L’evoluzione della televisione corre sul web

Possibili scenari di un prossimo futuro. Già presente.

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Ricordo tempi lontani, analogici, di quando ci si sedeva in religiosa attesa davanti al televisore di casa, aspettando che quei grossi tubi termoionici, le famose valvole, si scaldassero e lentamente come da una nebbia che si dirada su uno schermo arrotondato, prendessero forma immagini sbiadite, tinte di sole tonalità grigie che, per convenzione, chiamavamo ”in bianco e nero”.

cms_4600/foto_2.jpgDunque all’inizio era solo l’antenna, il passo successivo la parabola, ora è il web il campo dove si gioca la sfida per rinnovare il modo di vedere la tv.Il Bel Paese si immerge nella televisione attraverso la Rete, da guardare non solo a casa, ma anche e soprattutto in mobilità. Mobilità intesa come espressione di un desiderio di libertà, quindi di comodità nella fruizione di contenuti in ogni dove, al mare come in montagna, a scuola, in automobile, sul treno, in autobus e intercambiabilmente su diversi dispositivi: non soltanto su un televisore connesso a internet (smart tv) ma sullo smartphone, sul Tablet, sul PC portatile, in Italia come all’estero. Tutto sempre a portata di mano, sempre disponibile e con standard qualitativi che si elevano sempre più.Non più spettatori passivi di palinsesti cosiddetti “lineari” non flessibili, ancorati a dettami anacronistici di vecchie logiche di visione.

Ora la mission è rendere disponibile un’infinità di contenuti per permettere a chiunque di personalizzare, in base a gusto ed esigenza, una programmazione che soltanto un “device connesso” alla rete può realizzare. Ecco dunque rivoluzionata una prospettiva di fruizione fino a qualche anno fa considerata assolutamente inamovibile. Almeno da noi.

Recenti rilevazioni ci dicono che l’italiano medio, di età compresa fra i 15 e i 50 anni, trascorre molte più ore davanti a computer e smartphone che davanti a un televisore, mentre ben uno su due preferisce guardare i contenuti televisivi sul web piuttosto che in TV. Ancora, una persona su cinque non guarda più la televisione tradizionale, ma segue i programmi preferiti direttamente sul web.

OTT (Over The Top Television) “Tele cambiamento epocale”. Imprese che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi e contenuti, siano questi serie TV, film, dirette di eventi sportivi, show.

Il ricavo?

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Deriva in prevalenza dalla vendita tanto di contenuti e servizi quanto di spazi pubblicitari. Voilà una miriade di film a noleggio o in vendita con un prezzo diverso a seconda della qualità di riproduzione e dell’uscita nelle sale cinematografiche.

Non c’è bisogno di un’infrastruttura nel senso stretto del termine. Questo l’elemento di sostanziale innovazione, a cui si aggiunge il vantaggio del taglio degli ingenti costi di trasmissione e gestione della rete.Nessuna spesa per satellite o multiplex del digitale terrestre.Basta la rete internet, che già arriva nella maggior parte delle case, per avviare un rispettabilissimo business dal sapore tecnologico, rivolto al mercato globale.

Perché preferirlo?

Perché l’on demand non è solo il futuro, ma già il presente. Perché i nuovi scenari dell’economia obbligano a strategie di marketing basate non solo sul feedback, ma sull’interscambio che vuole l’utente parte attiva nel processo produttivo.

Unica imprescindibile condizione: avere una connessione a banda larga.

Già, la banda larga, la cui assenza, insieme agli interessi dei grandi broadcaster nel mercato televisivo, ha impedito l’affermarsi di nuovi competitors in questo settore.

L’arretratezza tecnologica italiana ha allargato, rispetto a tutte le aree del globo più evolute, la forbice del digital divide, quel divario, nella sua più ampia accezione, tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie (utilizzo della Rete e conoscenza dei dispositivi con i quali navigarci) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale.

Mancava da noi un’adeguata infrastruttura di rete in grado di portare nelle case di chiunque la chiave d’accesso al mondo digitale.

Il 3 marzo dello scorso anno il Governo ha approvato il piano per la crescita digitale “Strategia Italiana per la banda ultra larga” che entro il 2020 raggiungerà – si spera - gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea.

Sulla base del citato atto del Consiglio dei Ministri, è stata adottata la delibera 6 agosto 2015, n. 65 dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) che costituisce il fondamento giuridico dell’assegnazione delle risorse pubbliche per gli investimenti previsti dalla “Strategia”.

L’obiettivo è quello di raggiungere una copertura ad almeno 100 Mbit/s fino all’85% della popolazione italiana, una copertura ad almeno 30 Mbit/s della totalità della popolazione italiana e una copertura ad almeno 100 Mbit/s di sedi ed edifici pubblici e delle aree di maggior interesse economico.

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Un bel salto di qualità che può dare un grande impulso alla crescita economica.Il divario digitale del Paese appare ben evidente dal Digital Economy and Society Index (DESI) 2016, elaborato dalla Commissione Europea sulla base dei dati del 2015. L’Italia è quartultima su 28 Paesi Membri. Dei cinque parametri principali, la maggiore criticità riguarda la “connettività”, per la quale il Paese è al penultimo posto.Tali dati sono chiari indicatori di come logiche e strategie di mercato impongano di ridurre drasticamente le distanze in tempi ravvicinati.

Appare poi quantomeno curioso che in Italia i due primi operatori di OTT TV siano stati, in ordine di debutto, Mediaset e Sky, rispettivamente con “Infinity” e “Sky online “ (dal 24 giugno scorso NowTv).che hanno iniziato la loro storia col chiaro intento di contrastare il vero gigante di settore, con oltre 75 milioni di abbonati in tutto il mondo, ossia Netflix, il cui debutto sul mercato italiano risale al 22 ottobre 2015. Ebbene è significativo un dato emerso. gli abbonati a tale piattaforma sul territorio nazionale si aggirano attorno ai 280.000 (compresi coloro che stanno effettuando il periodo di prova), ma il dato sensibile è che a settembre 2015 lo streaming in Italia contava su circa 200.000 spettatori.

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All’arrivo di Netflix i numeri hanno registrato un’impennata.A gennaio 2016 gli spettatori si sono triplicati, raggiungendo un dato significativo anche per una piccola realtà come la nostra.In una recente dichiarazione, Reed Hastings, boss di Netflix, ha affermato che entro 15 anni la tv tradizionale non esisterà più. Secondo lui nel 2030, ad eccezione degli eventi in diretta, inizierà su richiesta dello spettatore e sarà distribuita via Internet.

Insomma, che cosa dobbiamo aspettarci? Davvero la tv come la intendiamo oggi è destinata a morire?Se gli ascolti scendono e i più giovani migrano in massa sulla rete, avendo perso l’abitudine di stare davanti a un televisore sempre più lontana dallo spirito del tempo e dalle loro inclinazioni, non è difficile credere che le previsioni di Hastings possano avverarsi.

Intanto inevitabilmente cresce il numero degli italiani connessi a Internet. Nel 2015 sette su dieci navigavano sul web e uno su due aveva un profilo Facebook. Dal 2013 gli internauti sono cresciuti del 7,4% secondo il Censis.

Solo il 5,2% però si connette con la banda ultralarga.Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani.Cresce la fruizione della web tv che oggi arriva al 23,7%, in aumento di 1,6 punti percentuale rispetto al 2013. Un incremento viene registrato anche dalla mobile tv che arriva all’11,6% (+4,8%), mentre il 10% degli italiani usa la smart tv connessa in rete.

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I tablet hanno una presenza in Italia che è raddoppiata negli ultimi due anni (il 26,6%) mentre l’uso degli smartphone è in crescita (+12,9%), essendo utilizzati da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), merito di nuovi sistemi di accesso mobile a banda larga (Broadband Wireless Access) con tecnologie quali il 3G con l’UMTS e quelle di quarta generazione, ossia il 4G (LTE Advanced) che grazie allo standard DVB-H (Digital video broadcasting handled) permette di usufruire della TV sul telefono cellulare, oltre che videochiamare. Così i dispositivi portatili diventano l’anello di congiunzione della catena digitale, tra fruizione esterna e quella interna a mezzo protocollo wi fi.Ne è passata di acqua sotto i famosi ponti da quando ci rimaneva difficile distogliere lo sguardo da quel puntino che si formava appena spenta la tv proprio al centro dello schermo e che pian piano si assottigliava fino a sparire...

Fine delle trasmissioni.

Massimo Lupi

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