L’OPINIONE DEL FILOSOFO

Implicazioni etiche:del progresso tecnologico e la libertà della scienza

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In tema di progresso tecnologico bisogna sollevare la questione: “la scienza deve essere libera?”, ossia: “Il valore della libertà della ricerca scientifica deve essere salvaguardata dalle esigenze dell’etica?”.

La tradizione occidentale

La tradizione occidentale, istituita sull’etica del dialogo aperto a partire dall’atteggiamento socratico che l’opera di Platone ci restituisce, porta con sé il rispetto dell’altro che non dimentica il rispetto di sé, in cui l’ascolto e il contributo – i due inseparabili momenti del dialogare – possono strutturare un pensiero libero e responsabile, legato all’assolutezza dell’apertura all’altro ed alla non-violenza. Il termine “assolutezza” sta ad indicare che l’apertura all’opinione altrui, alla non-violenza ed alla possibilità di critica, sono valori da difendere e proteggere.

La pratica della libera confutazione e della messa in discussione del principio di autorità sono elementi che la scienza eredita dalla filosofia europea. Il principio della libertà della scienza e della critica delle idee è una conseguenza della pratica del dialogo aperto in filosofia. La scienza sperimentale, nel momento in cui nasce, non è che philosophia naturalis, filosofia riguardante eventi naturali condotta col metodo innovativo delle esperienze sensibili sottoposte a misurazione quantitativa. La capacità di portare avanti un confronto antidogmatico, sorretto dalle esperienze e dalle osservazioni, è un portato genuino della filosofia.

Ma il principio della libertà della scienza non concede alla scienza la libertà di agire indipendentemente dal fine della salvaguardia della dignità dell’uomo e della biosfera; essa è piuttosto conseguenza diretta della aperta capacità dialogica della filosofia, quando la difesa della cultura del dialogo diviene un compito primario nella nostra età tecnologica. La riproposizione della cultura del dialogo si esplica come genuina apertura all’altro e alle sue opinioni e nella valorizzazione della libertà di critica, come esperienza propria della filosofia e della cultura illuministica occidentale.

La tradizione occidentale è una tradizione di pensiero fortemente caratterizzata dall’umanismo, ossia dal pensiero della “cura” e della salvaguardia dell’umano. Tuttavia, la cultura della cura dell’umano è caduta in una alienazione tecnologica e antropologica in cui l’incuria e le difficoltà di organizzazione politica causano il disastro ecologico ed il profondo malessere economico che stiamo vivendo.

cms_25055/1.jpgRiguardo all’aspetto etico specifico, la scienza si è sostanzialmente mossa a prescindere dalle valutazioni morali e dalle filosofie dell’ esistenza delle varie culture umane: è stata semplicemente portatrice di un umanismo indeterminato, che ha sostenuto l’obiettivo di un aumento del potere sulla natura perpetrato attraverso l’aumento delle conoscenze. Ci domandiamo se, una volta individuate le linee-guida per indirizzare uno sviluppo tecnico che vada incontro alle più urgenti problematiche della ricerca cui la scienza deve rispondere, i programmi di ricerca e l’attività degli scienziati possano ritenersi liberi dagli obblighi dell’etica. I rapporti fra la ricerca e i valori morali delle diverse culture e delle diverse concezioni dell’esistenza umana richiedono una maturazione etica delle pratiche scientifiche che finora è stata largamente carente.

Il grande progetto rinascimentale, che guidò sia Galileo che Leibniz, in cui la filosofia nel suo farsi scienza si identifica, ossia il progetto di una comprensione razionale totale dell’essente e in cui le scienze, pur nella loro estrema specializzazione, riconoscono la loro origine filosofica, deve essere ripreso. Da questo punto di vista, l’unico progresso che possiamo concepire è quello che porta all’armonia fra uomo e natura, alla ricerca politica del “bene comune” per le società tecnologiche, alla salvaguardia degli ecosistemi, all’armonia economica e sociale fra i popoli: la tecnica deve farsi strumento di questo fine, non costituirsi essa stessa come fine alienato, concentrata nell’accumulazione delle conoscenze, nello sfruttamento del lavoro e dell’ innalzamento della produttività.

La “La lettera sull’umanismo”: da Heidegger a Marcuse

cms_25055/2_1646363182.jpgHeidegger, nella “Lettera sull’umanismo”, allude ai fini, ai valori morali ed alla visione che tende alla protezione della specie umana, anzi, sono questi i fini della scienza, prima ancora dell’aspirazione al sapere e della ricerca della verità. La scienza è dunque libera, ma non dal vincolo che le impedisce di diventare disumana. Nella “Lettera sull’umanismo”, Heidegger propugna non un anti-umanismo, come potrebbe apparire, ma un pensiero consapevole della finitezza dell’uomo. In questo senso la responsabilità a cui facciamo riferimento è quella di uscire dalla crisi di corrispondenza di cui parla Heidegger nella Lettera; solo vincolando la scienza alla responsabilità è possibile “un raccoglimento e un ordinamento del progettare e dell’agire che corrispondano alla tecnica”.

Nella continuità di pensiero che va da Husserl a Heidegger, che inaugura la grande riflessione sulla tecnica, proseguita poi nella seconda metà del Novecento da Marcuse e Jonas, è interessante notare come Husserl faccia già riferimento agli interessi economici connessi al progresso tecnico-scientifico. Questo riferimento non è di poco conto: il superamento del principio di Hume, che pone una cesura insuperabile fra ontologia ed etica, implica che la fondamentale libertà della scienza si traduca nel richiamo alle sue responsabilità sociali e politiche.

L’etica della responsabilità: da Levinas a Jonas

cms_25055/3.jpgAnche nell’etica della scienza, e nella considerazione filosofica della scienza, è opportuno che si produca quella stessa rivoluzione che nel XX secolo è stata portata avanti soprattutto da Lévinas e da Jonas: l’ispiratore dell’idea di responsabilità come fondamento dell’etica, prima di Lévinas, fu nel Novecento Dietrich Bonhoeffer.

Il valore della libertà deve essere sostituito, come fondamento, dal valore della responsabilità e dalla solidarietà, che possa equilibrare i rapporti materiali fra i popoli e salvaguardarli dalla povertà e dall’indigenza.

Marcuse e Jonas mettono l’accento sul fatto che i monopolismi capitalistici sono profondamente coinvolti nel progresso tecnico-scientifico: sono essi, di fatto, a guidarlo. Con l’avvento dall’epoca industriale, e specialmente con la seconda rivoluzione industriale dell’Europa di fine Ottocento, l’economia capitalistica delle grandi potenze occidentali ha potenziato enormemente lo spirito scientifico, ma contemporaneamente lo ha asservito e costretto in binari rigidi e predeterminati.

Da questo punto di vista la critica proposta da Marcuse alla società tecnologicamente avanzata si muove sullo stesso terreno della critica che Husserl muove alla scienza positivista. Ciò che era per l’uomo “ricerca della verità” si è via via trasformata in “ricerca della verità in ambiti specifici sottoposti alle urgenze dell’impiego tecnico, nel suo progredire in funzione dell’economia industriale”, vista come una forma di alienazione della scienza. Come dimostrano le riflessioni di Marcuse sulla società industriale e tecnologica e quelle di Jonas sul potere fuori controllo della tecnica, ancor prima della riflessione filosofica, del disastro ecologico e della disumanità economica del capitalismo indifferente, abbiamo oggi molte più ragioni di autentica preoccupazione.

cms_25055/4.jpgA causa del disastro ecologico e del disastro economico-umanitario, a parte le macro cause contingenti, è possibile individuare - grazie alla riflessione sull’umanismo che dalla “Crisi delle scienze europee” di Husserl attraverso la “Lettera sull’umanismo” di Heidegger giunge alle analisi di Marcuse e Jonas – alcune cause profonde nell’ atteggiamento di pensiero che nasce da concezioni esistenziali tipicamente occidentali e dalla loro corruzione : il distacco della filosofia dal suo fine proprio che è la ricerca del bene comune e della felicità; la dimenticanza da parte delle scienze della loro provenienza filosofica; il configurarsi dell’oggettività scientifica come distacco e disinteresse etico del soggetto per il mondo; il distacco dell’operare causale e del progettare umano dal senso di responsabilità ad essi connesso.

cms_25055/5.jpgA tali cause, legate al divenire storico della cultura europea, possiamo aggiungerne altre: alla perdita di rispetto per l’ambiente naturale e per gli ecosistemi, dovuta alla cesura fra soggetto e oggetto e al fraintendimento in cui l’uomo è caduto riguardo al suo potere tecnico nei confronti del mondo naturale; la perdita del valore della fraternità fra gli uomini come causa degli incolmabili squilibri economici nei quali attecchiscono le guerre, le divisioni geopolitiche e il terrorismo; lo smarrimento del valore della dignità della persona come fulcro etico e fondamento pratico dei diritti umani.

È riflettendo su queste cause profonde del disagio contemporaneo, e in una certa forma di sacrificium intellectus per la scienza, che il pensiero - certamente più il pensiero politico che quello filosofico -, dovrebbe operare per trovare una via d’uscita all’alienazione tecnologica ed applicare l’ὀρθὸς λόγος aristotelico, quel senso di equilibrio connaturato all’uomo, che è il risuonare dell’armonia nel mondo umano.

Bisogna ricondurre le scienze e l’uomo al loro vero telos . Ciò che si impone è di superare e negare - come fa Husserl -, il valore puramente industriale delle scienze, privilegiando la sfera etica, rispetto alla sfera conoscitiva. Per tradurre in realtà queste premesse, è necessario un radicale rinnovamento del modo in cui l’etica è concepita e vissuta, e questa urgenza cresce al crescere delle responsabilità di cui ciascuno di noi è investito.

Ritenendo che la filosofia abbia la vitalità e la responsabilità di indicare l’ambito generale di soluzione dei più gravi problemi che si prospettano all’uomo del XXI secolo, crediamo nell’atteggiamento e nella tradizione dialogica del pensiero occidentale, quale strumento vitale per superare i pericoli generati dal sodalizio fra capitalismo indifferente, scienza deresponsabilizzata e tecnica spersonalizzata nella πόλις globalizzata.

Gabriella Bianco

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