L’EGEMONIA DELLA MERKEL … SI SALVI CHI PUO’!

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Le Nazioni sono come gli esseri umani; si relazionano , si odiano, si amano , litigano per i propri confini , stringono alleanze, si riappacificano ed è in questo continuo altalenante gioco di forze che si attraggono e si respingono che si generano le stabilità economiche, politiche e sociali o le guerre fratricide che portano morte e distruzione. Avere la capacità di saper sempre equilibrare le forze che sono in gioco dovrebbe essere uno degli obiettivi principali della nostra Europa che nel decidere i partner ideali per far decollare la propria economia sempre asfittica nonostante le colossali bugie dei politici di turno sulla ripresa, sceglie il popolo dagli occhi a mandorla contribuendo a rafforzarne il potere economico nel mondo e di conseguenza quello militare , spaziale e via dicendo.

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E’ nota infatti, la proposta del ministro lettone Anrijs Matiss nel consiglio del giugno scorso sul mercato unico digitale, Digital Single Market, che dovrebbe, a suo giudizio, aumentare il PIL europeo di 415 miliardi tramite la liberalizzazione del roaming (roaming: la capacità dicellulari e smartphone di connettersi a reti differenti da quella del proprio operatore mobile e ricevere o trasmettere anche dati..). Un accordo commerciale questo che Inghilterra e Germania vorrebbero fare insieme con le aziende delle telecomunicazioni cinesi. Un’altra iniziativa egemone questa nei confronti degli altri paesi europei che sono nell’eurozona.

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Ancora una volta è La Germania e non un Governo europeo sopranazionale , che non c’è e chissà se ci sarà mai, a decidere dello sviluppo futuro dell’Europa anche in questo campo. Un segnale niente affatto positivo poiché l’accordo commerciale sul 5G ossia sull’introduzione di reti di quinta generazione che dovrebbero rivoluzionare la comunicazione digitale passando a sistemi di celle gestite dall’intelligenza cloud (nuova tecnologia che permette di collegare e condividere informazioni attraverso internet) accentrerebbe il business inizialenelle sole mani di Germania e Inghilterra creando disparità tra i diversi paesi ricchi e paesi poveri come l’Italia.

cms_2760/quarta.jpgDov’è l’Unione? Siamo prigionieri di una Europa che non c’è e che impedisce ai singoli stati di muoversi secondo ragioni economiche tese a salvaguardare la propria sopravvivenza. Inoltre, questo guardare sempre al grande colosso asiatico voltando le spalle ai paesi dell’est cioè, agli stati indipendenti costituitisi dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica è un errore grossolano , destabilizzante e improduttivo che genera ed alimenta rancori e pericolose divisioni nei diversi ambiti : culturale, sociale, politico, informatico …. Fintanto che l’Europa, già divisa al suo interno con una economia frammentata ed un valore diversificato dell’euro, rimarrà in questo stato comatoso, non decollerà e non diventerà mai quella potenza economica competitiva che le spetta nel mondo. Come può l’Europa definirsi ancora un continente unito se al suo interno la bilancia della politica economica pende sempre da una sola parte? Con la gestione di Porti e Areoporti greci per la durata di 40 anni, la Germania penalizzerà gran parte dell’economia italiana basata sui traffici marittimi e turistici di Trieste, Venezia, Bari, Brindisi e Taranto, cancellando per sempre quei progetti di linee ferroviarie che avrebbero dovuto portare linfa vitale al sud collegandola con il nord europa.

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Come sostiene l’avv. L. Ariel, in geoeconomia , il prestito tedesco alla Grecia le ha concesso una sorta di monopolio i cui benefici andranno sempre e solo a vantaggio della Germania; ma mentre la Germania va ampliando il suo business per altre vie, come quella che , fregandosene dell’embargo contro Putin , ha riguardato il contratto per la costruzione di un nuovo gasdotto Nord stream 2, proprio con la Gazprom russa, gli altri paesi membri dell’Unione sono costretti ad obbedire al dictat degli USA che vieta qualsiasi forma di commercio con la Russia e gli altri stati indipendenti soffocando così la sempre più debole economia dei paesi del sud Europa e dell’Italia in particolare.

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In questo quadro desolante le parole dell’avv. L. Ariel che da anni ha lavorato nei paesi dell’Est, suonano quasi profetiche. SE NON SI CAMBIA LA POLITICA DELLA COMUNITA’ EUROPEA NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA , l’Europa non potrà mai essere competitiva su tutti i fronti ( non escluso quello militare di gran lunga più strategico e vitale).. Le sanzioni alla Russia e il blocco degli scambi commerciali, costituiscono un ostacolo insormontabile alla crescita stabile dell’Unione. Anche il progetto del mercato unico delle telecomunicazioni che secondo le dichiarazioni del commissario per l’Agenda digitale Gunther Oettinger, dovrebbero essere completate entro il 2016-2018, secondo sempre in nostro esperto, presenta dei rischi notevoli per la sicurezza non solo digitale ma anche politica perché non si deve dimenticare che l’ISIS combatte una guerra all’occidente con i più sofisticati strumenti digitali tramite i quali si introduce con i suoi hacker nei canali di informazione come è già accaduto in Francia dove l’ISIS lo scorso 9 aprile aveva preso il controllo del canale TV5Monde e dei suoi account sui social network diffondendo messaggi jihadisti .

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Sottovalutare questo rischio senza avere alle spalle una forza di contrasto come potrebbe essere quella della Russia il cui background culturale è di fatto occidentale e la cui forza militare oltre che nucleare è di gran lunga superiore ad ogni altro stato europeo, significa correre dritti verso la catastrofe e forse anche il genocidio da parte di fondamentalisti estremi che hanno già mostrato la loro inclinazione alla barbarie in questa allucinante ultima guerra in Siria. Se gli USA falliranno contro l’ISIS, non avremo altra scelta che riportare l’Europa al suo precedente equilibrio. Tanto basta per farci riflettere e intraprendere la via maestra della cooperazione con la Russia come è sempre stato.

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Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, l’avv. L. Ariel, ritiene che anche la Russia al suo interno abbia commesso grossi errori dal punto di vista industriale. Essendo il comparto petrolifero e il gas i suoi unici punti di forza economica, gli introiti derivanti dai paesi europei ora bloccati, avrebbero dovuto essere investiti dalla Russia nella creazione di Enti Finanziari che a sua volta avrebbero reinvestito in vari comparti di produzione utili per il Paese. I consiglieri di geoeconomia vicini a Putin hanno contribuito con i loro errori a lasciare il loro paese nella difficoltà di reperire prodotti fondamentali per il loro mercato interno lasciando via libera a quei paesi non facenti parte della comunità europea. di esportare i loro prodotti.

Elena Quidello

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