L’ultima fatica di Oliver Stone

Una controversa storia dei nostri tempi

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Snowden, l’ultima pellicola di Oliver Stone, uno dei più discussi registi americani è nelle sale.È tra i casi contemporanei più dibattuti quello del geniale smanettone informatico destinato ai piani alti di CIA e NSA che, sfidando il grande fratello, decide improvvisamente di vuotare il sacco alla platea mondiale. Nel rivelare che tutto il pianeta è spiato da complessi sistemi informatici, dà corpo alle consapevoli paure dell’Uomo contemporaneo, microscopico file da catalogare in un oceano di miliardi di bytes che creano i massimi sistemi numerici.Non c’è scampo in questa "cyberwarfare", una guerra cibernetica le cui armi sono tecnologie elettroniche e informatiche, capaci di far collassare ogni sistema sociale, politico, economico, energetico, che si fondi su tali architetture.Chiavi digitali che aprono le porte di uno sterminato flusso di dati, permettendo di raggiungere il cuore di ogni sistema di comunicazione, ormai totalmente digitalizzato.Il diritto alla riservatezza è completamente annullato in nome di una presunta infinita lotta al terrorismo, il paravento dietro al quale si cela il reale obiettivo: il controllo totale.Il caso, con i suoi tratti di abusi e paranoia, si incastona alla perfezione nel film di Oliver Stone.Uno script basato sul tratto biografico è da sempre congeniale al regista, che in un contesto di storia reale, può dar sfogo a quello che maggiormente coinvolge e intriga in ogni sua opera: un montaggio filmico, esempio di narrazione d’impatto, strumento di rara efficacia, finalizzato all’enucleazione di fatti scomodi che lo etichettano come “autore-contro”.In Snowden ha confezionato una drammatizzazione di eventi reali, assemblando un prodotto godibile, senza cadute di ritmo, con un comparto tecnico artistico di prim’ordine.

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Gli interpreti cercano oculatamente di dosare la carica emozionale senza mai spingere troppo sull’acceleratore, tratteggiando caratterizzazioni abbastanza credibili, evitando forzature di maniera.Su tutti Joseph Gordon-Levitt che ben stigmatizza il ritratto del piccolo grande mago del computer combattuto e combattente, ritagliando in modo adeguato, la figura di un personaggio contemporaneo che fa della riservatezza - e non certo dell’apparire - il suo modo d’essere.È il desiderio d’informazione più di quello dell’intrattenimento che spinge alla visione di un film come questo.Il lungometraggio inizia nel 2013, in una stanza d’hotel ad Hong Kong, con il ventinovenne Edward Snowden, che intende rivelare, dati sensibili alla mano, al quotidiano inglese The Guardian e alla documentarista Laura Poitras, l’esistenza di programmi di intelligence - secretati - riguardanti la sorveglianza di massa. Fine ultimo: garantire al governo statunitense un livello di sorveglianza, tanto sul proprio territorio quanto sul resto del mondo, estremamente invasivo e contrario ad ogni diritto alla privacy. Il tutto fatto passare con l’alibi della sicurezza.Da qui si dipana la storia, con rimandi continui al passato, con lo scopo di chiarire il percorso che ha portato l’uomo Edward alla scelta più difficile.

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Il director di lungometraggi come “Nato il quattro luglio”, “Platoon” o “JFK” ha il merito indiscusso di sollecitare lo spettatore, spingendolo a farsi domande.La regola si conferma anche in questo caso.Come detto, viene mostrata l’odierna priorità dei “regnanti” sulla Terra, di avere la supremazia informatica, giustificata da una lotta al terrorismo più di facciata che di sostanza. Quasi una scusa dunque, che deve apparentemente convivere con la difesa dei diritti civili.La tanto sbandierata opposizione fra security e privacy.Il taglio di Stone è chiaro: quasi una santificazione del protagonista, il piccolo/grande hacker Davide che riesce a farsi beffe di un Golia a stelle e strisce.L’ innocenza di Edward "Snow White" potrebbe apparire però a tratti forzata.Consona a una spystory in piena regola, tutta la vicenda.LA SUPERPOTENZA per antonomasia elevata al rango di semi-Dio.In tal senso c’è una sequenza dal forte connotato simbolico, nella quale si assiste all’eliminazione di un bersaglio, un uomo, identificato quale potenziale nemico in territorio ostile "semplicemente " agganciando la SIM Card del suo cellulare.Il tutto pianificato ed eseguito davanti allo schermo di una postazione di controllo droni.Un fulmine caduto dal cielo sul simbolo del Male, e su tutti coloro che disgraziatamente gli erano vicini...li chiamano “danni collaterali”.Ebbene quasi per una sorta di legge del contrappasso, tali “neo-Dei” sarebbero stati a loro volta vittime proprio di una SIM Card che, come mostrato nel film, Snowden avrebbe copiato ed esportato rocambolescamente al di fuori di una base NSA alle Hawaii dove prestava servizio.Da qui la fuga ad Hong Kong e poi l’esilio in Russia ove recentemente è stato anche possibile il ricongiungimento con Lindsay Mills colei che ha condiviso con lui affetti e dolori.Certo un po’ bizzarro che un ventinovenne, geniale per carità, abbia potuto aggirare un Sistema capace di generare un potere così grande.Ma tanto narrano le cronache.La visione del film, è un punto di vista, credo non sapremo mai totalmente quali siano i fatti nel vissuto reale.

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Ad ognuno il libero arbitrio di valutare il narrato, la cronaca fatta finzione scenica.Molti lo giudicano un eroe moderno, altri un traditore che ha messo in pericolo la sicurezza nazionale del proprio Paese.Certo, la storia presenterebbe dei tratti opachi, che lascerebbero adito a più di qualche perplessità per la dinamica della cronologia degli accadimenti.Un protagonista sospeso in una chiave di lettura duplice.Un genio dei numeri tanto ingenuo da non avere idea di quello che sarebbe andato a svolgere in un contesto di spionaggio e sicurezza nazionale, oppure una personalità diversa?Magari lo scorrere del tempo farà più luce sulla vicenda, sempre che si decida che luce debba essere...Ci si chiede inevitabilmente cosa effettivamente sia cambiato dopo le sue rivelazioni.Ma questa è un altra storia...Emblematico è che all’uscita del cinema, ognuno poi finisca inevitabilmente per riaccendere il proprio cellulare. Cos’è il Potere se non questo?

Massimo Lupi

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