L’INQUINAMENTO DA PLASTICA MONOUSO È IN AUMENTO

Sotto la lente di ingrandimento le grandi multinazionali delle bevande

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Nel corso pandemia da Covid-19, alcune tematiche sono passate in secondo piano, come la salvaguardia dell’ambiente, di cui ci si dovrebbe interessare ed informare quotidianamente. Dovremmo tutte e tutti farlo almeno per constatare che nel momento in cui si abbassa la guardia per poco tempo, si rischia di farsi raggirare: cosa ne rimane dell’impegno governativo contro la produzione della plastica monouso, preso poco più di un anno e mezzo fa? Resta la presa in giro delle grandi multinazionali, le quali utilizzano ancora la plastica monouso e sembra non molleranno questo enorme business. L’inquinamento da plastica monouso sta davvero peggiorando e ci troviamo con montagne di rifiuti di plastica a cui far fronte. Le grandi multinazionali, hanno approfittato di questo momento in cui l’attenzione verso la plastica monouso si è abbassata per produrre miliardi di tonnellate di plastica, soprattutto bottiglie monouso. Parlo di aziende come Coca-Cola, Nestlé, San Benedetto, PepsiCo, Sant’Anna, che tutt’ora fingono di non essere a conoscenza dell’impatto deleterio di questo materiale sull’ambiente.

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Le bottiglie di plastica, infatti, sono il prodotto più conosciuto e quello più presente nei mari e nelle spiagge, ovvero, quello che viene meno smaltito come si dovrebbe. In Italia, secondo un report di Greenpeace, si consumano più di 11 miliardi di bottiglie di plastica all’anno e il nostro è il terzo Paese nel mondo, dietro il Messico e la Thailandia, e primo Paese in Europa per il consumo di acqua minerale in bottiglia di plastica. Meno del 50% del totale viene riciclato e il resto viene incenerito, gettato in discariche o disperso nell’ambiente. Ai tempi del Covid 19, l’inquinamento da plastica monouso sta davvero peggiorando. Ad esempio, stiamo assistendo ad un progressivo uso di mascherine e guanti monouso, smaltiti in maniera scorretta, la maggior parte delle volte abbandonati sul ciglio della strada e nei parchi.

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Certo, sarebbe preferibile utilizzare dei dispositivi di protezione riutilizzabili, ma se questo non è possibile, non abbandonare al vento, almeno, quelli ormai usati. Aumenta il cibo imballato, inoltre, e si ricorre sempre di più a quello da asporto, con un conseguente consumo di contenitori o sacchetti di plastica. Anche se nel nostro piccolo abbiamo deciso di fare a meno della plastica monouso o di ridurre il suo consumo al minimo, il governo deve intervenire per far assumere alle aziende e alle grandi multinazionali, le loro responsabilità. La strada per il plastic-free è ancora aperta e di strada bisogna farla, ma credo si siano fatti passi avanti, negli ultimi anni, come con l’approvazione della legge contro alcuni prodotti composti da plastica monouso come posate, bicchieri e cannucce, della direttiva europea Single Use Plastic (SUP). Per concludere, la mia domanda è: abbiamo davvero bisogno della plastica monouso?

Nicòl De Giosa

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