eventuali feriti sul versante reatino. È il giugno 2009.

Tanto fa e tanto dice la Protezione Civile che la Regione Lazio delibera nel 2010 il finanziamento di 2,1 milioni di euro per l’adeguamento sismico.

La Asl di Rieti rimette mano al progetto originario – quello degli ascensori e della normativa antincendio – e lo amplia, portandolo a un valore di 7,1 milioni.

Una ristrutturazione generale, comprendente anche l’adeguamento sismico, di cui tanto in questi giorni si è parlato.

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S’indice la gara. Se l’aggiudica un’ATI (associazione temporanea di imprese) la cui capofila è la “Ccc” (Consorzio Cooperative Costruzioni), colosso nel settore edile.

Bene – penserà il lettore – sono stati fatti i lavori”. No purtroppo perché accade il paradosso: la Regione li definanzia.

Che vuol dire? Che si è ripresa i soldi.

Perché? Questo sarà la Procura di Rieti a scoprirlo, anche in considerazione che l’allora vigente legge regionale 17 febbraio 2005 n. 9 all’art. 30 comma 2, lasciato immutato dalla legge di stabilità regionale del 2015, prevede che “i finanziamenti concessi agli enti locali e da loro utilizzabili solo con procedura di gara, sono confermati negli esercizi finanziari successivi a quello relativo all’anno di finanziamento”.

Sta di fatto che i lavori non si fanno. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice s’indigna. La giunta pende per la proposta romana della riconversione. Pirozzi allora si arrabbia e minaccia "la secessione dal Lazio". Ciò si verifica tra il 2012 e il 2014.

cms_4476/foto_7.jpgIl sindaco dà battaglia. Nella cittadina tutti lo amano. Ottiene la realizzazione di una nuova unità di "Osservazione breve intensiva" del pronto soccorso. Due posti letto in più destinati ai pazienti che non hanno bisogno di un ricovero immediato.

Della pratica dell’ospedale si è occupato l’ingegnere Marcello Fiorenza, direttore dell’ufficio tecnico patrimoniale della Asl reatina, da un anno indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Rieti.

Dall’urgenza della messa in sicurezza si è arrivati alla concessione di due ulteriori posti letto.

Bizzarro come l’esposizione al rischio si sia dissolta nel giro di pochi anni.

“Il primo requisito di un ospedale – diceva Florence Nightingale – dovrebbe essere quello di non far del male ai propri pazienti”.

Al procuratore Saieva e ai suoi magistrati spetta un corposo lavoro.

Massimo Lupi

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