L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE VERBALE

A VOLTE BASTA UNA PAROLA.

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Probabilmente l’uso delle chat, dei telefonini e degli sms hanno contribuito parecchio a isolarci e ad aver abbandonato ogni forma di comunicazione diretta e personale. Oggi si comunica nascondendosi dietro una forma nuova di anonimato che non ci consente di guardare negli occhi l’interlocutore e di non poter cogliere un rossore sul viso, uno sguardo basso o qualsiasi altra forma di trasmissione psicologica di chi si ha di fronte.

cms_936/GIULIA_03n-620x350.jpgHo necessità di incontrare il mio medico di famiglia. Quando arrivo l’anticamera è già piena di gente. Chiedo chi fosse l’ultimo arrivato per accodarmi nell’attesa. Un giovanotto, bruno, alto e ben curato mi risponde a voce bassa. Lo inquadro e attendo pazientemente il mio turno. Passano i minuti e decido di andare sul balcone a fumarmi una sigaretta. Mi raggiunge il giovanotto arrivato prima di me chiedendomi di accendere. Mi chiede da quanti anni fumo e, vergognandomene, racconto che sono dipendente dal fumo da oltre 50 anni.Volontariamente mi racconta che lui è in una comunità di recupero per uso e spaccio di droga più qualche altro “piccolo” reato. Capisco che abbia voglia di parlare. Non entro nei particolari ma, guardandolo negli occhi, mi accorgo che non può avere più di vent’anni. A prima vista potrebbe fare il modello, il tronista o l’attore di fotoromanzi. Non mi va di fare il vecchio saccente che vorrebbe, ad ogni costo, dare dei consigli. Mi permetto chiedergli semplicemente se in comunità si trova bene. Spontaneamente incomincia un racconto della sua breve vita.

cms_936/images_(1).jpgA soli 14 anni, dice, ha cominciato a bucarsi e che è entrato nel tunnel della droga. Mi sembra sincero. Vorrebbe smettere e spera che con l’aiuto dei medici possa venirne fuori. Sembra seriamente intenzionato nella sua scelta. Lo rincuoro raccontando che un pò tutti noi, da giovani, abbiamo commesso degli errori. Mi invento che anche io, da ragazzo, mi ero avvicinato pericolosamente all’alcool e che per mia fortuna, grazie alla nascita dei miei due figli ero riuscito a venirne fuori. Mi guarda stupito. Noto nei suoi occhi un certo interesse. Da vecchio attore teatrale consumato decido così di continuare nella recita. Con fare sicuro ma confidenziale, gli confesso che pur essendo, in passato, riuscito a vincere l’alcolismo non ero assolutamente stato capace, in tutta la mia vita, di togliermi il vizio del fumo. Gli racconto che probabilmente non avevo mai trovato la forza di farlo in quanto debole e per niente convinto di quest’ultima decisione. Tiro fuori il mio pacchetto di sigarette, gliene offro una, ammettendo con forza la mia stupidità. Finalmente lo vedo ridere. Tiro fuori l’asso dalla manica facendogli un sacco di complimenti per il suo look molto curato ed eccentrico. Mi ringrazia per il complimento e nel tentativo di farlo riflettere esordisco dicendo che ognuno di noi è padrone del proprio destino. Sperando che il mio interlocutore non sappia le lingue nel mio pessimo inglese recito :...where there is a will, there is a way. Il giovanotto mi guarda esterrefatto e mi chiede cosa abbia voluto dire. Con voce ferma ribadisco. “Volere è potere”. Non voglio convincerti, ma io, per esempio, sono affetto da tabagismo cronico e quantunque i medici continuino a vietarmelo, non penso di aver più molta forza di volontà. Sono vecchio e fallito ormai, aggiungo.

cms_936/download.jpgLa situazione si ribalta all’improvviso. Mi sembra di rivivere il giuoco delle parti di Pirandelliana memoria. E’ lui che stavolta mi rincuora raccontandomi che dovrei essere fiero di aver lasciato l’alcool da diversi anni. Colgo la palla al balzo. Tossisco spudoratamente e guardandolo negli occhi esclamo:...avessi la tua età, quante cose rivedrei della mia vita, ammetto i miei errori ma purtroppo è troppo tardi...! L’assistente sociale, che si era fermata in sala d’attesa, lo richiama avvertendolo che è arrivato il suo turno. Spegne la sua sigaretta, mi saluta con una virile stretta di mano e prima di rientrare mi guarda dritto negli occhi e sussurra: professore, devo farcela...sono giovane...glielo prometto.Spero proprio che queste quattro chiacchiere possano rappresentare, per entrambi, un momento veramente importante.

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