L’EVOLUZIONE DEL LINGUAGGIO FUMETTISTICO

L’esempio della storia “Area 15” di Roberto Gagnor

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Se si prova a cercare la parola “fumetto” su Internet o sulle enciclopedie ci si imbatte nella seguente definizione: “medium con un proprio linguaggio formato da più codici, costituiti principalmente da immagini e testo che generano una narrazione”. Come giustamente nota chi consulta Wikipedia, il termine deriva dai baloon, che richiamano le nuvolette di fumo. Erroneamente si pensa che il fumetto sia nato verso la metà del secolo scorso, negli Stati Uniti. In realtà le cose non stanno esattamente così. Se si scava nella Storia si trovano tantissimi esempi di fumetto: le pitture rupestri o i geroglifici sono l’esemplificazione ideale. La rappresentazione delle immagini nasce da un’esigenza comunicativa: si doveva far capire nella maniera più immediata e chiara possibile ciò che si voleva dire.

Il fumetto è arte, dunque. E in quanto arte, come fa notare il disegnatore Roberto Vian in un’intervista dell’anno scorso a Telebelluno, è anche tecnica. A primo impatto questi due aspetti potrebbero sembrare sconnessi tra loro, addirittura antitetici, ma se si segue la radice greca della parola “arte” si trovano facilmente dei collegamenti con la “tecnica”. E la tecnica va coltivata, come è stato coltivato il linguaggio fumettistico nel corso dei secoli. In epoca moderna, eccezion fatta per il giudizio retrogrado che relega i fumetti alla cultura nerd, in giro per il mondo si trovano vari esempi di fumetti “evoluti”: in America i comic book, in Giappone i manga e in Europa anche le graphic novel. Tutti modi per rappresentare delle storie che, in un modo o nell’altro, riflettono la realtà.

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In Italia il fumetto trova la sua massima espressione nelle storie pubblicate sul libretto Topolino. Tra le migliaia lette dal sottoscritto, è stata scelta Area 15, uscita verso la fine di aprile. In un articolo pubblicato su Specialinguaggi, lo sceneggiatore di questa storia, Roberto Gagnor, analizza ottimamente come il linguaggio utilizzato nei fumetti si sia adattato alla perfezione a quello che è il nuovo pubblico giovanile, più “moderno” e “impacciato” nel comunicare determinate situazioni. Anche il fumetto ha compiuto questa necessaria metamorfosi, dotando di potenza comunicativa persino superiore a un comune scambio di battute le vignette senza dialoghi. Gli affezionati al fumetto Disney avranno notato come Topolino cambi restando uguale a se stesso: la forma non si rinnova ma il contenuto sì, poiché la cultura di massa vuole il cosiddetto “moderatamente nuovo”.

“In una delle storie della serie Area 15, notiamo come la fusione di parole e immagini dia un effetto espressivo e narrativo diverso dalla semplice immagine o dal semplice dialogo – scrive Gagnor – in questa storia il protagonista Qua affronta una cotta adolescenziale, condivisa con il fratello Qui, cosa che lo fa soffrire. Ma, allo stesso tempo, si chiede se la ragazza per la quale ha una cotta, Vanessa, lo ricambi”. Già qui è possibile notare un fenomeno inedito: l’immedesimarsi nel più comune e complicato problema dei teenager. “Qua cerca di comunicare tutto allo zio Paperino, che però è di guardia al Deposito di Paperon de’ Paperoni”. Paperino appare molto deconcentrato dal discorso del paperotto, che quindi comprende quanto sia difficile comunicare davvero.

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“È davvero faticoso andare oltre le barriere del linguaggio stereotipato, finto, inutile, della maggior parte delle nostre comunicazioni quotidiane e dire per davvero qualcosa di importante, doloroso, vero – continua lo sceneggiatore, in un’analisi dei tempi odierni tanto reale quanto profonda – per questo ho deciso che tutta la prima parte della storia sarebbe stata senza dialoghi, perché nessuno dice cosa prova, non si comunica davvero”. Quando, però, i dialoghi si ripresentano, tutto cambia: è davvero difficile non trovare analogie con il difficile periodo della quarantena, nonché scorgere un grande insegnamento. “Questa storia è uscita in pieno lockdown, io naturalmente l’avevo scritta mesi fa, senza sapere di come le nostre vite sarebbero state stravolte – prosegue Gagnor – ho cercato semplicemente di essere universale, di raccontare qualcosa che riguardasse tutti noi: crescere è un’avventura difficile”.

Cambiare fa sempre un po’ paura, anzi, ogni cambiamento che si rispetti porta con sé un certo carico di ansia. Il fumetto, con il suo linguaggio in continua evoluzione, dimostra come è possibile far fronte alle trasformazioni senza snaturarsi. Area 15 è una storia della quale si consiglia il recupero e la lettura, poiché tremendamente attuale: al di là del bel messaggio che veicola, è la rappresentazione perfetta di come il fumetto italiano abbia saputo reiventarsi. E di come l’arte possa evolversi senza perdere la propria aura leggendaria.

(si ringraziano Roberto Gagnor e la Disney Panini, articolo completo: https://specialinguaggi.accademia-aliprandi.it/2020/06/26/buona-fortuna-qua-il-rapporto-tra-parole-e-immagini-e-il-linguaggio-giovanile-nel-fumetto-disney-di-oggi-di-roberto-gagnor/)

Francesco Bulzis

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