L’ITALIA RIPARTE SOTTO IL SEGNO DELL’ARTIGIANATO

Dopo il lockdown, i consumatori preferiscono l’handmade effect

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Tra gli effetti del lockdown compaiono diverse variazioni dello stile di vita dell’umanità intera, dovute al rallentamento dei ritmi e al bisogno di semplicità. Così, l’artigianato e i prodotti creativi in generale la stanno facendo da padroni in questa fase di allentamento delle misure di contenimento del virus, segnando un vero e proprio cambio di tendenza. Lo dimostra anche uno studio condotto dal team di Stijn van Osselaer e pubblicato sul Journal of Marketing: pare che i consumatori siano più disposti ad effettuare acquisti cosiddetti “handmade”, oggetti o capi confezionati a mano, anche spendendo cifre maggiori. Questo perché tale tipologia di merci incarna appieno il concetto di amore e calore umano che tanto ci sono mancati durante la quarantena, per il fatto stesso di essere stati prodotti da un artigiano in carne ed ossa piuttosto che da una fredda macchina.

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Che la ripartenza passi dagli artigiani lo conferma anche un documento stilato lo scorso anno dalla Commissione Europea, dal quale emerge che le microimprese impiegano in Italia il 45% della forza lavoro, una percentuale altissima se comparata con quella media dell’Unione Europea che non raggiunge il 30%. Un tessuto produttivo importante che CNBC descrive come la “spina dorsale” del Paese: caratterizzate spesso da una conduzione familiare, secondo i dati dell’UE, le PMI italiane generano un valore aggiunto del 67% contro il 57% della media europea. E la moda, uno dei settori trainanti per il Bel Paese, non è da meno: in particolare, nella produzione artigianale del comparto del fashion a giocare un ruolo chiave è la Lombardia, una delle aree più duramente colpite dalla pandemia. Secondo i dati elaborati nel 2019 dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, si attesta come la prima Regione per artigiani specializzati nella sartoria con quasi 2500 addetti, cifra che ha segnato un +15,6% negli ultimi 5 anni.

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Tutto ciò è emerso da un’indagine condotta da Espresso Communication su oltre 30 testate internazionali dedicate a tendenze e attualità nei campi della moda, del design e del lifestyle per Bigi Cravatte Milano. “Ogni cravatta firmata Bigi viene confezionata rigorosamente a mano, con l’intento di portare avanti i valori che animavano il nonno, fondatore dell’azienda, ovvero artigianalità, ricerca di un’eleganza sobria e raffinata, rigorosa selezione delle materie prime – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano– Il risultato è un prodotto classico e ricercato, che conserva il suo valore nel tempo. Oltre ad un approccio che limita al massimo gli sprechi di tessuto, a caratterizzare il nostro processo produttivo è la filiera cortissima e Made in Milan. Inoltre, da sempre una parte della produzione viene realizzata a domicilio, elemento che garantisce alle sarte di lavorare in tutta sicurezza anche in questo periodo: dei 27 dipendenti, infatti, la metà opera dalla propria abitazione. Questa forma di lavoro si tramanda nel nostro laboratorio fin dal secondo dopoguerra e rispecchia l’attuale smart working”.

Massimo Favia

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