L’amore come alchimia

Sara Rattaro si racconta all’InternationalwebPost

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Spesso abbiamo un’idea troppo sdolcinata dell’amore. Un concetto così ampio, che nessun filosofo e scrittore è mai riuscito a esplicitarlo del tutto. Pertanto, oltre ai soliti romanzi con lieto fine, la scrittrice Sara Rattaro dà una chiave di lettura nuova, uscendo dagli schemi e risultando innovativa. Il suo romanzo “La giusta distanza” è un intreccio di diverse cose, che meritano un’attenta riflessione.

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Nel suo ultimo romanzo, ha sottolineato in maniera consistente il concetto di distanza, cosa significa?

Il concetto di distanza, è nato leggendo cose riguardanti la matematica. Precisamente, il concetto di distanza matematico è più ottimista rispetto a quello letterario. In matematica la distanza è un concetto positivo, mentre nella vita se siamo distanti è una cosa negativa. Credo che riuscire ad avere una visione più matematica nei rapporti umani, potrebbe aiutarci a vivere un pochino meglio. Infatti, è importante evidenziare che questo non vuol dire per forza segno di fuga, ma può rappresentare anche la tutela di un rapporto. Quindi da questo concetto ho sviluppato tutto il romanzo.

Come mai questo accostamento all’ambito matematico, forse per via del suo percorso di studi?

Alcune cose le so per la mia laurea in biologia, ma aldilà di tutto mi affascina la matematica. Una matematica semplice, quella comprensibile che abbiamo studiato tutti, può veramente essere molto ma molto poetica.

Parla molto di destini e vite che si incrociano. Quanto di personale c’è in questo romanzo?

Io non sono mai autobiografica, perché fare autobiografia è molto complesso. Racconto una generazione, nel senso che la generazione degli adulti di oggi, sono quelli che hanno vissuto più da vicino il cambio del concetto di famiglia e di coppie. La mia generazione è cresciuta con un’infanzia ancora edulcorata con la speranza di imitare le nostre famiglie, ma abbiamo affrontato di tutto. Per prima cosa abbiamo sperimentato le delusioni amorose, non terminate con il classico “e vissero tutti felici e contenti” e poi siamo la generazione dei piani b.

L’amore riecheggia spesso nel tuo romanzo; in particolare da un accento particolare sull’importanza del durante. Cosa vuole realmente dire sull’amore?

L’importante non è dove vai ma il viaggio. Dei nostri grandi amori, diamo grande importanza all’inizio e viviamo con grande dispiacere la fine. Troppo spesso, non riusciamo a rivivere quello che c’è stato in mezzo. Questo tende ad oscurarne la bellezza… In sintesi la bellezza sta proprio nel viaggio.

cms_17923/Fot_2.jpgChe cosa vuole che emerga dai suoi romanzi?

Io scrivo per emozione, per coinvolgere i miei lettori. Faccio l’intrattenitrice e spero che le mie storie suscitino delle riflessioni sui perché della propria vita. A volte, leggere un libro è utile per assimilare un nuovo punto di vista, di cui non si era preso considerazione e questo ti permette di crescere. Amo raccontare, non ne posso fare a meno. Troppo spesso noi scrittori italiani, amiamo considerarci degli intellettuali e invece non lo siamo, dimenticando che la scrittura è un lavoro di grande artigianato. Questo spiega come si può imparare a scrivere, per questo esistono le scuole di scrittura.

Qual è la critica che le fa più paura?

Non sono una terrorizzata dalle critiche, accetto qualsiasi tipo di commento purché sia espresso in modo educato. Una delle critiche che capisco meno, è il dover sottolineare che sono una donna con il cosiddetto cliché: “Sei una donna e scrivi per le donne”. Questo è un fatto culturale molto italiano, la differenza di genere esiste. Se un mio collega scrive un romanzo d’amore viene considerato un romanziere, mentre se lo scrive una donna è considerata scrittrice di serie b.

Predilige di più mantenere la sua personalità oppure essere il più commerciale possibile?

Scrivo solo quello che mi viene in mente, non ho mai scritto una storia a tavolino. In realtà arriva prima la storia e successivamente lo propongo al mio editore. Vero! Se scrivessi una storia d’amore preconfezionata me lo pubblicherebbero in cento. Al contrario, se mi cimentassi in argomenti più scottanti come l’omosessualità a stento trovo qualcuno che me lo pubblichi.

Infine per concludere mi tolga un’ultima curiosità. Dopo i successi già ottenuti, dove vuole arrivare?

Come premi mi posso considerare soddisfatta, poi altri grandi premi ci sono dei meccanismi che non dipendono solo da me perché sono cose difficili da prevedere. Non mi dispiacerebbe vincere altri premi popolari; amo le giurie popolari. Non mi dispiacerebbe, se uscisse un film tratto dalle storie scritte da me.

Giuseppe Capano

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