L’APPUNTAMENTO FISCALE : IMU-TASI-TARI

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“L’appuntamento” è un impegno, concordato tra le parti, a incontrarsi in un luogo preciso e in un giorno e orario prefissati, per assolvere a una variegata gamma di eventi: dialogare, confrontarsi per trovare un punto di incontro, per tenere fede a una scadenza prestabilita, come anche un’occasione frivola, di vedersi per motivi di svago, per cerimonie, anniversari, per motivi affettivi, sentimentali, passionali. Comunque sia la motivazione, “l’appuntamento” ha origine da un accordo preventivo tra le parti e ciò che né scaturisce è il frutto della ricerca del massimo e reciproco soddisfacimento, in modo tale che il successivo appuntamento non sia temuto e suscettibile di scompensi prevaricatori.

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Le parti, quindi, devono sentirsi “protagonisti” e non “contendenti e avversari” che, si guardano con diffidenza e timore; la cosa più giusta e sensata è il riconoscimento e il rispetto reciproco nonché il senso di equilibrio che non crei scompensi agli altri. Con il fisco, purtroppo non è cosi; gli appuntamenti, alle varie scadenze tra cittadini/contribuenti e organi di riscossione fiscale dello Stato, sono caratterizzati da un forte scompenso (soprattutto in questi ultimi anni), perché viene esercitata dal fisco una forza coercitiva, per il prelievo delle imposte, << al fine di risanare i conti pubblici >> nei termini perentori imposti dall’UE.

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Tutto ciò è diventato un “light motive” usuale, oltre che antidemocratico, da cui non ci si vuol discostare; si continua, invece, in preda a una follia schizofrenica, a imporre la linea “del massimo rigore e dell’austerity”, nei confronti del cittadino, che viene sottoposto ad un cinico e arrogante salasso nei vari “appuntamenti fiscali”, senza che ciò produca mai niente in termini reali e concreti, per il risanamento economico e per i servizi essenziali, se non le piccole e irrilevanti avvisaglie di inversione di tendenza, - viste con lenti di alta gradazione -,e le solite sortite “in politichese” dei nostri “chiacchieroni”.

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In questi giorni, appena trascorsi per i cittadini/contribuenti c’è stato l’appuntamento dell’IMU e TASI, che ha messo tutti in riga e pronti a correre, sia pur con grande affanno, per non arrivare in ritardo. La sensazione percepita, nel vedere tutti correre dal commercialista per la compilazione della modulistica e il successivo passaggio in banca o all’ufficio postale per il versamento, è quella di voler comunque rispettare l’impegno oneroso nei termini stabiliti (almeno per chi può), per non incorrere in ulteriori aggravi fiscali, che poi producono ulteriori scompensi. Quindi timori, paure e stati di forte agitazione ci assalgono per “un appuntamento” non concordato ma, impostoci per assolvere a un impegno fiscale, sempre più oneroso, con tasse sulla casa, sugli immobili, talmente assurde e stratosferiche e, oltretutto paradossali e anacronistiche, visto che il mercato immobiliare è in uno stato di crisi profonda, anche a causa della ingiusta imposizione fiscale a cui è sottoposto e, di riflesso, tutto l’indotto, che ha prodotto ingenti perdite di posti di lavoro, a causa di molte aziende e attività letteralmente crollate. Ciò nonostante, si continua con la linea del massimo rigore e dell’assurdo prelievo fiscale che peggiora la situazione e, allontana sempre più la ripresa del settore e dell’intera economia del Paese, poiché il comparto immobiliare né è un pilastro essenziale. L’assurdità di quanto specificato trova rispondenza nei sondaggi di mercato da parte di organismi accreditati e, quindi, del tutto trasparenti e lineari.

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In base a tali dati risulta che, la consistenza delle tasse sul mattone ha toccato la quota record di 50 miliardi di euro, di cui 38 miliardi di euro a carico delle famiglie; la crescita è avvenuta rapidamente negli ultimi quattro anni, passando dai 38 miliardi del 2011 agli oltre 50 del 2014, con una marcata e crescente incidenza delle imposte di tipo patrimoniale. Tale gettito, da record, derivante dal “mattone” è riconducibile a un sofisticato e cinico meccanismo di imposizione e prelievo fiscale, assolutamente spropositato, che è iniziato con il ripristino anticipato dell’IMU, a partire dal 2012 in sostituzione dell’ICI e di parte dell’IRPEF prelevata sugli immobili; successivamente la sostituzione della TARSU con la TARES, denominata successivamente TARI e, dulcis in fundo, l’introduzione della TASI (2014). Il risultato finale di questa operazione di maquillage finanziaria, è un gettito complessivo di 4,6 miliardi di euro che, sostanzialmente va a compensare adeguatamente la mancata riscossione dell’IMU sulle abitazioni principali, abolita nel 2013. Di conseguenza il prelievo fiscale sugli immobili è stato orientato maggiormente sulla componente patrimoniale; ovvero una quota bassa collegata alla produzione di reddito immobiliare e, invece, una quota alta in funzione della proprietà o del possesso delle abitazioni.

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Se consideriamo la sola componente riferita alla tassa di proprietà sugli immobili (IMU), cioè l’unico elemento confrontabile con gli altri Paesi, dal 2011 al 2013 l’Italia ha raddoppiato i valori nominali (+ 107,4 %); l’aumento più elevato tra i paesi OCSE, distanziando nettamente l’Ungheria (seconda con il + 82,4%). Il nostro Paese è al sesto posto in Europa per la pressione fiscale sugli immobili e, al contrario di altri Paesi, ha accentrato le tasse sulla proprietà delle case. L’aumento delle tasse complessivo sugli immobili, nonostante il calo dei prezzi delle case è conseguenziale a un più marcato aumento delle imposte sul valore delle unità immobiliari; quindi paradossalmente mentre il valore complessivo degli immobili di proprietà è calato vertiginosamente, il gettito fiscale, da esso derivante, è aumentato in modo altrettanto vertiginosamente.

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Ciò rende evidente l’assurdità del nostro sistema fiscale e legislativo; da un lato c’è la diminuzione dei prezzi dovuta al livello delle imposte e alla crisi generale; dall’altro canto l’incertezza delle normative che sono suscettibili di nuove e ulteriori modifiche (anche in funzione, purtroppo, di nuovi successivi equilibri politici), come una nuova riforma delle tasse locali e, “fatidica riforma degli estimi catastali” che, cambierà ufficialmente la base imponibile ai fini delle imposte degli immobili nel nostro Paese; tutto ciò potrebbe avere ulteriori sviluppi nefasti, se queste riforme dovessero essere fatte sempre con un intento ed orientamento vessatorio nei confronti dei cittadini, in funzione di maggiori entrate per il Fisco e, quindi, ulteriore appesantimento dell’imposizione e prelievo fiscale. Se ciò dovesse verificarsi, i tempi per la ripresa del mattone e dell’economia generale, si allungherebbero e le residue speranze per una inversione di tendenza si perderebbero nel nulla. Nella consapevolezza che ciò sarebbe un’ ulteriore colpo basso al settore immobiliare e all’economia generale, auspichiamo che i nostri politici e amministratori (di tutti i colori) si diano “una scossa” e ritornino a parlarci in italiano anziché “in politichese” e, la finiscano di imporre ai cittadini la linea dell’austerity e del massimo rigore; e altrettanto facciano gli amministratori degli organi istituzionali della Comunità Europea.

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La linea e gli orientamenti politici ed economici finora imposti sono indiscutibilmente fallimentari perché hanno fatto da freno all’espansione economica di molti Paesi aderenti, determinando una crisi economica di grande portata con il crollo di molte attività e, una considerevole perdita di posti di lavoro, soprattutto nel settore immobiliare/edilizio e tutto l’indotto. La linea del massimo rigore, in funzione del rispetto rigoroso dei termini per il risanamento dei conti pubblici, ha prodotto solo una drastica riduzione dei consensi e allargamento delle fasce di povertà, mettendo in ginocchio l’economia di alcuni Paesi già in difficoltà. L’augurio è:

#riapritegliorizzontieridatecilaserenitàdovutaesenonsietecapacialzatevidallepoltroneelasciateilpostoadaltri#.

Antonio Iasillo

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