L’INDIFFERERENZA, È IL MALE DI QUESTO SECOLO

Alla riscoperta della nostra umanità, tra banalità e tanta ipocrisia

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Come ogni anno ci apprestiamo a fare i soliti auguri, dal sapore prevalentemente formale, una sorta di rito che si ripete come in un formulario. Ebbene, per una volta occorre fare degli auguri scomodi, armandoci di sincerità e onestà intellettuale. In questi mesi difficili, ci siamo sentiti ripetere all’infinito, che la pandemia ci avrebbe resi migliori, ma la realtà è ben lontana da questo nobile proposito. In realtà, mai come adesso abbiamo bisogno di umanità perché è risaputo che l’egocentrismo prevale sul noi. Un io smisurato che non lascia spazio a nulla, tantomeno alla morte. Un buon Natale con nuovi propositi sa tanto di presa in giro, sì, perché continuiamo a fregarcene del bisognoso, che non si traduce per forza di cose in povertà. Il bisognoso è il mio prossimo, quello della porta accanto, che in questo giorno di apparente festa si sente solo. L’indifferenza è il male del nostro secolo, è questo non vale solo per i non credenti, intendiamoci. Sarà Natale solo se mi immedesimo nel dolore altrui e solo se riesco ad entrare nelle ferite del prossimo.

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Questa non è utopia mista a teologia, ma concretezza. Sarà un Natale diverso a causa delle limitazioni, meno frenetico del solito, ma anche in questo caso rischia di essere banale. Siamo sinceri, alla fine è una giornata composta di 24 ore come al solito, ma dov’è allora la novità? La novità sta proprio nel mistero di una nascita di un bambino, nato in mille difficoltà e in primis povero. Il ripetersi di questo mistero sta nel riavvolgere il nastro, nel ricordarci che nonostante tutto possiamo rinascere, dando una reale sterzata alla nostra vita. Quel bimbo con le braccia spalancate ci mette in crisi, perché ci rinfaccia ogni anno la nostra banalità. Pertanto, il voler rinascere nuovamente è una decisone solo nostra. L’essere credenti c’entra ben poco, perché tutto parte dalla nostra razionalità. Per questo, buon Natale a tutti noi, affinché rivolgiamo uno sguardo di speranza a chi ha perso un proprio caro. Buon Natale a chi soffre in un letto di ospedale, perché nel sofferente Dio si incarna. Buon Natale per una nuova nascita, perché l’umanità continuerà ad essere tale solo se c’è un noi.

Giuseppe Capano

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