L’OMBRA DI ERDOGAN SULLE UNIVERSITÀ TURCHE

Quasi un anno di manifestazioni di protesta per l’Università del Bosforo

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Torniamo indietro al 4 febbraio 2021. Istanbul e la Turchia intera assistono, inizialmente inermi, alla discesa in piazza degli studenti della prestigiosa Università del Bosforo. Il motivo delle proteste, ancora in corso senza soluzione di continuità, è l’opposizione alla nomina del nuovo rettore dell’ateneo. La più alta carica universitaria per l’istituto accademico in questione era stata individuata da niente di meno che Recep Tayyip Erdogan. Da quel giorno, ogni mattina, decide e decine di iscritti e docenti si riuniscono sul prato del campus. Vestiti con la divisa accademica, voltano le spalle all’ufficio del rettore chiedendone le dimissioni. Il protagonista di questa controversa storia è Melih Bulu, ingegnere con dottorato in finanza e anni di insegnamento in carriera. Ma la voce del suo curriculum che desta stupore è la sua candidatura, datata 2015, all’AKP. Per questo tentativo fatto col partito di governo stringe amicizia col presidente Erdogan, che con decreto presidenziale lo mette a capo della più prestigiosa università turca.

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Questa nomina va contro i principi di uno dei migliori e più selettivi atenei del paese, con una lunga tradizione liberale nella sua storia e dove gli studenti apprendono solamente in lingua inglese. L’annuncio di Bulu come rettore, come prevedibile, nei giorni seguenti causa l’allargamento delle proteste anche ad Ankara, Smirne e città limitrofe. Questo perché il decreto presidenziale in questione veniva visto come un tentativo di aumentare l’influenza del capo di stato sul mondo accademico, dato che impongono rettori di nomina governativa. Trecentotrenta giorni dopo, a quasi un anno lo scoperchiamento del Vaso di Pandora, la protesta continua. Ad annunciarlo sono gli stessi studenti e docenti protagonisti delle manifestazioni, riuntisi a quasi un anno dallo scoppio delle contestazioni.

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Il risultato atteso dagli iscritti accademici, ovvero che siano le università a scegliere i propri rettori e non il governo ad imporli, non è ancora arrivato. E la richiesta della contestazione non è un castello in aria, visto che il precedente decreto, approvato dopo lo stato di emergenza dichiarato all’indomani di un fallito golpe e datato 2016, lo consentiva. Nell’arco degli ultimi undici mesi la protesta dell’Università del Bosforo ha raccolto una grande partecipazione e solidarietà, sia dagli atenei americani con cui è legata che dagli istituti accademici di tutto il mondo. La risposta del governo, tuttavia, è stata pesante. Molte proteste sono state represse violentemente dalle forze dell’ordine, nonostante il carattere pacifico del movimento. Alcuni docenti sono stati sollevati dai loro incarichi per aver sostenuto le contestazioni, centinaia di studenti sono stati arrestati e successivamente rilasciati mentre due sono ancora detenuti. Erdogan stesso aveva appellato gli studenti come “terroristi”, certificando come la sua Turchia sia quanto di più vicino possa essere ad una polveriera.

Francesco Bulzis

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