L’INCERTEZZA DEL SUDAN DOPO IL COLPO DI STATO

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Quattro ministri sono stati arrestati in Sudan, così come alti funzionari della provincia di Khartoum. Lo ha riferito ieri mattina il canale televisivo "Al Hadath". L’esercito ha bloccato tutti gli ingressi e i ponti che conducono alla capitale. Si segnala che tra gli arrestati figurano i ministri delle comunicazioni, dell’informazione, delle finanze e dell’industria. Fermati anche il primo governatore di Khartoum e uno dei rappresentanti del "Sovrano Consiglio" che governa il Paese. Gli arresti continuano e sono destinati a moltiplicarsi nelle prossime ore.

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I sostenitori del principale movimento di opposizione "Forza per la libertà e il cambiamento" hanno invitato i concittadini a scendere in piazza e resistere ai "tentativi di presa del potere da parte dei militari". Secondo il noto canale televisivo Al Arabiya le comunicazioni mobili e Internet sono completamente interrotte a Khartoum. Manca inoltre il collegamento telefonico di rete fissa. A breve è atteso l’annuncio del capo del "Sovrano Consiglio" del Paese, organo misto guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan. Gli arresti di massa nel Paese sono iniziati dopo un incontro con il primo ministro e Abdel Fattah Al Burhan. Il 24 ottobre, la polizia sudanese ha usato gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti che hanno cercato di bloccare la strada centrale della capitale, Shari’a Al-Nil, che costeggia il corso del Nilo. Il quadro generale della politica sudanese appare assai incerto, così come non è noto quali elementi di discordia sarebbero sorti tra il generale Abdel Fattah al-Burhan e il Primo Ministro messo agli arresti. Secondo le principali agenzie di stampa presenti sul territorio, il generale si sarebbe rifiutato di procedere alla transizione dei poteri che avrebbero dovuto portare ad una maggiore devoluzione delle competenze statali all’interno del "Sovrano Consiglio" dai militari alla società civile. La complessità della vicenda politica sudanese vede tra i suoi protagonisti anche alti gradi dell’esercito che si sono distinti per il traffico di armi e per la loro brutalità contro la popolazione civile del Darfur. Costoro furono estromessi, almeno in apparenza fuori dai ruoli chiave dello stato, nel momento in cui fu deposto Omar al-Bashir ma nella confusione creatasi in Sudan parte attiva starebbero assumendo anche i sostenitori dell’ex partito di governo.

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Nella serata di ieri è stato reso noto che l’esercito sudanese ha ucciso almeno tre persone e ne ha ferite 80 mentre durante le proteste scoppiate e condotte dalla società civile in opposizione al golpe. Sempre in serata il generale Abdel Fattah al-Burhan ha sciolto il "Consiglio Sovrano militare-civile" che era stato istituito per guidare il paese verso la democrazia dopo il rovesciamento dell’autocrate di lunga data Omar al-Bashir, deposto da una rivolta popolare due anni fa. Burhan ha annunciato lo stato di emergenza, affermando che le forze armate hanno bisogno di proteggere la sicurezza, ma ha promesso di tenere elezioni nel luglio 2023 e di consegnare allora il potere a un governo civile eletto. I giovani contrari al golpe hanno riempito le strade di barricate. Nella notte il primo ministro Abdalla Hamdok è stato portato in una località sconosciuta dopo aver rifiutato di rilasciare una dichiarazione a sostegno dei golpisti, lo stesso ha fatto il ministro degli esteri ancora fedele a Hamdok. La presa del potere da parte dei militari avrà conseguenze durature sulle relazioni del Sudan con gli Stati Uniti e dovrebbe invertire immediatamente la rotta, ha affermato Bob Menendez, Presidente della Commissione Esteri del Senato, mentre La portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha dichiarato: "Rifiutiamo le azioni dei militari e chiediamo l’immediato rilascio del primo ministro e di altri che sono stati posti agli arresti domiciliari".

Carlo Coppola

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