L’IMMACOLATA CONCEZIONE. ALLA SCOPERTA DELLE RADICI DELLA FESTA

Tra i momenti più solenni dell’anno, la celebrazione cristiana dell’Immacolata Concezione ha radici antiche. Scopriamole insieme.

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“Con lei, eccelsa figlia di Sión, dopo la lunga attesa della promessa – recita la costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II – si compiono i tempi e si instaura una nuova economia, allorché il Figlio di Dio assunse da lei natura umana per liberare con i misteri della sua carne l’uomo dal peccato”.

Nell’Immacolata Concezione – Maria senza peccato originale - “Dio ha segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza”. Il suo nome deriva dall’egizio Myr “amato” col suffisso femminile ebraico iām, abbreviazione del nome di Dio. Myriām venne trascritto, con la versione testamentaria dei Settanta, fra il III e il II secolo a.C., in Mariám, poi adattato in María che in latino divenne Maria, l’”amata da Dio”. Deriva anche dall’ebraico mayim che significa “acqua”, l’elemento essenziale che porta la vita.

La celebrazione dell’Immacolata è antichissima. Le prime tracce risalgono agli inizi dell’VIII secolo, in Oriente. Il Protovangelo di Giacomo narra della storia di Anna, sposa di Gioacchino, uomo molto ricco e pio, che soleva fare offerte al tempio in misura doppia. Un giorno, Rubén, uomo della sua tribù, gli disse: “Tu non hai diritto di presentare per primo le offerte perché non hai generato prole in Israele”. Sinceratosi della veridicità dell’affermazione presso l’archivio delle Dodici Tribù, talmente addolorato, Gioacchino si ritirò nel deserto dove digiunò per quaranta giorni. “Non scenderò di qui per mangiare, né per bere finché il Signore mio Dio non mi avrà guardato benignamente, e la preghiera sarà per me cibo e bevanda”. Anche Anna, dal canto suo, soffriva molto. ”Piangerò la mia vedovanza e la mia sterilità”. Ma un giorno, persuasa dalla sua serva Giuditta, abbandonò il lutto e abbagliatasi come una sposa, scese in giardino dove, all’ombra di un lauro, implorò il Signore: “O Dio dei nostri padri, benedicimi ed esaudisci la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara e le hai dato un figlio, Isacco”. Dopo lunghe lagnanze, un Angelo le apparve: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai, e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.

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“Com’è vero che vive il Signore mio Dio, se io metterò al mondo un foglio, sia maschio che femmina, lo darò come offerta al Signore e starà al suo servizio per tutti i giorni della sua vita”. Nel contempo, un altro angelo si era rivelato a Gioacchino: “Scendi di qui poiché tua moglie Anna concepirà nel suo ventre”. Secondo un altro apocrifo, Maria avrebbe concepito senza intervento umano. Fu questa teoria che prevalse nel Medioevo e che portò la festa alla sua istituzione in Italia meridionale prima e in Inghilterra e Francia poi, a partire dall’XI secolo. Fu nel XV secolo che i romani ottennero da Sisto IV, il suo inserimento nel calendario liturgico della città. Un secolo dopo nel Concilio di Trento fu dichiarato che Maria non era inclusa nel peccato originale e nel 1661 Alessandro VIII con la bolla Sollicitudo vietava di negarne la celebrazione. Nel 1617 l’università di Granada emise il votum sanguinis, un giuramento pronunciato poi da tutte le università spagnole ed italiane, di difendere, fino al martirio, l’Immacolata Concezione. Quattro anni dopo fecero lo stesso anche i francescani. Fu Pio IX, nel 1854, a proclamare il dogma di Maria con la bolla Ineffabilis Deus: “Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente da tutti i fedeli”. Con la proclamazione della nascita di Maria “il frutto non avvelenato dal Serpente, il paradiso concretizzato nel tempo storico, la primavera i cui fiori non conosceranno più il pericolo della contaminazione e della putretudine” (Il volto materno di Dio. Leonardo Boff 1981), si apre l’avvento, quale premessa della futura nascita del Sole di giustizia nel Solstizio d’Inverno.

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In questo risiedono le simboliche accensioni dei fuochi e lumini la sera dell’Immacolata. Il 10 dicembre, sin dai primi decenni del XVI secolo, si celebra nelle Marche la solenne festa della Beata Vergine Maria di Loreto, cittadina il cui nome significa “bosco di lauri”, nella quale si conserva la sua Santa Casa. Narra la leggenda che quando i musulmani, al termine del XIII secolo, occuparono Nazareth, gli angeli la staccarono delicatamente dal suolo, trasferendola in volo vicino al porto di Recanati, in un bosco di lauri di proprietà di una donna chiamata Loreta. Essendo il luogo infestato dai banditi, la spostarono mille passi più avanti, nel podere dei fratelli Antici che iniziarono però, alla sua vista, a litigare. Allora fu la volta dell’ultimo trasferimento, presso il luogo ove tuttora c’è il Santuario. La Madonna di Loreto è per questo patrona degli aviatori che, ogni anno, alla vigilia della festa, ne trasportano la statua, esibendosi, il giorno dopo, in una serie di acrobazie. Si è accertato che il nucleo originario della Casa di Nazareth sia effettivamente costituito da tre pareti in pietra alte tre metri corrispondenti per dimensioni ai resti venuti alla luce sotto una sinagoga in Palestina. Fin dal III secolo i cristiani protessero la casa di Maria, sotto una chiesa in stile sinagogale. Qualche anno fa fu scoperto un documento risalente al 1294 che dava menzione della dote di Ithamar detta Margherita Angeli, figlia di Niceforo dell’Epiro, andata in sposa a Filippo II d’Angiò. Tra gli oggetti preziosi risultavano le sanctas petras ex domo Dominae Deiparae Virginis ablatas, le sante pietre prelevate dalla casa di Nostra Signora madre di Dio, nonché ligneam tabulam applicatam, ubi Domina Deipara Virgo puerum Jesum Dominum ac Servatorem nostrum in gremio tenet, una tavola lignea recante un dipinto della Vergine con in grembo il Bambino Gesù. Tanto le pietre quanto la tavola costituivano gli oggetti di culto venerati nel Santuario di Loreto. In un secondo momento il dipinto venne sostituito da una statua della Madonna Nera. È probabile dunque che a portare le pietre e la tavola non furono creature alate, ma una nave passata per l’Epiro e la Dalmazia meridionale. Nel 1485, l’umanista Petrucci, nella Vita di San Giacomo della Marca, alludendo al sacrario, narrava proprio di un furto. La figura di Maria è immensa nel suo significato profondo e solenne. Guardando alla ruota zodiacale, il segno che la rappresenta è, non a caso, la Vergine, che si oppone a quello che indica la costellazione dei Pesci. Il suo simbolo è una M legata proprio a un pesce.

cms_5083/symbolic_horoscope_virgo.jpgLa M richiama tanto il suo nome, quanto il concetto di maternità, mentre il pesce è tra i segni più importanti della cristianità, associato alla figura di Gesù, suo figlio, venuto al mondo nell’Era dei Pesci, presso il fiume Giordano che, il filosofo Piero Ragone nel libro Il Segreto delle Ere (Macroedizioni, 2013), riferisce essere il riflesso terrestre della costellazione – appunto - dei Pesci. Nel simbolo della Vergine potrebbe dunque leggersi la precisa indicazione della Vergine quale Madre di Gesù. Il mese di dicembre traccia in un percorso simbolico il dogma della sacra nascita, partendo da quella di Maria, l’8, per arrivare al Sol Invictus, coincidente, come la Chiesa volle, con la Natività di Gesù.

Silvia Girotti

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