L’UOMO DI TOLLUND

Scoperta raccapricciante e sorprendente in Danimarca

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Nel lontano maggio del 1950, due fratelli si recano presso la palude in cerca di torba per la stufa. Quel giorno i loro nomi: Viggo ed Emil Højgaard entrano di diritto nella storia scritta. La loro è una scoperta raccapricciante e allo stesso tempo sorprendente: un volto affiora dalla palude, chiamano la polizia credendo ad un recente omicidio. Gli agenti giunti sul luogo si rendono conto di trovarsi davanti a qualcosa di diverso, scienziati ed archeologi intervenuti su richiesta attestano, mediante analisi immediatamente successive, del reperimento di una mummia risalente al IV secolo a. C. e dunque, sepolta almeno da duemila anni.

Sembra incredibile, potrebbe essere materiale per un film fantascientifico ed invece no, l’uomo di Tollund, così è stato battezzato, dal nome del villaggio vicino al quale è stato rinvenuto in Danimarca è un cadavere, perfettamente conservato, dell’età del ferro.

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L’Uomo di Tollund visto nella sua interezza (Museo di Silkeborg, Danimarca)

È possibile osservare attentamente l’espressione di questo viso, vecchio di millenni, comprese le rughe e tutto questo grazie all’eccellente stato di conservazione. Infatti, la presenza dello sfagno (muschio tipico delle torbiere) ha arrestato il processo di decomposizione e ciò, naturalmente permette agli studiosi di poter effettuare delle ricerche più precise.

Ma chi era quest’uomo?

L’uomo trovato in posizione fetale, era alto 161 centimetri, una statura considerata bassa anche per l’epoca. Si tratta di certo di una persona adulta, in quanto i denti del giudizio erano già spuntati, l’età stimata tra i 30 e i 40 anni.

Esami ai raggi X , oltre a evidenziare l’integrità della testa, denotano una buona conservazione di cuore, polmoni e fegato. Inoltre, in base alla fase digestiva, sappiamo che l’ultimo pasto è stato consumato almeno 12-24 ore prima di morire. L’uomo di Tollund ha mangiato una specie di porridge, infatti, sono stati individuati circa quaranta tipi di semi e, cosa rilevante, nell’orzo sono stati rinvenute tracce di un fungo allucinogeno, l’Ergot, somministratogli per alterarne, probabilmente, lo stato mentale.

Data l’assenza di carne nell’ultimo pasto, gli studiosi ipotizzano che la morte possa essere avvenuta in inverno, per la difficoltà oggettiva di reperire selvaggina e soprattutto perché proprio le basse temperature risultano essere necessarie per la conservazione delle mummie di palude.

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Quando parliamo di mummie pensiamo a quelle egizie con relative bende, in realtà sono centinaia le mummie cosiddette di palude, rinvenute casualmente soprattutto in nord Europa, anche se di queste solo poche decine sono state studiate attentamente. Il loro colorito scuro fa pensare al cuoio ed è dovuto all’acidità delle acque che contribuisce alla dissolvenza dello scheletro.

È la mancanza di ossigeno tipica delle acque di palude che non consente la sopravvivenza di quei microrganismi, fautori della decomposizione dei materiali organici, ciò permette la conservazione ideale dei capelli, della pelle, anche dei vestiti talvolta. Ne l’uomo di Tollund è possibile osservare, infatti, addirittura uno strato, di circa un millimetro, di barba.

Un altro dettaglio è la presenza di una corda attorno al collo. Era un criminale o una vittima sacrificata per un rito?

Sappiamo che il suo corpo è stato gettato nella palude ma la causa della morte è l’impiccagione.

Lo storico Tacito (Germ. XII), nel narrare delle pene più comuni inflitte in giudizio tra i Germani così si esprime: …“appiccano agli alberi i traditori e i disertori, i codardi, gli ignavi, i peccatori contro natura affogano nel fango delle paludi, gettandovi sopra graticci”.

Studi recenti stanno tentando di dare un significato diverso, tenendo conto degli indumenti e accessori pregiati rinvenuti su altre mummie scoperte in condizioni simili, perché ricordiamo che l’uomo di Tollund, a parte il cappio e un cappello, è stato trovato completamente nudo. Erano, forse, viandanti stranieri? Scelti per il loro valore come giusta offerta di sacrificio?

Francesca Coppola

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