L’ AGCOM PROPONE NUOVE REGOLE FERREE CONTRO L’HATE SPEECH

Le tv che commetteranno reati dell’odio riceveranno una multa fino a 250mila euro

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Entro giugno 2019 entrerà in vigore un nuovo regolamento proposto dal Garante delle Comunicazioni, il quale punirà severamente quelle emittenti o piattaforme di condivisione che continueranno a dedicare la maggior parte dei loro spazi a notizie su migranti, sicurezza, fascismo e anti-fascismo.

Dopo numerosi avvisi da parte dell’AgCom, la situazione si è fatta ormai insostenibile: in un Paese che ha visto triplicarsi le violenze di matrice razzista nell’ultimo anno, è stato calcolato che alcune emittenti private hanno dedicato fino ad 1/3 dello spazio nei loro tg e programmi di approfondimento ai temi sopra citati, col chiaro effetto di polarizzare ed esasperare il dibattito pubblico. Infatti, nonostante i cittadini immigrati siano il 7% della popolazione, gli italiani credono che essi corrispondano al 25%: più di tre volte tanto. Le indagini Eurobarometro sostengono inoltre che gli italiani abbiano sviluppato una percezione non realistica degli stranieri, a causa delle fake news rilanciate non solo su Internet, ma anche su molte emittenti.

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A questo punto, il Garante non ha potuto fare altro che intervenire in maniera seria, introducendo, con il nuovo regolamento, norme decisamente più vincolanti e controlli sistematici per televisioni, radio e piattaforme di condivisione video come YouTube. Oltre agli stranieri, saranno tutelate anche le donne vittime di violenze, che saranno finalmente protette contro insinuazioni, immagini scorrette e titoli impropri o fuorvianti.

In particolare, il monitoraggio del Garante valuterà:
- lo stile di conduzione del giornalista o del presentatore;
- il titolo dei servizi giornalistici, le immagini, le scritte in sovrimpressione;
- le dichiarazioni degli ospiti e degli opinionisti in studio;
- le contromisure del giornalista quando un ospite pronuncerà parole di odio;
- le reazioni degli altri ospiti della trasmissione;
- la condotta del pubblico in studio (come applausi o fischi);
- i contenuti degli sms che, eventualmente, lo spettatore spedirà da casa;
- la presenza di rappresentanti di migranti o donne, a garanzia del pluralismo.

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Inoltre, ogni tre mesi, le piattaforme di condivisione video dovranno inviare all’AgCom un rapporto sulle loro attività di monitoraggio.

Nel caso un programma o un telegiornale si sia macchiato di un "reato dell’odio", il Garante potrà ordinare la lettura di un messaggio riparatorio. Nel caso l’emittente continui a diffondere messaggi discriminatori, il Garante la diffiderà dal proseguire. Ignorare la diffida porterà a una sanzione da 10 mila fino a 250 mila euro, ogni volta.

Tutte le emittenti e le piattaforme di condivisione sociale, in particolare la Rai, dovranno prevedere trasmissioni che incoraggino alla pacifica convivenza.

Tuttavia, fino a maggio, il Garante potrà ricevere richieste di modifica del regolamento, che dovrà poi decidere se approvare o meno.

L’intervento dell’AgCom appare tardivo, ma assolutamente necessario. Si potrà finalmente sperare in un cambio di rotta nel comportamento delle emittenti, in favore del bene comune e non esclusivamente dei loro ascolti?

Giulio Negri

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