L’INDICIBILITA’ LOGICO-LINGUISTICA DELL’ETICA IN WITTGENSTEIN

“I limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo” (Wittgenstein)

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Nella "Conferenza sull’etica" (titolo originale: A Lecture on Ethics) che il filosofo Ludwig Wittgenstein lesse di fronte alla società degli Eretici (The Heretics) di Cambridge tra il settembre 1929 e il dicembre 1930, Wittgenstein si interroga sul senso dell’etica, su quello che di autentico il logos e il ’politico’ riescono ad esprimere, nonché sui loro limiti. Infatti, contro i problemi della vita si infrangono i limiti del logos linguistico e della scienza e i dilemmi del ’politico’. Nel "Tractatus", Wittgenstein porta all’estremo limite, l’irriducibilità dell’etica alla proposizione linguistica logico-scientifica: senso logico-scientifico e senso etico si escludono.

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E tuttavia il tacitamento e il tacitarsi del linguaggio mostrano lo sconvolgente irrompere dell’etica. L’irriducibilità dell’etica al segno, al codice e alla scrittura della logica costituisce il senso più prezioso di Wittgenstein. Infatti, il senso dell’etica, non riconducibile al logos scientifico e nemmeno a quello del linguaggio, è, per Wittgenstein, ciò che più conta per l’uomo. Qui si registra il massimo attrito tra il detto dicibile e il non detto e la sua indicibilità.

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Questo limite invalicabile del linguaggio salva l’uomo dal dominio del logos e della tecnica. Ed è esattamente il senso dell’etica ciò che il linguaggio logico-scientifico non può dire. All’altezza della soglia etica, il linguaggio logico-scientifico deve tacere. È il senso dell’etica la salvezza, la speranza e la possibilità dell’emancipazione.

L’attrito linguaggio/etica non impedisce all’etica di avere dei "linguaggi". Anzi: sono, appunto, i linguaggi dell’etica che maggiormente stridono col linguaggio logico-scientifico. Senso logico-scientifico e senso etico si escludono. Ed è esattamente il senso dell’etica ciò che il linguaggio logico-scientifico non può dire. All’altezza della soglia etica, il linguaggio logico-scientifico deve tacere. Porsi nella prospettiva di declinare i linguaggi dell’etica vuole dire, secondo Wittgenstein, “avventarsi contro i limiti del linguaggio”.

Ecco come si esprime nel 1919, in una lettera all’editore L. von Ficker nel corso della contrattazione per la pubblicazione dell’opera: Forse Le sarà d’aiuto, se Le scrivo un paio di parole sul mio libro: dalla lettura di questo, infatti, Lei, e questa è la mia esatta opinione, non ne tirerà fuori un granché. Difatti, Lei non lo capirà; l’argomento le apparirà del tutto estraneo. In realtà, però, esso non Le è estraneo, poiché il senso del libro è un senso etico. Una volta volevo includere nella prefazione una proposizione, che ora di fatto lì non c’è, ma che io adesso scriverò per Lei, poiché essa costituirà forse una chiave alla comprensione del lavoro.

E aggiunge che il suo lavoro consiste di due parti: di quello che ha scritto, e di tutto quello che non ha scritto, ed è proprio questa seconda parte quella importante. Qui Wittgenstein confessa, fino all’estremo limite, l’irriducibilità dell’etica, del senso e dei valori dell’etica, alla proposizione linguistica logico-scientifica. Ed è esattamente il senso dell’etica ciò che il linguaggio logico-scientifico non può dire. Questo limite invalicabile del linguaggio salva l’uomo dal dominio del logos e della tecnica. Tale senso, non riconducibile al logos scientifico e nemmeno a quello del linguaggio è, per Wittgenstein, ciò che più conta per l’uomo.

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Ecco la cosa più importante, dunque: i problemi della nostra vita… Interrogarsi sui limiti del logos e del ’politico’ è, quindi, mettersi sul piano dei problemi della nostra vita, fino al costo estremo: quello della vita. È la non rinuncia alla vita, l’irrinunciabilità ad essa che fa avventare contro i limiti del linguaggio.

Primo attributo dei linguaggi dell’etica è la decostruzione del linguaggio del logos e dei dilemmi del ’politico’, per la messa in immagini, in simboli e in presenza umanizzati dei problemi della vita. L’indicibile che nel linguaggio non può fare di più che tacere e mostrarsi tacendo, col senso dell’etica conquista la sua storicità. Il fervore dell’appello alle risorse etiche assicura il superamento dei limiti del mio linguaggio e del mio mondo.

cms_21764/1.jpgNelle "Ricerche filosofiche", Wittgenstein individua i primi elementi di una fenomenologia immaginativa e costruttiva dell’etica, non esprimibile attraverso il ricorso al logos e al ’politico’, ma non indeclinabile.

E tuttavia,pensando l’etica come radicalmente Altro dal logos e dal ’politico’, nonostante l’etica ne sia partner conflittuale, essa ne è necessariamente connessa. L’interconnessione diviene sommamente produttiva non soltanto quando ognuno degli ambiti in rapporto mantiene ben distinta la sua sfera di azione, ma anche quando ogni ambito esprime il proprio "vocabolario minimo" e la propria dotazione di senso.

Nel senso dell’etica si delinea l’interrogazione attorno all’autentico, che il logos e il ’politico’ appena sfiorano. È in questa interrogazione che la vita si conserva e sviluppa. La vita paga il costo di tale interrogazione ed è un costo che nessuno può ultimativamente pagare. Perciò, vivere costa così tanto: il senso etico è il suo spiraglio di luce, presenza non altrimenti dicibile.

Mediante l’etica si formulano interrogativi radicali intorno alla vita degli umani e ai suoi problemi. I linguaggi dell’etica costituiscono il corpo attivo e vitale dello sfondamento e disvelamento del carattere illusorio e limitato delle soluzioni del logos e del ’politico’ di fronte ai problemi veri della vita. Con l’etica — questo senso dell’etica — squarciamo l’onnipotenza del logos e del ‘politico’, ma non ne azzeriamo funzioni e contenuti, solo il loro spazio di azione e i loro limiti risultano meglio identificati.

Quanto più l’etica si costituisce e si rafforza — come il non detto e non scritto del linguaggio e del ’politico’ —, tanto più i problemi veri della vita acquistano la loro oggettiva storicità e occupano un posto nevralgico nell’esistenza storica degli uomini, della società e del mondo.

Gabriella Bianco

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