L’America e quell’ossessione del sospetto

Hillary Clinton è malata. Perché non l’ha detto? Opportunità od omissione?

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Hillary Clinton è malata. È stato un colpo di calore. Anzi no: una polmonite. Si, una brutta polmonite trascurata. Non avete sentito che tosse? E se avesse una patologia più seria? A quattro giorni da quel maledetto 11 settembre gli interrogativi dell’America rimbalzano da un supermarket all’altro, passando per uffici, università, saloni di bellezza e palestre. “Doveva dirlo”. “Non può vestire i panni di presidente una persona malata”. Le sue gambe hanno ceduto prima di salire a bordo del veicolo che l’avrebbe portata lontano dal One World Trade Center. La curiosità percorre oceani e sulle ali di Google in pochi secondi è già alla porta di casa sua, bussa, attraverso un algoritmo ben assestato nel campo “ricerca”, a quella di Chelsea, passando per suo marito Bill. Nulla da fare: silenzio. Persino “The Donald” è muto. Addirittura le rivolge un augurio di pronta guarigione.

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“Allora deve stare proprio male” serpeggia un pensiero smaliziato, condiviso un po’ da tutti. “Gli antibiotici curano la polmonite. Ma non so quale possa essere la cura per l’ossessione della segretezza che affligge Hillary Clinton creandole problemi che si sarebbe potuta risparmiare”, tuona conciso David Axelrod, lo stratega elettorale di Obama. E in effetti sulla Casa Bianca è caduto un macigno. La malattia sopraggiunge dopo i cali di vista, la trombosi e la commozione cerebrale scandita dai “non ricordo” di quattro anni fa durante le testimonianze al Congresso. Non ci voleva a meno di tre settimane dal dibattito col suo avversario. Hillary è ancora in testa, ma il gap tra i due si assottiglia, tanto che qualcuno sembra aver pensato addirittura a una sostituzione, tirando in ballo persino la coriacea Michelle, l’attuale first lady.

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Ipotesi remota per chi la conosce, ma non impossibile secondo Ed Klein, autore di Blood Feud, libro dedicato alla lotta tra i Clinton’s e gli Obama’s, famiglie solo apparentemente amiche. Un duello iniziato, a detta del giornalista, nel 2008, durante le scorse primarie. Ma Hillary indietro non si tirerebbe mai. Nessuna donna con la D maiuscola lo farebbe. Infatti, nonostante la polmonite, la campagna non si è fermata. Ma a preoccupare il partito non è solo la salute. Se anche a lei Ottobre avesse riservato la sua terribile sorpresa, come accadde a Richard Nixon e a Ronald Reagan? In gergo la “October Surprise” denota le notizie, con ramificazioni internazionali, fabbricate o rilasciate ad arte per influenzare a un passo le elezioni.

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Nel ’72 Henry Kissinger annunciò un’ imminente pace in Vietnam a dodici giorni dal voto. Nell’80 Reagan fu accusato di un patto segreto con l’Iran per il rilascio di ostaggi americani solo dopo la sua eventuale elezione. Sulla prima probabile presidente americana donna può abbattersi la scure dell’alleanza tra Trump e Putin, prima ancora delle eventuali rivelazioni Wikileaks e dell’inchiesta ancora aperta sulle email “segrete”. Così se da un lato i dem attorno a lei fanno quadrato, interrogandosi a loro volta sulle condizioni di salute di Trump che fino ad ora non ha prodotto nulla più che un enfatico certificato del gastroenterologo, dall’altro lavorerebbero a un piano B. Se Donald finora ha fatto melina, “celando” esami clinici e dichiarazione dei redditi, sotto accusa non c’è lui che avrebbe addirittura da luglio recuperato diversi consensi. Gli USA ce l’hanno ora con la Clinton e col suo atteggiamento omissivo. D’altro canto cosa avrebbe potuto fare? Chi voterebbe per lei, sapendo che non gode di una salute di ferro? Ed Klein ha riferito che nel 2013 Hillary fu curata per una trombosi, un grumo di sangue tra cranio e cervello che l’aveva colpita probabilmente a causa dei frequenti spostamenti in aereo. A corollario vi sarebbe anche qualche problemino cardiaco. Ma chi a 68 anni gode di una salute perfetta? Ma il quadro che dipinge Ed Klein è quello di una persona con patologie che potrebbero mettere a rischio il suo lavoro.

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Non resta allora che attendere il check up di Trump.

Ma più che sulla base di un certificato medico, l’affidabilità del futuro presidente ci auguriamo possa essere valutata dai programmi, con un occhio attento al passato, a quell’intreccio di esperienze nel quale affondano le radici della saggezza personale che la politica ha un gran bisogno di riscoprire.

Massimo Lupi

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