L’INARRESTABILE CRESCITA DELLA POPOLAZIONE SOCIAL

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cms_23744/1.jpg Un aumento esponenziale di anno in anno, una crescita che non conosce soste. Il mondo è sempre più social, una notizia che non sorprende ormai più nessuno, visti i numeri da capogiro sull’aumento degli utenti iscritti ai più famosi social network. Il consueto Rapporto Digital 2021 October Global Statshot di DataReportal, elaborato in partnership con We Are Social e Hootsuite, stima in 4,5 miliardi di utenti gli iscritti ai social network nel mondo con in cima alla classifica dei social più usati a livello globale TikTok, il network cinese con una crescita ormai inarrestabile in grado di sbaragliare Facebook, Instagram e Twitter con oltre 1 miliardo di utenti. L’incremento del numero degli utenti mondiali è certamente da imputare alla pandemia da Covid-19 che ha portato a un aumento di 400 milioni di utenti social, il 9,9% in più rispetto al periodo precedente. Gli altri dati emersi dal rapporto di DataReportal sono i 3 miliardi di account di Facebook, i 5,29 miliardi di persone al mondo che possiedono uno smartphone, i 4,88 miliardi di persone con accesso a internet nel mondo e, come si diceva, la crescita di TikTok con 825 milioni di utenti over 18.

cms_23744/2_1636255629.jpg I numeri lasciano spazio poi alla riflessione, ovvero al dato eloquente di come l’impatto del web e delle piattaforme social, abbia un aspetto totalizzante sulle nostre vite. Se attualmente più della metà della popolazione mondiale abita quotidianamente uno spazio social, ciò vuol dire che gli stessi social media occuperanno di qua a 10 anni, o forse meno, le nostre scelte di vita, i nostri modi di comportarci, ciò che penseremo della politica; baseremo cioè ogni nostro pensiero confrontandoci in un’enorme agorà elettronica come nuova forma di convivenza sociale. Potrebbe essere allora la nascita di un nuovo universalismo fondato sullo user friendly e sul click and go, chiavi d’accesso a un automatismo costruito a sostegno di una società pienamente informatizzata.

cms_23744/3.jpg Di fronte all’estrema rapidità e velocità con cui crescono i numeri di adesione a un mondo facilitato e universale, restano a coloro che ancora cercano una riflessione ponderata dei meccanismi di tale fanatismo tecnologico, le reazioni istintive della diffidenza e della paura secondo le parole di Hans Jonas. Sarebbe allora meglio grattare la superficie dorata di un imperativo tecnologico che semplifica le vite dei suoi adepti in un’orgia consumistica e guardare dietro il potente apparato economico alimentato dal denaro e tendente all’autoreferenzialità. Lo spazio deterritorializzato del web ha reso possibile, come ha giustamente fatto notare Mauro Magatti, “l’immissione nel ciclo della valorizzazione capitalistica della dimensione immateriale, rendendola più disponibile allo sfruttamento delle forze economiche su scala globale”. I numeri che certificano sì un aumento costante di persone su scala globale che ingrossano le già numerose fila della popolazione social nel mondo, delineano parallelamente un capitalismo trasformista che non produce più attraverso il vecchio modello otto-novecentesco ma attraverso una rete composta da miliardi di piccoli operai che offrono gratuitamente, costantemente e quotidianamente una produzione di beni immateriali dal valore inestimabile.

Andrea Alessandrino

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