L’ARTE TRA CURIOSITA’ E MISTERI - II^

Il bagno turco di Jean A. D. Ingres

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Jean-Auguste-Dominique Ingres- Il bagno turco- Museo del Louvre-Parigi

“Il bagno turco” è un dipinto (diametro 108 cm) del pittore Jean-Auguste-Dominique Ingres, originalmente di forma rettangolare, la tavola fu tagliata in tondo a simulare uno spioncino o un’immaginaria veduta dal buco di una serratura per ampliare la componente voyeuristica. Il dipinto era stato commissionato all’artista dal principe Napoleone, un generale francese e principe del Regno di Vestfalia, cugino dell’imperatore Napoleone III, per donarlo alla moglie Clotilde, scelta assai sbagliata perché Clotilde era tutta casa, chiesa e beneficenza e quel dipinto di donne nude non le piacque per niente, Ingres fu chiamato a riprendersi l’opera. “Il Bagno Turco” di Ingres fu poi acquistato dall’ambasciatore turco a Parigi, Khalil Bey, un collezionista di opere erotiche, che aveva nella sua pinacoteca anche “L’origine del mondo” di Gustave Coubert, che teneva celato sotto una manto verde, deliziando della visione solo gli ospiti di riguardo, e sempre di Courbet possedeva “Il sonno” altra opera erotica che raffigura una scena di lesbismo, tuttavia Khalil Bey, nel 1868 lasciò Parigi per diventare ambasciatore ottomano a Vienna, vendette la sua collezione d’arte e nel 1911 e “Il Bagno Turco” di Ingres entrò al Louvre, per restarvi sino ad oggi.

“Il Bagno Turco” di Ingres è frutto della fervida creatività di Ingres, che si immaginò il tutto, senza aver mai visto un harem, ispirato dalla descrizione di Lady Mary Wortley Montague, ambasciatrice dell’Inghilterra in Turchia: “Erano circa duecento bagnanti… i primi sofà furono coperti di cuscini e di ricchi tappeti e quelle donne vi si sistemarono. Erano tutte… nude. Dopo il pasto si finì col caffè e coi profumi… due schiave mi coprirono d’incenso i capelli, il fazzoletto, i vestiti”, così scrive Lady Montague e così Ingres ci mostra questa profusione di corpi nudi, ammassati in modo indolente fra bagni, danze, musica, profumi e il tavolino in primo piano con caffè e dolciumi, il tutto soffuso di voluttà e di improbabili odalische dai capelli biondi. La profondità è realizzata attraverso l’accostamento dei corpi biancheggianti e sensuali. Per la realizzazione di quest’opera, Ingres ha riutilizzato le pose e le figure delle protagoniste dei suoi vecchi capolavori, è facile individuare nell’odalisca in primo piano vista di spalle “La Bagnante di Valpinçon” anche della “La grande bagnante”.

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Jean-Auguste-Dominique Ingres- La bagnante di Valpinçon- Museo del Louvre-Parigi

La grande bagnante,’ trasportata’ nel bagno turco, ha in mano uno strumento a corda, una viola o altro, la musica, dopo la pittura, fu la grande passione di Ingres che divenne persino secondo violino nell’orchestra del Capitole (teatro) di Tolosa. La passione di Ingres per il violino, nonostante la sua bravura rimase un semplice hobby, questo ha fatto sì che fra Ottocento e Novecento fosse molto in voga un modo di dire: “possedere un Violino d’Ingres” con significato di avere un passatempo, una passione in cui si era assai bravi.

cms_23159/3.jpgArte chiama arte e il “Violino d’Ingres”, è anche una fotografia in bianco e nero creata dall’artista americano Man Ray nel 1924, una delle sue fotografie più conosciute che certamente avete visto in molti. Man Ray, significa uomo raggio, era uno pseudonimo, il vero nome era Emmanuel Radnitzky, ha ripreso la modella e poi amante Kiki de Montparnasse, cantante e cabarettista, musa ispiratrice della Parigi degli Anni Venti, raffigurandola in modo simile all’odalisca di Ingres, nuda e seduta, vista di spalle e con un turbante all’orientale, quindi Man Ray con dell’inchiostro nero realizzò sulla schiena di Kiki le due fessure che si ritrovano sulla cassa dei violini, chiamate “effe” ed ecco un violino fatto di carne e ossa. Probabilmente in Man Ray oltre all’ammirazione per Ingres e l’ironia canzonatoria, tipica del movimento dadaista, vi è anche una componente concettuale, è probabile che Man Ray si riferisse agli agiati borghesi che avevano come hobby, differentemente dalla passione musicale di Ingres, la frequentazione dei bordelli, infatti nella Parigi degli Anni Venti le case di tolleranza rappresentavano un punto di ritrovo per l’alta società.

(Continua)

Il bagno turco di Jean A. D. Ingres (Prima Parte)

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Paola Tassinari

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