L’ARTE DI CHUCK CLOSE IN MOSTRA A RAVENNA

Il genio prosopagnosico tra mosaico e fotografia

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Il prossimo 5 ottobre sbarcherà al MAR (Museo d’Arte della Città di Ravenna) l’attesissima mostra dell’artista statunitense di fama internazionale Chuck Close. L’appuntamento, organizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Edison, si svolgerà nell’ambito della VI edizione 2019 della Biennale di Mosaico Contemporaneo.

L’artista divenne famoso tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, grazie ai suoi dipinti in scala monumentale dalla riproposizione di scatti fotografici, oltre che ai suoi autoritratti e ritratti. Nel tempo ha esplorato un’ampia gamma di tecniche pittoriche, grafiche e fotografiche, tessili e, negli ultimi anni, musive, innovando il panorama artistico internazionale con soluzioni linguistiche e formali originali e di grande impatto, in una instancabile ricerca di possibilità di presentazione del volto umano. Tutto ciò a dispetto della patologia cognitiva che lo affligge, la prosopagnosia, un disturbo cognitivo che causa deficit nel riconoscimento delle identità. Close ha saputo dunque sfruttare a suo vantaggio, per creare arte, anche un condizione apparentemente e clinicamente deficitaria, dando vita ad uno stile del tutto unico.
In questa sua continua esplorazione di tecniche e di media, Chuck Close giunge al mosaico a seguito del coinvolgimento nel progetto artistico per la Metropolitana di New York. È dal 1985, infatti, che il programma di arte pubblica coordinato dal dipartimento Arts & Design dell’Autorità di Trasporto Metropolitano si occupa dell’installazione di opere d’arte permanenti nei passaggi sotterranei e nelle stazioni della rete cittadina. Dal 2017 le dodici opere della serie Subway Portraits, ritratti di importanti figure dell’arte, della musica e della cultura tra cui Cecily Brown, Philip Glass, Zhang Huan, Alex Katz, Lou Reed, Cindy Sherman e Kara Walker, sono ammirate da chi transita nella stazione Second Avenue-86th Street di New York City.

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La mostra organizzata dal MAR è suddivisa in due sezioni. La prima è dedicata all’ultima serie di opere a mosaico, realizzate, nel corso di quest’ultimo anno, in collaborazione con Mosaika Art and Design di Montréal (Canada) e Magnolia Editions di Oakland (California). Il percorso espositivo presenta sette opere in mosaico di grandi dimensioni, tra cui due autoritratti e i ritratti del noto musicista, cantautore e poeta Lou Reed e di colleghi artisti e amici come Lucas Samaras e Lorna Simpson. La particolarità delle opere in mostra, è quella di riproporre nei materiali tipici del mosaico, quali smalti, vetri e ceramiche colorate, quella ampia gamma di sperimentazioni tecniche e linguistiche che è cifra stilistica dell’artista.

Ad accompagnare i mosaici, e in una relazione coerente con i processi di lavorazione degli stessi, la prima parte della mostra espone una selezione di opere che ben rappresentano l’interesse di Chuck Close nei confronti di altre tecniche extra-pittoriche. Ne sono esempi le fotografie polaroid, a colori e in bianco e nero, gli arazzi lavorati su telaio jacquard, un tappeto in seta intessuto a mano, una preziosa stampa pochoir in 165 colori e un suggestivo autoritratto ottenuto con pittura a olio distribuita a mano per mezzo di stampi in feltro.

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La seconda sezione di mostra documenta, con materiali video e fotografici, il lavoro svolto dai laboratori Mosaika Art and Design e Magnolia Editions per la realizzazione dei mosaici della stazione Second Avenue-86th Street di New York. Un lavoro che ha visto i due laboratori impegnati in un processo di invenzione e di elaborazione di soluzioni inedite dal punto di visto tecnico e dei materiali, nella messa a punto delle tipologie di mosaico più adatte a tradurre le estetiche delle opere di Chuck Close.

Massimo Favia

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