L’ARTE CRETESE

Arte tra curiosità e misteri

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«Bella, e feconda sovra il negro mare/Giace una terra, che s’appella Creta/Dalle salse onde d’ogni parte attinta/Gli abitanti v’abbondano, e novanta/Contien cittadi, e la favella è mista/Poiché vi son gli Achei, sonvi i natíi/Magnanimi Cretesi, ed i Cidoni/E i Dori in tre divisi, e i buon Pelasgi» (Odissea, libro decimonono).

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Creta-Palazzo di Cnosso- restaurato un po’ troppo da Artur Evans

Agli inizi del II millennio gli abitanti dell’isola di Creta si imposero in tutto il Mediterraneo costruendo grandi palazzi e dominando col loro import export tutto l’Egeo. La civiltà minoica, così detta dal nome del mitico re Minosse, raggiunse un alto livello culturale e artistico sino al 1450 e il 1400 a.C., anni in cui tutti i grandi palazzi cretesi furono distrutti e il popolo minoico scomparve. Presumibilmente i minoici furono assorbiti dai micenei la nuova civiltà guerriera, tanto per intenderci gli achei di Omero, dell’Iliade e dell’Odissea, che forse invasero l’isola stanchi della loro talassocrazia. Tuttavia, tante sono le ipotesi, tra cui violente catastrofi naturali, ma è probabile che i minoici allegri, festosi, lussuriosi, sicuri della loro potenza tanto che i loro palazzi non avevano mura difensive giungessero al loro apice già con sintomi di decadenza e siano così stati una preda facile per i guerrieri micenei.

Il mito del Minotauro forse racconta della grandezza dell’antica Creta e poi la sua decadenza e infine la sconfitta.

Vediamo cosa racconta.

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Heraklion Archaeological Museum

Minosse, riceve dal dio del mare Poseidone un toro bianco molto bello, per i sacrifici agli dei. Invece Minosse decide di tenerlo per sé. (Possiamo ipotizzare che la bilancia dei commerci di Creta fosse troppo a loro favore generando così malcontento fra gli scambi con le altre popolazioni)

Poseidone, scoperta l’appropriazione indebita, decide di punire il re e di far innamorare Pasifae, moglie di Minosse, del toro. Pasifae chiede a Dedalo di costruirle una vacca di legno affinché, nascosta in essa, possa accoppiarsi con il toro, evento che si avvererà generando la nascita del Minotauro, un pargolo mezzo uomo e mezzo toro (si può pensare che Creta usasse nella sua talassocrazia metodi poco ortodossi).

Il Minotauro venne poi rinchiuso nel labirinto del Palazzo di Cnosso, costruito dal solito Dedalo, un grande labirinto composto da camere, corridoi, finti ingressi e finte uscite. I palazzi cretesi erano molto ampi e costruiti con tutta una serie di corridoi labirintici, si può ritenere che reclamare per i propri diritti fosse per gli stranieri assai difficile e si pagasse l’avventatezza con la morte.

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Heraklion Archaeological Museum

Il Minotauro si cibava di carne umana e ogni anno la città di Atene gli inviava sette fanciulli e sette fanciulle come buon cibo. Il mito forse descrive gli alti tributi o pedaggi che la città di Atene doveva pagare, senza dimenticare che i minoici probabilmente effettuavano anche sacrifici umani).

Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, si offre volontario tra i giovani inviati per il sacrificio; Arianna figlia di Minosse prima dell’entrata di Teseo nel labirinto, gli offre il filo di un gomitolo che gli sarebbe servito come traccia per uscire, come difatti avvenne: Teseo uccide il minotauro e riesce a ritrovare l’uscita, poi fugge con gli altri giovani assieme ad Arianna. (Questo potrebbe rappresentare la ribellione ateniese e l’iniziale declino dei Minosse, che scrivo al plurale perché molti studiosi ritengono che Minosse non fosse il nome di un personaggio ma fosse la qualifica dei re cretesi)

Teseo per nulla cavalier cortese abbandona Arianna sull’isola di Nasso e in vista della costa di Atene si sbaglia e alza vele nere anziché bianche; Il padre, gli aveva chiesto di issare al ritorno il velame scuro solo in caso di sconfitta. Il re vedendo avvicinarsi la nave si uccide, disperato, gettandosi nel mare che poi prese il suo nome: Mar Egeo.

Il mito oltre a designare Teseo come fondatore di Atene potrebbe andare oltre e descrivere anche la caduta micenea, che infatti accadde attorno al 1200 a. C. con nuove invasioni, e sarà solo dopo questo nuovo miscelamento di genti che inizierà la civiltà propriamente greca.

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Heraklion Archaeological Museum

La civiltà minoica fu riscoperta tra il 1901 e il 1905, tramite l’opera appassionata dell’archeologo britannico Arthur Evans.

La squisita eleganza dell’arte minoica, si riscontra negli affreschi ritrovati, dove il disegno è aggraziato, la linea incisiva, ondulata e preziosa, i colori vividi, le figure con il punto vita strizzato, sono adornate da gioielli mentre la pittura vascolare presenta riferimenti naturali, geometrizzati, con spirali oppure pesci o polipi che rivelano una grande capacità di sintesi, pochi eleganti tratti capaci di ottenere risultati straordinari.

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Heraklion Archaeological Museum

La scoperta di Evans agli inizi del Novecento, e la contemporanea nascita dello stile Liberty è ritenuta da molti studiosi non casuale, ad esempio si riscontra l’influenza minoica nei “scialli Knossos”, che Mariano Fortuny, pittore, stilista, e designer spagnolo, naturalizzato italiano, creò nel suo palazzo veneziano. Il palazzo fu poi donato dalla vedova nel 1956 alla città di Venezia e oggi ospita il Museo Fortuny. Questi scialli erano molto ampi sino a 5 metri di lunghezza e andavano avvolti lungo tutto il corpo, ebbero molto successo. D’Annunzio descrive così lo scialle indossato da Isabella, la protagonista del suo romanzo Forse che sì forse che no: “Era avvolta in una di quelle lunghe sciarpe di garza orientale che l’imperatore alchimista Mariano Fortuny immerge nelle misteriose pozioni dei suoi calderoni, mescolandole con un bastoncino di legno […] e le ritrae tinte di strani sogni e poi vi stampa co’ suoi mille bussoletti nuove generazioni di astri, di piante, di animali”

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Nella città capoluogo di Creta, Heraklion, più nota forse con il nome veneziano di Candia si trovano i resti del Palazzo di Cnosso, luogo in cui, secondo la leggenda, vi era il labirinto in cui venne rinchiuso il Minotauro, come pure è locato il Museo di Heraklion che raccoglie gran parte dei reperti della civiltà minoica, provenienti da tutta Creta: splendidi oggetti, vasi di ogni genere e gioielli e poi gli affreschi, assoluti capolavori, nonostante il restauro creativo di Evans.

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Heraklion Archaeological Museum-Rhyton

Il Rhyton è un boccale, anche se non lo sembra, si ritrova in tutte le civiltà del Mediterraneo con una grande varietà di forme e materiali, questo nell’immagine sopra, è a forma di testa di toro, era usato dai cretesi nei loro rituali, invece di portare alle labbra il bordo del boccale bevevano a garganella il liquido che usciva da un foro opposto, questo per costringere a non interrompere la bevuta sino alla fine del contenuto, si presume, vista la dimensione, che se riempito di vino portasse facilmente all’ebrezza.

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Heraklion Archaeological Museum- Dea dei serpenti

La Dea dei serpenti è una dea della civiltà minoica, riferibile forse alla dea Madre e comunque rapportata a rituali della fecondità, è una figura ricorrente nell’arte minoica. Riprende la foggia usuale delle donne cretesi, che vestivano con abiti sensuali, lasciando scoperto il seno e sostenendolo con un corsetto. A quanto pare le donne cretesi erano molto libere o quantomeno erano considerate alla pari degli uomini.

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Heraklion Archaeological Museum-Le Signore in blu

L’affresco con le tre donne in blu e giallo, presenta dame dalla pelle eburnea, riccamente adornate, con acconciature elaborate e trapunte di gioielli, a seno scoperto e con il vitino da vespa che tra l’altro era peculio anche degli uomini. Forse un po’ troppo restaurato ma affascina ugualmente.

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Heraklion Archaeological Museum- Il Principe dei gigli

Una copia moderna del Principe dei Gigli è posta al palazzo di Cnosso, mentre l’originale è esposto al Museo archeologico di Candia, rappresenta il cosiddetto “re sacerdote” con un grande copricapo che ricorda quasi un polipo, anche questo affresco è arbitrariamente restaurato.

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Heraklion Archaeological Museum- Taurocatapsia

L’affresco cosiddetto della taurocatapsia rappresenta uno spettacolo rituale in cui atleti maschili e femminili volteggiavano e saltavano al di sopra di un toro, una specie di corrida sacra, rito che evidenzia, un culto cretese molto antico per il toro. Ai lati dell’immagine del toro ci sono due donne, riconoscibili dalla pelle chiara, una delle due tiene le corna del toro mentre l’uomo dalla pelle quasi rossa, gli uomini cretesi erano definiti dai greci pellirosse, esegue evoluzioni sulla schiena del toro. Vengono illustrate in successione le fasi della gara: presa del toro per le corna, il salto e l’atterraggio.

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Heraklion Archaeological Museum- La Parigina

Concludo questo breve percorso sull’arte cretese con l’affresco della “Parigina”, opera che amo molto, mi ha letteralmente stregata, l’ho ripresa, assieme alla Dea dei serpenti nelle mie elaborazioni sia visive che letterarie. Anche conosciuta come la “Signora Minoica”, la “Parigina”, ha tale nome per via dell’acconciatura cotonata e appare quasi come una Brigitte Bardot mora. Le signore minoiche usavano il trucco, evidenziando le labbra col rosso e l’incarnato col bianco. La Parigina dagli occhi bistrati e le labbra di fuoco appare intrigante e ammantata di mistero sembra irridere la nostra curiosità.

Paola Tassinari

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