L’ECONOMIA DELLA COLLABORAZIONE TRA RECIPROCITÀ E PROFITTO – PARTE II^

L’iniziale orientamento alla relazione sociale tende a trasformarsi in generazione di revenues

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Capitolo 4: La Sfera dell’Innovazione. Gli autori fanno riferimento al ruolo crescente che l’innovazione ha assunto nell’ambito dell’economia a seguito della rivoluzione industriale. L’innovazione ha anche una sua dimensione locale, come dimostrato dalla teoria dei distretti. A questo tipo di innovazione “tradizionale” l’economia della collaborazione ne aggiunge un’altra, la “crowd innovation”, che consiste nell’apporto che le persone danno alla risoluzione di problematiche produttive e alla introduzione di nuovi e più creativi sistemi di generazione di valore. Con riferimento alla dimensione dell’innovazione collaborativa, gli autori individuano le seguenti tipologie di innovazione:

  • Modello dell’open innovation: è un modello nel quale la produzione di innovazione avviene sia utilizzando le risorse interne delle organizzazioni produttive, sia utilizzando le risorse esterne. Tale modello è usato sia nel settore for profit che nel settore no profit, ovvero nell’ambito dei modelli di innovazione sociale.
  • Le invenzioni collettive: processi di innovazione nei quali partecipano un insieme di imprese ed organizzazioni derivanti dalla diffusione delle informazioni e dal vantaggio derivante dalla condivisione di piccole innovazioni marginali che nel complesso possono significativamente migliorare l’innovazione tecnologica.
  • Le comunità di open innovation: sono modelli di innovazione molto diffusi nell’ambito della produzione del software. In questo caso non vi sono incentivi di mercato, quanto piuttosto la partecipazione all’innovazione avviene per motivazioni intrinseche o di carattere reputazionale. Esempi di questo genere sono Linux ed i sistemi informatici realizzati attraverso la licenza General Public License-GPL.
  • L’innovazione libera e la democratizzazione delle invenzioni: è un fenomeno molto ampio e complesso, che richiede tuttavia un’ampia capacità di innovativeness da parte dei consumatori. Infatti, in questo caso, essi riescono a modificare dei prodotti che sono stati realizzati attraverso dei sistemi di produzione di massa per renderli più personalizzati introducendo delle significative innovazioni. I free innovator possono in seguito condividere queste informazioni attraverso i social e consentire anche ai produttori di apportare le medesime modiche in fase di industrializzazione.

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I modelli dell’innovazione collaborativa.

Capitolo 5: La Sfera del Consumo, della Produzione e dei Servizi. È un capitolo centrale del libro, nel quale gli autori identificano delle piattaforme collaborative digitale come esempi della sharing economy. Con alla dinamica del consumo collaborativo, gli autori considerano quattro diverse dimensioni ovvero:

  • Lo scambio di beni: avviene generalmente nella forma della donazione o del prestito e quindi mediante una forma di reciprocità generalizzata oppure parziale. Beni poco utilizzati vengono donati a persone che ne hanno maggiore necessità di utilizzo. Peerby è un servizio nato ad Amsterdam nel 2012 grazie al quale è possibile prestare utensili a persone che abitano nel medesimo quartiere mediante un’app.
  • La mobilità ovvero car sharing vs car pooling: c’è una distinzione significativa tra car pooling e car sharing. Infatti, nel primo gli utenti della piattaforma collaborano nel sostenere i costi di un viaggio o di uno spostamento e vi è quindi un elemento di reciprocità parziale, con costruzione di legami sociali deboli. Un esempio tipico di car pooling è BlaBlaCar. Nel car sharing, invece, i consumatori acquistano semplicemente un servizio ovvero affittano un’automobile senza cooperare che nessun altro utente e senza fare riferimento alla reciprocità.
  • La coabitazione: è il caso di Airbnb e di CouchSurfing. Attraverso l’utilizzo di Airbnb gli utenti dichiarano di avere dei vantaggi ulteriori rispetto all’utilizzo dei sistemi tradizionali di alloggio in camere di albergo grazie alla possibilità di un clima più informale. Inoltre, gli utenti di Airbnb possono anche contare sulle informazioni degli host per poter esplorare il territorio in modo più efficace.
  • Il consumo di cibo: si è sviluppato mediante gli strumento del social eating. Il social eating è nato in Francia, in UK e anche in Italia grazie ad applicazioni che consentono ai cuochi di cucinare a casa delle persone a seguito di prenotazione. In Italia ha avuto molto successo la piattaforma Gnammo che consente alle persone di organizzare dei pranzi e delle cene tra sconosciuti. Tuttavia, esiste un meccanismo di reputazione dovuto ai feedback che gli utenti scrivono nella piattaforma.

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Relativamente alla produzione, gli autori fanno riferimento all’open source, all’open manufacturing e all’open design. La produzione collaborativa avviene anche attraverso le varie forme di crowdsourcing ampiamente utilizzate in ambito informatico. Infine, con riferimento all’utilizzo delle piattaforme collaborative nel settore dei servizi, vi è la possibilità di utilizzare strumenti come TaskRabbit per costruire relazioni tra lavoratori, Amazon Mechanical Turk per lo svolgimento di micro-mansioni, varie banche del tempo digitali che consentono di sviluppare forme di vicinato digitale.

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I^ Parte

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Angelo Leogrande

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