L’OMBRA DELL’ISIS SULL’EUROPA

Un 12enne aveva progettato un attentato in Germania per conto dello Stato Islamico. Ora più che mai è necessario non abbassare la guardia

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Il settimanale Focus ha riportato qualche giorno fa una notizia sconcertante: il 26 novembre, a Ludwigshafen (Germania sud-occidentale) sarebbe stato sventato un terribile attacco terroristico. Il 5 dicembre, dietro un cespuglio nei pressi di un mercatino natalizio, è stato rinvenuto uno zainetto contenente un barattolo colmo di esplosivo, chiuso con nastro adesivo e chiodi. Avrebbe potuto uccidere migliaia di persone, ma non è esploso, forse a causa di un difetto di miccia. Alcuni passanti hanno segnalato alla polizia lo zaino abbandonato e gli artificieri lo hanno fatto brillare.

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“Una notizia che fa trasalire”, questo il breve commento di Steffen Seibert, portavoce del governo tedesco. La Procura federale di Karlsruhe avrebbe aperto un’inchiesta subito dopo il ritrovamento dell’ordigno, ma la notizia sarebbe venuta alla luce solo in questi giorni “per motivi di tattica investigativa”, come confermato dal vice portavoce della Procura, Stefan Biehl. In un primo momento, la polizia aveva parlato di materiale infiammabile, ma non esplosivo. Oggi, invece, Focus conferma l’ipotesi di una vera e propria bomba rudimentale, che avrebbe potuto dar vita a un attentato in piena regola.

Le indagini hanno rivelato una verità ancor più triste e sconvolgente: l’autore del potenziale attentato è un ragazzino di soli 12 anni, nato nella stessa cittadina tedesca ma di origine irachena. Il piccolo jihadista, probabilmente “istigato o guidato da un ignoto militante dell’Isis”, avrebbe fatto tutto da solo, costruendo la bomba in casa e organizzando nei minimi dettagli il suo “colpo”. Fortunatamente, che sia per incompetenza del ragazzo o per semplice scherzo del destino, il suo piano non si è concretizzato. La notizia, però, è di quelle che fanno tremare. L’Isis sembra averci concesso un periodo di tregua, ma la sua violenza è sempre pronta a manifestarsi. Fa male pensarlo, ma il pericolo è sempre in agguato, una spada di Damocle che pende sulle nostre teste e getta un’ombra scura sulle nostre vite. La sorte non sarà sempre benevola come lo è stata in questo caso, dunque questo “rischio scampato” è da prendere come un forte segnale a non abbassare la guardia. L’Europa non deve smettere di difendersi, anche se lo Stato islamico sembra aver rallentato le sue attività sul fronte occidentale.

cms_5135/3.jpg“I sostenitori di questa ideologia perversa restano in Europa e si nascondono nel suo territorio. Attualmente nella UE potrebbero trovarsi 80 terroristi che condividono ciecamente le idee dell’Isis. E’ necessario fare tutto il possibile per contrastare la minaccia terroristica con la cooperazione della UE e delle potenze mondiali” sostiene Alexander Černý, deputato del Partito Comunista di Boemia e Moravia e vicepresidente della commissione Difesa della Camera bassa del Parlamento ceco, in un’intervista al magazine online Sputnik. Lo stesso giorno del ritrovamento della bomba a Ludwigshafen, la Commissione Libertà Civili del parlamento europeo ha approvato la proposta, avanzata il 17 novembre scorso, di inasprire le misure contro i foreign fighters, gli europei che hanno scelto di affiliarsi con lo Stato Islamico, e i “lupi solitari”: anche chi incita alla violenza, senza compiere concretamente atti terroristici, sarà giudicato penalmente in base alle direttive europee. La legge, che sarà sottoposta in ultima istanza ai ministri dell’aula di Strasburgo, potrà apparire superflua, ma non lo è affatto se si considera il ruolo di spicco ricoperto dai reclutatori del Califfato, i cosiddetti “Ashbal al Khilafah”. A questi ultimi è infatti affidato l’indegno compito di avvicinare all’ideologia jihadista bambini di età compresa tra i 12 e i 14 anni. Si tratta principalmente di orfani e rifugiati, ma non mancano i casi di famiglie che – volontariamente o sotto minaccia di morte – “prestano” i loro figli alle milizie. I bambini vengono sottoposti a un vero e proprio “lavaggio del cervello”, inculcando nelle loro fragili menti l’ideologia estremista. Dopodiché, i piccoli vengono armati e mandati a combattere, se non a compiere attacchi terroristici come kamikaze.

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Ma non è tutto. Il problema del reclutamento di minori non è circoscritto ai Paesi Islamici: la rete pullula di siti, blog e altri canali di comunicazione che puntano ad attrarre un gran numero di giovani da arruolare. Fanno leva su grandi ideali, promettendo un futuro florido e facendo breccia nella mente dei ragazzi più spaesati, di quelli che cercano facile fortuna, emozioni forti o semplicemente dei valori per cui immolare la propria esistenza. E’ così che i reclutatori eludono qualsiasi controllo, infiltrandosi nella maniera più subdola direttamente nelle nostre case. Per l’Europa non è ancora il momento di mollare, e non lo sarà finché questi dispensatori di odio e terrore non cesseranno di minare l’equilibrio mondiale.

Federica Marocchino

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