L’OMBRA DELL’ETIOPIA SUL TIGRÈ

Le forze governative si stanno avvicinando alla capitale Macallè

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Annuncio dall’Etiopia: le sue forze armate si stanno avvicinando a Macallè, capitale della regione del Tigrè, città sull’altopiano di circa cinquecento mila abitanti. È la prima svolta in un conflitto che va avanti da due settimane senza soluzione di continuità. Tra chi? Governo Federale etiope e TPLF. Chi? Il Fronte di liberazione del Tigrè, il partito che domina la regione e che è in conflitto con il governo centrale. I numeri, tra l’altro, sono tutto fuorché rassicuranti: in questo lasso di tempo sarebbero morte centinaia di persone e più di trenta mila rifugiati sarebbero stati costretti a fuggire nel vicino Sudan. Ovviamente, oltre ad essere una guerra di quelle serie, è anche un’infinita partita a “scarica barile”: entrambe le parti in conflitto si accusano a vicenda di atrocità varie e di aver bloccato l’accesso agli aiuti umanitari. Cercando di entrare poco più nel dettaglio: Debretsion Gebremicheal, capo delle forze ribelli del Tigrè, ha confermato un bombardamento a Macallè, senza però aggiungere altre informazioni. Ovviamente il governo centrale ha negato la questione.

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Non è interesse di questa sede capire chi ha ragione delle due parti. Per comprendere al meglio quanto sta succedendo, in ogni caso, è utile fare un riepilogo di tutta la situazione. Qualche settimana fa, più precisamente agli inizi di novembre, quando Abiy Ahmed, primo ministro etiope, ha ordinato all’esercito di iniziare un’offensiva militare contro il governo del Tigrè. Oltre a dichiarare formalmente guerra a una delle dieci regioni che formano l’Etiopia, Ahmed ha imposto lo stato di emergenza sulla regione. Ovviamente questa decisione, per quanto relativamente lontana nel tempo, è figlia di mesi di tensioni tra i governi. E gli scontri armati tra i due schieramenti sono andati via via intensificandosi. Alla fine della stessa settimana di “inizio” - si passi il termine per quanto solo parzialmente corretto - le forze locali del Tigré hanno lanciato alcuni razzi contro Asmara, la capitale della vicina Eritrea. L’intento era probabilmente di “internazionalizzare il conflitto”.

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Il governo eritreo aveva comunque negato qualsivoglia coinvolgimento nel conflitto tra il governo centrale etiope e il Tigrè. Una mossa, questa, volta a non spezzare il sottile filo dell’equilibrio che regna nelle regioni non coinvolte in questa guerra. Il TPLF, invece, era di altro avviso: aveva sostenuto infatti che i soldati eritrei stessero combattendo a fianco dell’esercito etiope, senza che questa asserzione trovasse riscontri effettivi nella realtà. E questa continua, infinita e inutile caccia al colpevole continuerà solo a mietere vittime senza che si intraveda l’ombra di una soluzione.

Francesco Bulzis

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